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La truffa dei diamanti riapre il tema della trasparenza degli investimenti

Sotto traccia si sta consumando una velenosa polemica sulle commissioni che coinvolge le associazioni degli intermediari (Abi, Assosim, Assogestioni e Assoreti) e la Consob

20 Febbraio 2019 alle 19:35

La truffa dei diamanti riapre il tema della trasparenza degli investimenti

Foto Imagoeconomica

Milano. La (presunta) truffa dei diamanti, che ha messo nei guai cinque banche, ripropone ancora una volta il tema del risparmio “tradito” in Italia proprio nel momento in cui si sta consumando, sotto traccia, una velenosa polemica sul costo del risparmio che coinvolge le associazioni degli intermediari finanziari (Abi, Assosim, Assogestioni e Assoreti) e la Consob, da sette mesi senza presidente e con l'iter di nomina di Paolo Savona ancora lontano dalla conclusione.

 

Il caso è stato sollevato da un gruppo finanziario indipendente anglo-italiano, Moneyfarm, che il 18 febbraio ha scritto al presidente vicario dell'autorità di Vigilanza – Anna Genovese – per chiedere “un'applicazione rapida” della normativa europea che impone a chi vende prodotti finanziari di comunicarne ai clienti l'esatto costo da pagare in termini di commissioni. E di dividere l'informazione ex ante – che si ha il dovere di fornire al momento della vendita – da quella ex post – che è il resoconto periodico delle spese, ma sintetizzato e semplificato. Non, quindi, pagine e pagine di spiegazioni, percentuali e postille dentro cui è facile perdersi, ma pochi e semplici numeri comprensibili da tutti. Una differenza di forma non da poco considerando che in un paese come l'Italia, come emerge da una recente ricerca di Ubs, il 77 per cento delle persone che acquista polizze e fondi d'investimento non ha la più pallida idea di quanto paghi per questi prodotti.

 

Ignoranza finanziaria o scarsa trasparenza degli intermediari? Il dibattuto è aperto. Intanto, però, l'obbligo di esplicitare i costi è stato introdotto dalla cosìddetta Mifid II a gennaio del 2018 e in paesi come l'Inghilterra l'autorità di vigilanza e le associazioni di categoria avevano già alla fine del 2017 dato istruzioni a banche e fondi di investimento su come procedere. In Italia, invece, la normativa è stata sostanzialmente ignorata nonostante sia passato ormai più di un anno dall'entrata in vigore – complice anche il vuoto di potere ai vertici di Consob che ne dovrebbe garantire l'applicazione. Dal canto suo, Moneyfarm protesta perchè ritiene che il tavolo di confronto sul tema che i rappresentanti dell'industria del risparmio hanno da poco chiesto a Consob di avviare con l'Esma (la vigilanza europea) rappresenti in realtà un modo per ritardare l'invio di lettere a milioni di risparmiatori. Comunicazioni che farebbero indirettamente emergere, e per la prima volta, un quadro chiaro del mercato dei servizi finanziari in Italia, in cui risultano investiti oltre 4 mila miliardi di euro da parte di privati e famiglie.

 

Tale supposizione è stata subito smentita dall'associazione delle banche (Abi), che ha chiarito di aver sollecitato i propri iscritti a dare “tempestiva” comunicazione ai clienti circa gli oneri connessi agli investimenti. In realtà, proprio l'Esma ha ricordato di recente che l'Italia è il paese in cui i costi associati ai prodotti finanziari sono tra i più alti in Europa: gli investitori pagano molto di più rispetto agli altri paesi dell'Unione per la gestione del proprio patrimonio, senza averne, peraltro, nella maggior parte dei casi, alcuna consapevolezza. Le commissioni pagate – la media di mercato è compresa tra il 2 e il 2,5 per cento del capitale investito – superano spesso i rendimenti ottenuti.

 

Se il quadro è questo, è possibile che l'introduzione di una normativa come la Mifid II venga considerata dagli operatori digitali e indipendenti dalle grandi reti di distribuzione come un'opportunità per rendere il mercato del risparmio più competitivo, ma venga vista da altre banche e intermediari ancorati a un modello di commercializzazione 'fisico', e anche per questo più caro, come un momento della verità in cui è difficile confrontarsi. Alla fine non c'è che da augurarsi che sul mercato vinca il migliore.

Mariarosaria Marchesano

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