L'esplosione del gasdotto in Austria dimostra che l'Italia ha bisogno del Tap

L'incendio a Baumgarten ha causato il blocco delle importazioni di gas dalla Russia. Useremo le riserve di Snam. Ma l'incidente è un chiaro segnale di cosa vuol dire mettere al sicuro i nostri approvvigionamenti

12 Dicembre 2017 alle 17:10

L'esplosione del gasdotto in Austria mostra che l'Italia ha bisogno del Tap

Un gasdotto in Russia (foto via kremlin.ru)

[Articolo aggiornato alle 21,00] L'incendio che questa mattina è scoppiato in Austria, nella centrale di compressione gas a Baumgarten, sul confine con la Slovacchia, ha causato per tutto il giorno l'interruzione delle importazioni di gas dalla Russia verso il nostro paese, in seguito alla quale il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha dichiarato lo stato di emergenza. Si tratta di una misura prevista dalla normativa vigente che non si traduce automaticamente in un allarme, proprio perché prevede una serie di azioni che servono a sopperire momentanei cali delle importazioni. Il primo passo è stato quello di attingere alle riserve di gas stoccato da Snam, grazie alle quali il paese ha continuato a far fronte al freddo che attraversa la penisola senza limitare i prelievi da parte dell’industria. Il passaggio successivo, se ce ne sarà bisogno, sarà poi quello di mettere in moto altre misure che puntano a ottimizzare l'uso del gas, limitandone per esempio i prelievi sia per le imprese che per il riscaldamento, ma in questo caso la conseguenza è l'entrata in vigore del prezzo di emergenza, fissato a 82,8 euro per magawattora. In serata Snam ha comunicato in una nota che il gasdotto Tag che collega l'impianto austriaco con Tarvisio, in provincia di Udine, non è stato danneggiato e per questo i flussi potrebbero essere riavviati per la mezzanotte di oggi. "Non c'è allarmismo tra gli addetti ai lavori – ha detto oggi l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi – se si tratta di qualche giorno il sistema è in grado di compensare". Ma l'incidente è un chiaro segnale di cosa vuol dire mettere al sicuro i nostri approvvigionamenti di gas, che dipendono in buona misura – circa il 40 per cento – da un unico fornitore, la Russia. Diversificare le fonti da cui ci riforniamo è il primo passo per mettere al sicuro il sistema energetico e in questo senso aprire i rubinetti di un corridoio sud appare più che ragionevole: il gasdotto Tap, che trasporta gas azero, è evidentemente un nuovo e importante punto di ingresso dalla cui messa in funzione l'Italia può solo guadagnare in termini di sicurezza. 

  

In base a quanto riporta il quotidiano specializzato in energia, Staffetta Quotidiana, i flussi di gas russo in ingresso a Tarvisio, il comune in provincia di Udine collegato a Baumgarten con il gasdotto Tag, ammontavano ieri a poco meno della metà del gas complessivamente importato in Italia e hanno soddisfatto il 33 per cento del fabbisogno del giorno. Passare da una tale quantità a zero è un bel buco per il sistema, soprattutto se si pensa che i flussi sono diminuiti anche da altri corridoi da cui di solito importiamo: il gas norvegese che arriva a Passo Gries passando dalla Svizzera oggi risulta dimezzato rispetto a ieri, con buona ragione per via delle necessità dei paesi che intercettano quel flusso prima di noi e che a loro volta stanno sopperendo alla mancanza di rifornimenti russi. Intanto il prezzo all'ingrosso del gas in Italia è si è impennato di circa l'87 per cento rispetto a ieri, passando a 44,50 euro per MWh. 

   

        

La centrale di Baumgarten, gestita dall'austriaca Gas Connect – a sua volta controllata da Omv e in minoranza anche da Snam e Allianz – è un hub importante per l'approvvigionamento di gran parte dell'Europa perché intercetta il flusso di gas che arriva dalla Russia attraverso l'Ucraina. Così, un incidente, dovuto per quanto si apprende a "problemi tecnici", è in grado di mettere in difficoltà mezzo continente nel pieno dell'inverno, quando le basse temperature aumentano il fabbisogno. Oltre all'Italia, in questo momento risultano fermi anche i flussi verso Croazia e Slovenia, mentre non sembrano aver subito un blocco quelli verso la Germania, l'Europa dell'est e la Francia. Un bel promemoria per chi deve ragionare su nuovi approvvigionamenti e le infrastrutture per il gas in Europa.

  

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    13 Dicembre 2017 - 11:11

    Ha ragione Emiliano,per il principio di precauzione chiudiamo tutti i gasdotti al confine italiano.lds

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  • Giovanni Attinà

    12 Dicembre 2017 - 20:08

    Per questo incidente , sono state fuori luogo le dichiarazioni di annuncio di aumenti dell'amministratore delegato dell'Eni, Descalzi, la cui strategia è molto dubbia per lo sviluppo energetico d'Italia.

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  • carlo schieppati

    12 Dicembre 2017 - 17:05

    "Ha stato Putin!"

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  • marco.ullasci@gmail.com

    marco.ullasci

    12 Dicembre 2017 - 17:05

    Ad Ancona si parlava di 20 gradi in questi giorni: che gli importa dei riscaldamenti dei "polentoni" ai no-TAP al momento baciati dal sole?

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