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Consigli non richiesti ai gialloverdi per una saggia revisione del fisco

Avanza l’idea leghista di sollievi per imprese e professionisti. “Bene, ma si potrebbe osare di più”, ci dice Tavecchio

Alberto Brambilla

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brambilla@ilfoglio.it

9 Settembre 2018 alle 06:00

Consigli non richiesti ai gialloverdi per una saggia revisione del fisco

Conte alla Camera per riferire in vista del Consiglio europeo il 27 giugno 2018 (foto LaPresse)

Roma. Non è molto rassicurante per chi pensa che il governo gialloverde abbia vita lunga il fatto che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dovesse sostenere un colloquio per una cattedra alla Sapienza di Roma. Che il premier cerchi lavoro fa pensare l’opposto. Tuttavia Conte ha detto che non farà quel colloquio e continuerà a fare il premier. Immaginando quindi che il governo avrà ancora almeno diversi mesi davanti ci sono delle questioni rilevanti di cui dovrà occuparsi. In primis la legge di Bilancio. A guardare come si è risolta la vertenza Ilva, con il passaggio ad ArcelorMittal, dopo tre mesi di patemi, un osservatore come Andrea Tavecchio, fondatore di Tavecchio Caldara e Associati, già consulente su tematiche economiche e fiscali per i governi Monti e Renzi, ritiene che ci siano segnali per cui non si sta andando dritti verso il baratro come prima si poteva temere.

   

“Per fortuna – dice Tavecchio al Foglio – dopo un periodo di incertezza sulle partite economiche ci sono segnali non così sconfortanti anche perché non solo c’era la tensione sugli spread, ma anche gli investitori internazionali specie nel private equity cominciavano a essere guardinghi sull’Italia e sulle sue prospettive”.

  

Per Tavecchio un altro segnale positivo è che, come rivelato dal Sole 24 Ore, ci sono proposte in materia fiscale non manifestamente imprudenti almeno sulla carta. Il quotidiano finanziario ha scritto che il sottosegretario al ministero dei Trasporti, Armando Siri, teorico della flat tax leghista, ha illustrato ai sottosegretario del ministero dell’Economia, Massimo Garavaglia e Massimo Bitonci, un pacchetto fiscale. Il pacchetto comprende uno sconto sull’Ires per la parte di utili che un’impresa destina a nuovi investimenti in beni, macchinari, capannoni ,o ad assumere nuovi dipendenti – uno sconto che farebbe scendere l’imposta sul reddito delle società di nove punti (dal 24 al 15 attuale). Sarebbe poi allo studio, un taglio dell’Irpef di un punto (dal 23 al 22 per cento) fino a 15 mila euro. Quest’ultima operazione avrebbe un costo di circa 3 miliardi di euro e interesserebbe una platea di 18,4 milioni di contribuenti, sennonché 10 milioni di questi sono già in no tax area. C’è poi l’ipotesi di mettere una aliquota fissa al 15 per cento per le partite Iva, imprese e i professionisti, che hanno ricavi fino a 65 mila euro e fino al 20 per cento per un fatturato fino a 100 mila euro.

   

Secondo Tavecchio sulle agevolazioni per le imprese non è poi così urgente ritoccare l’Ires e le agevolazioni per chi investe, sono state fatte tanti passi in quel senso negli scorsi anni, ma è invece prioritario lavorare sull’Irap che una anomalia tutta italiana”.

  


Avanzano ipotesi di sgravi alle imprese che occupano e innovano più un taglio Ires. “E’ in linea con il governo precedente ma si può cogliere l’occasione per ordinare le imposte per gli individui e affiancare i patrimoni alla dichiarazione dei redditi”, dice l’ex consulente dei governi Monti e Renzi


  

Sulla tassazione delle persone fisiche secondo Tavecchio “non si può non essere d’accordo con un abbassamento della pressione fiscale ma una tassa del 15% solo per alcune partite Iva sembra l’ennesimo intervento asistematico” e continua “Il governo Conte, a oggi sostanzialmente privo di opposizione, potrebbe essere molto più ambizioso e pensare ad una riorganizzazione complessiva della tassazione sulle persone fisiche con l’obiettivo di far pagare meno tasse, ma a tutti”. Le ipotesi che si leggono ad oggi secondo Tavecchio sono positive nella direzione, ma “disordinate e asistematiche”, dal momento che allargano l’ennesimo regime speciale “vi sono infatti in Italia già regimi simili e tante imposte sostitutive, dalla cedolare secca sugli immobili, all’imposta sui capital gain e questo rende anche difficile per l’Erario capire se c’è corrispondenza tra i redditi dichiarati e la reale capacità contributiva”. Perciò Tavecchio suggerisce che “bisognerebbe abbassare radicalmente le aliquote d’imposta per le persone fisiche computando però nella dichiarazione dei redditi tutti i redditi percepiti ed affiancando alla dichiarazione reddituale una fotografia patrimoniale, sarebbe così facile comprendere quali redditi dichiarati sono incongruenti con il patrimonio”. Sarebbe, secondo Tavecchio, un processo che porterebbe l’Italia ad avvicinarsi a standard di compliance fiscale americani o svizzeri dove il sistema è simile a quello suggerito.

  

“Se l’indirizzo del governo pare dunque migliorato rispetto alle premesse che erano assolutamente confuse – conclude Tavecchio – il rischio è che la cosiddetta flat tax sia l’ennesima occasione persa per un reale abbassamento della pressione fiscale ed una riorganizzazione complessiva e sistematica del sistema fiscale”.

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