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Patatina belga paga dazio

Scandalose frites. La Colombia vuole rivedere gli accordi con l’Unione europea

9 Novembre 2018 alle 06:12

Patatina belga paga dazio

Foto di MOs810 via Wikimedia

I colombiani non ne possono più di mangiare patatine fritte non colombiane e vogliono imporre dazi salati a olandesi, belgi e tedeschi che le esportano a prezzi troppo bassi. “Vogliamo ripristinare un regime concorrenziale e correggere le distorsioni nel mercato interno”, ha detto il viceministro del Commercio estero colombiano, Laura Valdivieso Jiménez, che ha avviato le procedure antidumping. I belgi non l’hanno presa bene e hanno chiesto che oggi il Consiglio per gli Affari esteri di Bruxelles discuta la questione: s’aspettano che la Commissione europea articoli una proposta seria per tutelare le loro patatine, che non sono un semplice bene d’esportazione e un eccellente prodotto commerciale, ma rappresentano soprattutto un marchio identitario, un made in Belgium inconfondibile, un esprit nationale. Il ministro degli Esteri belga, Didier Reynders, molto deciso a dar battaglia, ha già ricevuto rassicurazioni dalla Commissione, che non sembra intenzionata a rivedere gli accordi di libero scambio che siglò nel 2013 con Colombia e Perù (estesi di recente anche all’Ecuador) e che a quanto pare sono finiti a svantaggio delle aziende locali, che hanno una capacità produttiva assai più limitata rispetto ai competitor europei. E’ una guerra di dazi, è un affascinante paradosso iconografico (se in tutto il mondo, la patatina fritta è l’immagine della globalizzazione, in Belgio è bandiera nazionale), ed è soprattutto un’occasione per l’Europa di mostrarsi capace di difendere gli interessi particolari, sensibile alle identità singolari, attenta alle sorti composite delle economie che riunisce al suo interno. Le elezioni europee sono dietro l’angolo e Bruxelles ha assoluto bisogno d’incaricarsi delle piccole lotte a tutela dei particolarismi, quelle che i sovranisti hanno avuto il talento e la furbizia d’intestarsi, incolpandola d’essere stata assente, di non aver capito quanto fosse importante salvaguardare le bandiere, i simboli, le eccellenze, le sagre, tutto.

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