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Il virtuosismo dell’Italia sulle bollette smonta altre balle sulla nostra povertà

Toh, abbiamo una percentuale di famiglie in arretrato con le bollette molto più bassa di tanti altri paesi: siamo quasi a livello della Svizzera

25 Gennaio 2020 alle 06:15

Il virtuosismo dell’Italia sulle multe smonta altre balle sulla nostra povertà

Secondo un recente comunicato dell’Eurostat la percentuale di famiglie italiane che nel 2018 ha avuto arretrati nel pagamento delle bollette è molto bassa, pari al 4,5 per cento: un dato significativamente inferiore non solo alla media europea (6,6 per cento) ma anche alle percentuali di importanti nazioni come Spagna (7,2 per cento), Francia (6,4 per cento) e Regno Unito (5,4 per cento). Naturalmente questo tipo di dati socioeconomici, in cui il nostro paese tende a fare una “migliore figura” rispetto ad altri non ha praticamente avuto alcuna eco sui media italiani, che tendono invece d’abitudine a privilegiare notizie negative sulla nostra economia, di taglio catastrofista o declinista, o a enfatizzare numeri attraverso i quali vengono ulteriormente stigmatizzate nostre cattive abitudini o inadempienze.

 

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Le bollette arretrate rientrano tra le cosiddette nuove statistiche di deprivazione a cui abbiamo recentemente già dedicato un articolo su queste colonne (“Balle e povertà”, il Foglio, 25 ottobre 2019). In tale articolo, tra l’altro, si segnalava che la percentuale di deprivazione materiale e sociale in Italia (12,6 per cento di individui con 5 o più indici di disagio su 13 complessivi) era nel 2018 praticamente sugli stessi livelli della Francia (12,5 per cento), con il Nord Ovest Italia (7,7 per cento) in linea con la Germania (7,5 per cento) e il nostro Nord Est (4,5 per cento) addirittura meno deprivato di Austria (5,6 per cento) e Svizzera (5,5 per cento).

 

E’ interessante rilevare che questi nuovi indici di disagio sociale appaiono spesso disallineati da altri con cui spesso essi vengono comparati o messi in combinazione, ad esempio la percentuale di popolazione a rischio di povertà, che l’Eurostat calcola sulla base di una soglia pari al 60 per cento del reddito mediano di ciascun paese. Clamoroso è il caso della Grecia, che presenta nel 2018 una percentuale di popolazione a rischio di povertà molto basso (18,5 per cento) rispetto a quella dell’Italia (20,3 per cento), per non parlare del Sud Italia (33 per cento) o delle nostre Isole (che toccano addirittura il 37,3 per cento). La contraddizione tra rischio di povertà e deprivazione materiale e sociale appare evidentissima considerando che quest’ultima è molto inferiore non soltanto in Italia (12,6 per cento) ma anche nel Mezzogiorno (Sud 22,4 per cento; Isole 22 per cento) rispetto alla Grecia (33,9 per cento!). Inevitabilmente viene dunque da chiedersi che significato reale e attendibilità possano avere tante statistiche circolanti sulla povertà, pur strombazzate con faciloneria nei dibattiti. Infatti, dovrebbe esistere una ovvia correlazione tra il rischio di povertà misurato in termini monetari, da un lato, e l’impossibilità di soddisfare certi consumi di base o l’essere in condizioni di particolare disagio economico (tipo gli arretrati nelle bollette), dall’altro lato. Correlazione che in questo raffronto Grecia-Italia sembra però saltare completamente.

 

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La stessa mancanza di correlazione emerge se ci confrontiamo con due Paesi dell’Est Europa come Bulgaria e Romania. Infatti, la percentuale di popolazione a rischio di povertà è clamorosamente piuttosto simile tra Italia (20,3 per cento), Bulgaria (22 per cento) e Romania (23,5 per cento). Ma la percentuale di popolazione italiana deprivata (12,6 per cento) è decisamente inferiore a quella bulgara (34,3 per cento) o rumena (42,6 per cento). Dunque, ciò dimostra che “essere a rischio di povertà” in Italia fa indubbiamente molto tema da talk show ma quantomeno non significa affatto essere così deprivati come lo sono i cittadini greci, bulgari o rumeni. D’altronde, analogie simili si riscontrano anche se ci rapportiamo con Paesi più avanzati di quelli testé citati. Si pensi, ad esempio, alla Francia che presenta un rischio di povertà (13,4 per cento) molto più basso del nostro ma un indice di deprivazione praticamente uguale a quello italiano.

 

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Insomma, gli indicatori di deprivazione restituiscono l’immagine di un’Italia un po’ meno povera e sgangherata. Abbiamo una percentuale di famiglie in arretrato con le bollette molto più bassa di tanti altri Paesi: siamo quasi a livello della Svizzera. E persino in un paese che nell’immaginario è popolato di persone che cercano sempre di non pagare il biglietto come il Portogallo la percentuale di famiglie in arretrato con le bollette (4,5 per cento) è inferiore a quella di nazioni nordiche come Finlandia (7,5 per cento) o Danimarca (5,1 per cento).

Marco Fortis

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