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L’umanità è la migliore difesa dell’indipendenza dei banchieri

Il dilemma dei governatori: con un rallentamento della crescita in corso dovranno allentare la politica monetaria come richiede il loro mandato proprio per rimediare ai problemi prodotti dalla politica

25 Agosto 2019 alle 06:20

L’umanità è la migliore difesa dell’indipendenza dei banchieri

L’indipendenza della banca centrale è tornata a fare notizia, ha scritto l’ex governatore della banca centrale indiana Raghuram Rajan su Project Syndicate. Rajan ha provato di persona cosa vuol dire l’ingerenza prepotente della politica sui banchieri perché nel 2016 è stato licenziato dal premier indiano Narendra Modi. Il tema terrà banco al meeting di Jackson Hole, appuntamento del gotha della finanza dove a fare gli onori di casa sarà Jerome Powell, il presidente della Federal Reserve bullizzato sistematicamente da Donald Trump. Secondo Rajan, saranno i banchieri centrali a sistemare i disastri economici dei politici populisti, anche se così facendo rischiano di mettere a rischio l’indipendenza delle istituzioni piegandosi alla politica.

 

Ecco come si è arrivati a questo punto. Temendo il ripetersi dell’alta inflazione dei primi anni Ottanta, i politici hanno lasciato ampio spazio ai banchieri e non hanno quasi mai interferito pubblicamente nelle loro azioni. “Ma ora – dice Rajan – tre sviluppi sembrano aver distrutto questa intesa nei paesi. Il primo è la crisi finanziaria globale del 2008. Anche se i banchieri centrali sono riusciti a creare un’aura ancora più potente attorno a loro dando una forte risposta alla crisi, da allora i politici sono tornati a risentirsi nel condividere il palco con questi salvatori non eletti. E i banchieri centrali sono così diventati ostaggi dell’aura di infallibilità che hanno contribuito a evocare”. Quando il pubblico crede che i banchieri abbiano i superpoteri, i politici si chiedono infatti perché quei poteri non vengano utilizzati per soddisfare i loro desideri. “Negli ultimi anni – aggiunge Rajan – molte Banche centrali hanno cambiato il loro approccio comunicativo, passando da espressioni da oracolo a una politica di piena trasparenza. Ma dalla crisi, molte delle loro previsioni pubbliche di crescita e inflazione non si sono avverate. Che queste siano state le migliori stime possibili al momento non basta. Che abbiano avuto torto è tutto ciò che conta”. Quindi agli occhi dei politici i banchieri non sono riusciti a prevenire la crisi finanziaria senza pagarne dazio, non riescono a rispettare il loro mandato e sembrano non sapere nulla di più del resto del mondo sui destini dell’economia. “Non sorprende che i leader populisti siano tra i più infuriati con le Banche centrali. I populisti – dice Rajan – credono di avere un mandato dal ‘popolo’ per strappare il controllo delle istituzioni dalle ‘élite’, e non c’è niente di più elitario degli economisti che parlano in gergo e si incontrano periodicamente a porte chiuse in luoghi come Basilea, in Svizzera. Per un leader populista timoroso che una recessione possa far deragliare la sua agenda e offuscare la sua immagine di infallibilità, la banca centrale è il capro espiatorio perfetto”.

 

Purtroppo i banchieri, dalla Fed alla Banca centrale europea, si trovano in una condizione problematica: con un rallentamento della crescita in corso dovranno allentare la politica monetaria come richiede il loro mandato proprio per rimediare ai problemi prodotti dalla politica. E così “sebbene la banca centrale sia ancora autonoma, diventa effettivamente un seguace-dipendente dei politici”. Anzi addirittura potrebbero incentivare i governi ad avventurarsi in politiche spericolate perché tanto saranno sempre le banche centrali a salvare l’economia in caso di necessità. “Peggio ancora, i leader populisti potrebbero erroneamente ritenere che la banca centrale possa fare di più per salvare l’economia dai loro errori politici di quanto non possa effettivamente fare. Tali equivoci potrebbero essere molto problematici”. Cosa possono dunque fare i banchieri centrali per divincolarsi? “Soprattutto, devono spiegare il loro ruolo al pubblico e perché non si tratta semplicemente di spostare i tassi di interesse su o giù per capriccio – consiglia Rajan – Powell è stato trasparente nelle sue conferenze stampa e nei suoi discorsi, oltre che onesto sulle incertezze dei banchieri centrali riguardo all’economia. Demolire la mistica che circonda la banca centrale potrebbe esporla agli attacchi a breve termine, ma pagherà a lungo termine. Prima il pubblico capirà che i banchieri centrali sono persone comuni che fanno un lavoro difficile con strumenti limitati in circostanze difficili, tanto meno si aspetteranno che la politica monetaria corregga magicamente gli errori dei politici eletti. Potrebbe essere la migliore forma di indipendenza in cui i banchieri centrali possano sperare”.

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