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Flop dei consumi delle famiglie

Marco Fortis

L’assistenzialismo della SalviMaionomics non si sta traducendo in una ripresa. Guai

La stima preliminare dell’Istat di crescita congiunturale dello 0,2 per cento del Pil nel primo trimestre 2019 ha fatto esultare il governo Conte per la fine della recessione “tecnica” che aveva caratterizzato la seconda metà dello scorso anno. Ma la realtà, documentata dagli ultimi dati comparati diffusi dall’Eurostat, è che l’Italia sta tuttora vivendo una preoccupante stasi della sua economia sintetizzata da un solo, semplicissimo numero: la crescita tendenziale del nostro prodotto lordo rispetto al primo trimestre del 2018 è ferma a un misero più 0,1 per cento contro una crescita dell’Euro area dell’1,2 per cento. Con buona pace anche per gli indicatori di finanza pubblica che nel 2019-21 rischiano di sfuggire completamente di mano al nostro Paese mentre lo spread è tornato di nuovo sotto tensione per le spericolate dichiarazioni del vicepremier Salvini.

    

L’assoluta vaghezza ed inconcludenza della politica economica del governo giallo-verde, anche rispetto a un recente passato che era stato prolifico di buoni risultati, è tutta riassunta nel crollo degli investimenti delle nostre imprese. Infatti, la crescita tendenziale degli investimenti in macchinari e mezzi di trasporto in Italia si era spinta fino ad un massimo storico del 14,8 per cento anno su anno nel quarto trimestre 2016. Non era mai accaduto che gli investimenti delle imprese italiane raggiungessero e mantenessero ritmi così alti di aumento, anche nel confronto con la media dell’Euro area. Mentre con il governo giallo-verde nel quarto trimestre 2018 la crescita dei nostri investimenti tecnici è tristemente scesa sotto zero.

   

Confindustria ha diffuso nei giorni scorsi un dato che dimostra come la combinazione di superammortamento e Industria 4.0 varata dal governo Renzi con le Finanziarie 2015 e 2016 sia stata la politica industriale più efficace mai adottata in Italia da decenni. I soli investimenti Industria 4.0 effettuati dalle imprese nel 2017 sono ammontati a circa 10 miliardi di euro e per il 96 per cento sono stati effettuati da imprese con meno di 250 addetti, coinvolgendo dunque in modo capillare le nostre Pmi. Senza contare gli investimenti in macchinari tradizionali effettuati in regime di super-ammortamento, che hanno conosciuto anch’essi un boom senza precedenti. Con la SalviMaionomics la politica industriale è invece semplicemente scomparsa. Solo annunci, nessun risultato.

  

Ma la SalviMaionomics, tutta incentrata su misure assistenziali-pensionistiche di stampo elettorale, si sta traducendo anche in un preoccupante flop dei consumi delle famiglie. Il confronto con quanto è avvenuto negli ultimi anni è impietoso. Infatti, il più forte tasso tendenziale di aumento della spesa reale delle famiglie in Italia dall’inizio della moneta unica era stato toccato durante la massima spinta degli 80 euro e della crescita occupazionale indotta dalle decontribuzioni e dal Jobs Act, precisamente nel terzo e quarto trimestre 2015: un doppio più 2,3 per cento consecutivo di aumento dei consumi privati mai riscontrato nella storia della stessa Euro zona (che ha raggiunto una crescita tendenziale media leggermente più alta, pari a più 2,4, solo nel singolo quarto trimestre 2006). Mentre con il Governo Conte nel quarto trimestre 2018 siamo ora scesi ad un asfittico più 0,5 per cento, cioè ad una velocità dei consumi delle famiglie italiane che è la metà esatta di quella attuale dell’area euro.

  

E man mano che si concretizza la brusca frenata della nostra economia, paralizzata ormai da tre trimestri consecutivi durante i quali non sono stati presi provvedimenti adeguati per controbilanciare gli effetti di una crisi in gran parte autoindotta, cresce sempre di più il rimpianto per una solida ripresa sprecata, ormai definitivamente alle nostre spalle. In effetti, anche guardando ai dati annuali, quella del triennio 2015-17 era stata una ripresa sostanziosa, culminata nel 2017 in una crescita del Pil dell’1,6 per cento e del Pil pro capite dell’1,7 per cento: un trend positivo basato totalmente sul rilancio della domanda interna privata, senza fare alcun ricorso ai consumi della pubblica amministrazione, mantenuti invariati. Roba da manuale rispetto ai pasticci della SalviMaionomics.

    

I dati Eurostat parlano chiaro. Nel triennio 2015-17 il Pil pro capite dell’Italia ha avuto un tasso medio annuo composto di crescita (più 1,4 per cento) uguale a quello della Germania e superiore a quello della Francia (più 1,2 per cento). Non accadeva da una vita.

   

Se poi guardiamo ai consumi pro capite delle famiglie, nel triennio 2015-17 l’Italia ha messo a segno un tasso medio annuo composto di crescita dell’1,7 per cento, superiore non solo a quelli di Germania e Francia (più 1,2 per cento) ma anche a quello medio dell’area Euro (più 1,6 per cento). Nei sei trienni di vita della moneta unica non era mai accaduto che i consumi privati pro capite dell’Italia crescessero di più di quelli dell’Euro zona e il dato italiano del 2015-17 è stato anche il più alto in assoluto da quando esiste l’euro rispetto alla media di riferimento dei suoi Paesi membri.

    

L’altro importante risultato delle politiche attuate negli anni scorsi, come già detto, riguarda gli investimenti in macchinari e mezzi di trasporto. Infatti, nel triennio 2015-17, la crescita media annua composta dei nostri investimenti tecnici ha polverizzato ogni precedente record, anche in raffronto al dato medio dell’Euro zona, con un più 6,8 per cento che, per inciso, è più che doppio del dato della Germania. Non solo. Anche nel 2018, grazie alla positiva prima metà dell’anno, la spesa per investimenti delle nostre imprese è aumentata ancora del 5,5 per cento rispetto al 2017.

   

Tutto ciò prima che iniziasse la SalviMaionomics, cioè prima che l’economia reale italiana e il nostro spread impazzissero come una maionese in mani inesperte.

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