La recessione tedesca cambierà l'Europa

Redazione

Ordini alle imprese e produzione industriale calano più delle attese

La Germania sta ancora lottando per evitare di entrare in recessione. Due dati macro, emersi nel giro di pochi giorni, dicono che il rallentamento della crescita globale innescato dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina continua a riflettersi in modo negativo sulla più grande economia europea. Nel mese di ottobre gli ordini pervenuti alle fabbriche tedesche sono diminuiti dello 0,4 per cento, a fronte di una attesa di crescita dello 0,4 per cento, e si sono contratti del 5,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2018. Inoltre, la produzione industriale è calata dell’1,7 per cento su base mensile e del 5,3 per cento su base annua. E anche in questo caso i risultati hanno deluso le aspettative. “La guerra dei dazi e la debolezza del settore automobilistico hanno messo l’industria tedesca in una morsa dalla quale non sarà facile uscire”, ha dichiarato a Bloomberg l’economista di Ing, Carsten Brzeski. A destare particolare preoccupazione è la contrazione della domanda di beni strumentali che viene da fuori l’area euro, mentre proprio gli ordini all’ingrosso all’interno del blocco valutario hanno impedito un calo ancora più marcato. Tutto questo suggerirebbe che l’economia tedesca è destinata a rimanere ferma finché non ci sarà una ripresa del commercio mondiale, cosa non facile da prevedere considerato che, se da un lato ci sono segnali di un possibile accordo tra Stati Uniti e Cina, dall’altro il presidente Donald Trump potrebbe aprire nuovi fronti di conflitto, e non è ancora chiaro quale sarà l’evoluzione dei dazi sulle auto europee. Finora il buon andamento delle esportazioni e dei consumi ha aiutato la Germania a evitare la recessione, ma per quanto tempo? Sia il governo tedesco che la Bundesbank hanno tagliato le stime di crescita per il 2020, dal precedente 1,5 per cento all’1 per cento (ma altri istituti tedeschi vedono un’espansione del pil vicina a mezzo punto percentuale). Secondo alcuni analisti questo potrebbe essere il segnale che un sostegno all’economia non tarderà ad arrivare considerato che il ricorso alle politiche fiscali, più volte sollecitato anche dalla nuova presidente della Bce, Christine Lagarde, non è più un tabù per il governo di Berlino.

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