Per aiutare le piccole banche serve di più

Redazione

Il governo rispolvera le Dta, ma il loro utilizzo rischia di essere fatica sprecata

Il governo italiano ha approvato nel decreto “Rilancio” alcune misure per incentivare il salvataggio di piccole banche con un totale di attivi inferiore a 5 miliardi di euro e che siano in liquidazione amministrativa obbligatoria. Tale incentivo consiste nella possibilità di convertire alcune voci di bilancio – le imposte differite (Dta) – in crediti d’imposta in modo da rendere più conveniente a un gruppo terzo di acquistare la banca che è andata in liquidazione. Ebbene, non è la prima volta che si prova questa strada per il salvataggio dei piccoli istituti decotti che, però, in passato ha incontrato più di un ostacolo in sede di Commissione europea. Giusto un anno fa il governo gialloverde aveva cercato di utilizzare le Dta per agevolare – attraverso il decreto “Crescita” – la nascita di un polo bancario nel sud d’Italia che avesse come soggetto catalizzatore la Banca popolare di Bari, il cui salvataggio si trovava in un’impasse. Ma poi non se n’era fatto più nulla proprio per le valutazioni negative dei tecnici della Dg Competition (anche per questo motivo lo scorso ottobre si è aperta la strada del commissariamento e la decisione di far intervenire il Mediocredito centrale per la ricapitalizzazione).

 

Nell’attuale crisi, il governo riscopre le Dta sperando in una maggiore elasticità nella valutazione da parte della Commissione che per combattere il Covid ha allentato le regole sugli aiuti di stato ma è pronta a reintrodurle non appena l’emergenza sarà superata. Può darsi che ci riesca, ma considerando il beneficio massimo che si può attivare con le Dta – 100 milioni di euro – gli analisti bancari ritengono che questo schema sia destinato ad avere scarsa rilevanza nel panorama delle banche medio-grandi. D’altro canto potrebbe essere un “aiutino” per la Pop Bari, il cui fabbisogno per l’aumento di capitale nel frattempo continua ad aumentare (si vocifera sia vicino a 1,6 miliardi), il che rende ancora più oneroso l’esborso per il Fondo interbancario (Fitd), che affianca il Mediocredito nel salvataggio della banca barese al quale, però, sempre la Commissione avrebbe chiesto di non superare i 500 miliardi di esborso in quanto istituto pubblico.

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