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Non c’è Cassa per tutto

Anche Tria diffida il governo da usare la Cdp come dottore di aziende in coma

12 Settembre 2018 alle 06:07

Lo stato di Cdp

La sede della Cdp

La Cdp non so se debba diventare una nuova Iri, ma non deve diventare una nuova Gepi con un intervento in imprese più o meno decotte”. E’ quanto ha detto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, intervenendo ieri alla Summer School di Confartigianato. Era probabilmente necessario un intervento, deciso, del ministro dal momento che la Cassa depositi e prestiti viene chiamata in causa dai media per ogni possibile soccorso in attività eccentriche, come un intervento in Alitalia. Pare riferirsi alla compagnia aerea il ministro Tria, unendosi all’altro azionista di Cdp, le Fondazioni bancarie, che per bocca di Giuseppe Guzzetti avevano già sbarrato la strada a un’operazione del genere.

 

“La Cdp è un soggetto partecipato ma privato, il che significa che l’azione deve essere correlata al calcolo economico, altrimenti rientrerebbe nella amministrazione pubblica e ci sarebbe un salto del rapporto debito-pil e non voglio nemmeno pensarci”, ricorda Tria che aggiunge “bisogna stare attenti a come si usa questo strumento, che è in un certo senso il nostro fondo sovrano, ma staccato dalla pubblica amministrazione e come ogni fondo sovrano si muove secondo calcoli economici”. Come dire, se la Cdp diventa uno strumento di soccorso statale verrebbe messo in dubbio il suo status e il suo bilancio inciderebbe sul debito pubblico. Tria ha già fermato, più volte, l’idea di uscire dall’euro e quella di sforare il tetto del deficit-pil del 3 per cento. Insomma, tutte le dichiarazioni by Di Maio e Salvini che ci metterebbero ai margini d’Europa, o fuori da essa. Ciò dovrebbe fermare le ipotesi interventiste di Cdp e limitare le fantasie gialloverdi (e forse, con esse, le speculazioni giornalistiche). Se così non fosse, sarebbe un guaio.

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