Il rapporto europeista dell'Ice bocciato dal governo fa esplodere l'Ice

Giuseppe De Filippi

Mise vs Istituto per il commercio estero per un documento troppo a favore della Commissione Ue. Dimissioni in massa (anche Onida)

Roma. Fugone di economisti, studiosi, esperti di commercio internazionale, dal comitato editoriale dell'Ice. Non lascia, indignato, solo il presidente del comitato, Fabrizio Onida, professore emerito alla Bocconi e per anni alla guida dell'Istituto per il commercio estero, ma vanno via proprio tutti i membri del board editoriale. L'Ice sovranista fatevelo da soli, senza le nostre firme, dicono, a voler sintetizzare, gli esperti che avevano redatto il 34esimo rapporto annuale sul commercio italiano nel mondo, seguendo le tecniche abitualmente usate per le relazioni dei grandi centri di ricerca internazionali e delle principali agenzie mondiali, con standard di alto livello accademico.

  

Troppo accademico e forse di troppo alto livello per il presidente indicato dal governo del cambiamento, Carlo Maria Ferro, cresciuto all'Iri e poi passato a Finmeccanica e quindi arrivato a St Microelectronics dopo la confluenza in essa della Sgs Thomson controllata dalla holding pubblica sopravvissuta alla liquidazione dell'Iri, quindi vicepresidente di Assolombarda tra il 2017 e il 2019 e con qualche esperienza di insegnamento universitario, in forma di testimonianza di ciò che aveva appreso sul campo, alla Luiss, esperienza che, evidentemente, non ha accresciuto la sua stima per gli occasionali colleghi. Disistima di cui è stato appena ricambiato con le defezioni in massa. Le sue intenzioni, dicono all'Ice, non erano punitive, ma voleva solo cambiare lo stile della relazione, trasformandola in uno strumento di comunicazione, in qualcosa di veloce consultazione e di immediata trasposizione giornalistica.

  

I professori che hanno abbandonato l'Ice parlano invece di furia presidenziale contro un documento troppo esposto a favore della Commissione europea, delle cui politiche avrebbe proposto una specie di apologia. C'è da credere a queste spiegazioni, perché, mettetevi nei panni di Ferro, la relazione dovrà essere presentata martedì al pubblico con in prima fila il ministro competente del settore (assieme a quello degli esteri) e cioè Luigi Di Maio. E va bene che adesso i grillini sono diventati entusiasti sostenitori non tanto della figura politica di Ursula von der Leyen, ma, come hanno detto, non proprio delle sue idee e della sua agenda politica. Insomma, alla luce della recente folgorazione europeista del suo ministro di riferimento forse il presidente dell'Ice avrebbe fatto bene a lasciare la relazione com'era, anziché mettersi una specie di gilet giallo fuori stagione.

  

Certo c'è l'altro vicepresidente, Matteo Salvini, che conta assai ed è rimasto fiero anti-europeista. E quindi magari almeno lui sarà contento leggendo le veloci quattro paginette informative sull'attività dell'Ice e sulle prospettive del commercio estero, senza remore legate al tentativo di entrare nella nuova maggioranza europea. Il clamore delle dimissioni in massa rende comunque stuzzicante politicamente e mediaticamente una presentazione che di solito conquistava a fatica qualche pezzettino tirato via. Questa volta c'è da stare a vedere cosa produrranno gli estensori chiamati in corsa a rimaneggiare il documento giudicato troppo europeista. La linea dovrebbe essere quella delle relazioni recenti affidate a nominati dall'attuale governo. Documenti ormai proverbiali, come quello in cui l'autorità garante della concorrenza si è dilungata contro la concorrenza, e quella in cui il responsabile dei controlli sulle società e sulla Borsa ha toccato tutti i temi dell'economia mondiale, con qualche incursione nella storia della filosofia, escludendo però tutto ciò che riguardava la sua attività istituzionale. La curiosità è alta. Applicando questo schema e contrastando le politiche europee (cioè del maggiore mercato di libero scambio al mondo) ci si potrà produrre in una relazione sul commercio estero dedicata fieramente all'autarchia.

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