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Ecco perché il concordato non salverà Atac

Il Tribunale di Roma ha ammesso l'azienda del trasporto pubblico locale alla procedura di concordato. Per Raggi "è un passo verso il risanamento", ma a conti fatti la realtà è un'altra 

27 Luglio 2018 alle 18:37

Ecco perché il concordato non salverà Atac

Foto LaPresse

Il Tribunale fallimentare di Roma ha approvato il decreto che ammette l'Atac al concordato. Una decisione che per il sindaco di della città, Virginia Raggi, "è un passo decisivo verso il risanamento e il rilancio dei trasporti a Roma" ma anche "una vittoria dei cittadini" perché così "Atac resterà in mano pubblica". Ma a conti fatti le cose non stanno proprio così. 

    

Il concordato non salverà Atac. Nessuno potrebbe infatti pensare che un’azienda che brucia due milioni di euro al giorno tra perdite e sussidi sia un’azienda risanata. Nemmeno il più naif dei politici. Il concordato preventivo serve infatti a tagliare il debito di Atac e a fare una ristrutturazione dello stesso. Ma come ha insegnato la Grecia, un qualunque taglio del debito è inutile se non si effettua un risanamento serio: continuando a fare deficit il debito si ricreerà presto, nel corso dei prossimi giorni, settimane e mesi.

    

In una situazione del genere, il concordato servirà solamente a prolungare una lenta agonia dato che gli indicatori della compagnia non sono certo incoraggianti negli ultimi due anni. La situazione attuale è critica ma, forse, non viene presa troppo sul serio. Il costo per vettura chilometro (cioè quanto costa far circolare per un chilometro un bus o una vettura della metropolitana) è ormai di oltre il 50 per cento superiore a Milano, ma soprattutto è stimato essere in aumento del 10 per cento circa nell’ultimo biennio. A cosa sono dovuti questi costi in crescita? A due fattori: la gestione dei dipendenti e la caduta dell'offerta. 

     

In primo luogo i costi del personale, che valgono quasi il 50 per cento del totale. Non stanno diminuendo e anzi, nel piano di concordato, è addirittura previsto un aumento del personale. Dato singolare, se si pensa che rispetto all'azienda del tpl di Milano Atac ha oltre 2000 dipendenti in più anche se produce molti meno vetture chilometri (l’indicatore dell’offerta in questo settore) di ATM.  

Di fronte a questi numeri, le stime dicono che Atac, per essere risanata e diventare più efficiente, dovrebbe tagliare almeno 1500-2000 dipendenti. Tra l'altro, come è stato dimostrato, il personale non sempre è stato assunto con criteri meritocratici e, soprattutto, questi dipendenti provocano un extra-costo di 100-120 milioni di euro l’anno. Senza tralasciare un altro aspetto che mina all'efficienza dell'azienda: 1500 è anche il numero di persone che ogni giorno non si presentano al lavoro, portando il tasso di assenteismo sopra al 12 per cento. Atac ha dunque bisogno di assumere altri dipendenti come scritto nel piano del concordato? Assolutamente no.

    

Il secondo fattore è la forte caduta dell’offerta (-20 per cento nel secondo semestre dello scorso anno, praticamente un autobus o metropolitana in meno ogni cinque). Un'amministrazione seria avrebbe rescisso il contratto con l'azienda del tpl. E non è un caso che i clienti Atac si lamentano perché i mezzi sono strapieni o non passano. Ma al contrario l’azienda è stata premiata con un allungamento del contratto, scritto proprio per il concordato.

     

Siamo al teatro dell’assurdo e l’ultimo aspetto è forse il più inquietante. Atac ha assoluto bisogno di nuovi autobus e metro, vista l’età media del parco mezzi. Il comune ha deciso di fare un bando di gara per 320 nuovi autobus e, sorpresa sorpresa, il bando è andato deserto. A questo punto il dubbio è che senza un nuovo bando si andrà a trattativa privata, generando costi superiori per comune e cittadini. 

     

Più personale, più costi per l’acquisto di mezzi. Appare evidente che quella imboccata da Atac non è la strada del risanamento. Facendo due conti, con l’azienda che continua a bruciare due milioni al giorno esiste una sorta di “tassa Atac” di quasi 1000 euro per ogni famiglia romana. Altro che concordato per salvare l'azienda, qui bisogna salvare i cittadini.

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