Il governo fa cassa. Integrazione

Giuliano Cazzola

Il numero di ore di cassa integrazione straordinaria, autorizzate a giugno, è stato pari a 18,8 milioni, di cui 5,2 milioni per solidarietà. Il doppio rispetto allo stesso mese del 2018

Pochi giorni or sono eravamo rimasti sorpresi dai dati Istat sul mercato del lavoro nel mese di maggio. Francesco Seghezzi (uno dei giovani giuslavoristi più brillanti della scuola di Michele Tiraboschi che è solito commentare, alla loro pubblicazione, i dati Istat sull’occupazione nel Bollettino Adapt,  mediante dieci sintetici tweet),  aveva riassunto la situazione in un ultimo tweet lapidario. “In sintesi: dati buoni, probabile effetto estivo, ma con due soglie psicologiche (tasso occupazione e disoccupazione) importanti. Restano al palo i giovani”.

 

Le soglie psicologiche importanti si riferivano al tasso di occupazione che saliva al 59 per cento e a quello di disoccupazione che scendeva al di sotto del 10 per cento (come nel 2012). Emergeva tuttavia una contraddizione: come si spiegava un trend positivo dell’occupazione in un contesto economico non proprio brillante? In quelle stesse ore in cui gli esponenti della maggioranza stappavano bottiglie di Prosecco (per boicottare lo champagne di Macron)  la Confindustria, attraverso il suo Centro Studi, trasmetteva un flash sull’andamento dell’economia denso di preoccupazioni così sintetizzate: “L’economia italiana non decolla, penalizzata da tassi sovrani alti solo nel nostro paese: l'export è poco positivo, gli investimenti in flessione, i consumi non accelerano. Si addensano nubi sullo scenario internazionale e il commercio resta bloccato: nell'Eurozona preoccupa la fiducia e i mercati non aiutano, anche l’industria UK scivola, gli USA sono in frenata, la Cina tiene”. Ma la pubblicazione dell’Istat aveva un diverso segno. Colpa dei soliti rosiconi oppure erano necessari approfondimenti più ampi?

 

La prima obiezione riguardava la discrepanza temporale: le preoccupazioni di Viale dell’Astronomia riguardavano situazioni più recenti (ma pur sempre ravvicinate) di quelle attinenti al mese di maggio. Bastava però girare all’indietro la moviola delle analisi confindustriali, e risalire al flash dei primi giorni di giugno, senza trovare elementi che facessero pensare  ad un piccolo balzo in avanti dell’occupazione nonostante la stitichezza dell’economia. Scriveva, infatti, il Centro Studi: “L’economia italiana continua a galleggiare, tra consumi ancora fiacchi e investimenti solo in costruzioni. I tassi sono troppo alti, il credito in calo. L’export italiano tiene, frenato da un commercio mondiale a rilento, con gli USA a rischio frenata e la Cina che finora evita il rallentamento brusco. L’Eurozona cresce a fatica e la BCE resta espansiva, tenendo debole l'euro”.

 

Eppure i dati sull’occupazione erano di tutt’altro segno: la decrescita felice si era messa a produrre lavoro? Pur prendendo atto dell’exploit dei dati sull’occupazione (sia in termini di quantità che di qualità dei relativi rapporti) qualche osservatore si era premurato di andare più a fondo. È il caso di Enrico Giovannini già presidente dell’Istat e ministro del Lavoro, il quale fece notare che – nonostante i buoni risultati sull’occupazione e la disoccupazione – in termini di ore lavorate il Paese era ancora ben lontano dall’aver raggiunto i livelli pre-crisi.

 

Infatti, come ha notato Claudio Negro, le ore totali lavorate nel primo trimestre 2008 (prima dell'inizio delle crisi) erano state quasi 11,6 miliardi. Quelle del primo trimestre 2019 sono un po' sotto gli 11 miliardi (esattamente la differenza è di 555 milioni di ore). Per questo motivo, sosteneva Giovannini, tra le altre possibili considerazioni, occorreva tener conto anche dell’aumento delle ore di cassa integrazione in seguito alle numerose crisi industriali. Lupus in fabula. A giugno, infatti, sono aumentate le ore di cassa integrazione. Se quella ordinaria va tenuta sotto osservazione, è invece già preoccupante quella di carattere straordinario che interviene nei casi di riorganizzazione, riconversione e ristrutturazione aziendale, può durare per molti mesi e di solito annuncia degli esuberi.

 

Il numero di ore di cassa integrazione straordinaria, autorizzate a giugno, è stato pari a 18,8 milioni, di cui 5,2 milioni per solidarietà, rilevando un incremento pari al 99,8 per cento (praticamente il doppio) rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, che registrava 9,4 milioni di ore autorizzate. Nel mese di giugno, rispetto al mese precedente, l’aumento è risultato del 13,9 per cento. La diminuzione delle ore lavorate pro capite – secondo Negro – spiega due fenomeni, che altrimenti sarebbero incompatibili con una crescita occupazionale: la sostanziale stagnazione del pil, documentata e prevista; la stagnazione dei salari, che dal 2012 sono cresciuti soltanto dello 0,16 per cento annuo. A voler spulciare nei dati si può verificare anche lo scarso impatto sulla nuova occupazione (sostitutiva) prodotto da quota 100. Basta  mettere a confronto le scarse performance dell’occupazione giovanile con quelle degli over 50 che, depurati dai dati demografici, crescono dell’1,6 per cento.

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