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La montagna incartata

Rapporto sul debito pubblico. Un cumulo di miliardi grava su tutti noi ma nessuno ne vuole parlare

17 Dicembre 2017 alle 06:17

La montagna incartata

Foto LaPresse

Pier Carlo Padoan tira un sospiro di sollievo perché ha evitato il peggio: il fiscal compact non entrerà nei trattati a partire dal prossimo primo gennaio, ma verrà inserito in una direttiva della Commissione europea la quale prevede anche un’applicazione flessibile del patto che obbliga di portare il debito pubblico al 60 per cento del prodotto lordo tagliandolo di cinque punti percentuali l’anno. Dunque, una boccata d’ossigeno, anche perché la scadenza viene spostata a metà del 2019, quando si giocheranno...

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Commenti all'articolo

  • mario.patrizio

    18 Dicembre 2017 - 15:03

    Ottimo intervento: “... in un sistema democratico (nessuno dubiti, altrimenti sarebbe inspiegabile un Di Maio candidato premier), tanto più se policentrico, esso (il debito pubblico) è il frutto della relazione complessa di soggetti diversi ...” Ma la vulgata popolare a cui si è prestata mani pulite ha raccontato un'altra storia. Per la verità coloro che mani pulite volevano trasformare in catarsi, il passaggio da un mondo all'altro e i cui piani sono stati vanificati dalla discesa in campo del tycoon, rimasti col cerino in mano la cui fiamma, miracolo dei ritmi all'italiana, solo oggi scotta loro le dita. Ho il ricordo delle riunioni sindacali a cavallo tra gli anni '70 e '80, quando fu chiaro che il sistema pensionistico privato dell'ente nel quale prestavo servizio non era sostenibile. I sistemi pensionistici, come molti ricorderanno, hanno bruciato più di un governo in un'era in cui le pressioni sindacali erano in grado di farlo. (segue)

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  • mario.patrizio

    18 Dicembre 2017 - 15:03

    Riforme si sono succedute nel tempo dal governo Dini a quello Monti, finché il sindacato, sconfitto dalla furia anticasta, ha subito la riforma Fornero. “La riforma delle pensioni con un sistema a ripartizione che scarica sui contribuenti (o sul debito pubblico) la differenza tra contributi versati e assegno percepito ...” soluzione adottata in molti casi, il trasferimento nel pubblico di un fondo pensionistico privato con le stesse regole di calcolo fino alla riforma Dini. Non so quali altre soluzioni potevano essere valutate nel momento dato, anni in cui si è ritenuto primario respingere gli assalti del partito comunista forte del sostegno di un mondo trasversale, spendendo soldi che non c'erano ma utili nelle campagne elettorali. Si può solo rimpiangere l'assenza di una classe dirigente che nella contezza del disastro, avrebbe invece dovuto alzarsi dalla poltrona, dallo scranno o dalla sedia, aprire le finestre e gridare al mondo: “Questo non si fa col mio consenso!”.

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  • stefano.fumiatti

    17 Dicembre 2017 - 18:06

    Un grazie di cuore a Stefano Cingolani per questo bellissimo articolo molto “illuminante” e condivisibile. Vorrei solo aggiungere che, secondo me, dobbiamo considerare anche l’elevata evasione fiscale, si parla di una cifra tra i 70 e gli 80 miliardi di euro l'anno sicuramente da più di un decennio, tra le cause dei deficit di bilancio del nostro Paese.

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    • mario.patrizio

      18 Dicembre 2017 - 15:03

      La più spudorata delle bufale, se non li hai, non importa come, non li puoi spendere.

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