L'ottimismo storico delle agenzie di rating

Redazione

Fitch non fa tremare la torre di Lega-M5s, ci pensano le elezioni sarde

La Borsa ha chiuso poco sopra la parità (più 0,83 per cento) dopo che venerdì l’agenzia di rating Fitch ha lasciato invariato il giudizio sul merito di credito dell’Italia (BBB, outlook negativo). L’agenzia comunemente concentra l’attenzione su crescita e rapporto debito pil. In teoria l’Italia offriva la testa sul patibolo dal momento che il paese è entrato in recessione alla fine dell’anno scorso e il debito aggiorna i record. La Borsa si dà un tono, per usare un eufemismo, probabilmente per festeggiare la clemenza dell’opinione dell’agenzia.

 

“Prevediamo una crescita dei consumi privati ​​solo leggermente inferiore a quest’anno come un indebolimento della fiducia dei consumatori e una moderazione della crescita dell’occupazione dallo 0,9 per cento nel 2018”. Dal punto di vista della domanda interna quindi nulla o poco cambierà, mentre un probabile aumento della disoccupazione viene descritto, all’inverso, come una “moderazione” dell’aumento dell’occupazione. L’agenzia prevede una crescita del pil dello 0,3 per cento nel 2019 (meno 0,5 sul 2018) e un aumento della crescita allo 0,6 per cento l’anno successivo.

 

E’ difficile intuire da dove possa arrivare una spinta al pil dal momento che per l’anno in corso è prevedibile una riduzione degli investimenti pubblici e privati (per il perdurare dell’incertezza politica), uno stallo dei consumi, e soprattutto la necessità di disinnescare con la prossima legge di Bilancio le clausole a salvaguardia dei parametri europei per 23 miliardi di euro. Una eventualità da evitare via aumento della pressione fiscale o via aumento del deficit; in entrambi i casi con interventi che non incentivano la crescita ma al contrario la frenano. La valutazione di Fitch poteva essere più severa – e non c’è da augurarselo –, ma sarebbe stato come essere i primi a togliere il tassello che sostiene la torre del gioco Jenga. In parte la difficoltà a comprendere le intenzioni del governo Lega-M5s rende complicato dare giudizi drastici. L’agenzia considera anche la caduta dell’esecutivo entro l’anno. Le regionali in Sardegna dicono che M5s e Lega insieme non arrivano al 25 per cento (maggioranza?). Forse è l’analisi politica più di quella tecnica a essere azzeccata.

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