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A cosa deve badare l'Ue per "tenere d'occhio" l'austriaco Kurz

Il premier ha giurato, con l'estrema destra nel governo. Bruxelles dice che vigilerà senza allarmismi, ma il rischio è quello di sottovalutare la rinascita dei movimenti populisti

Paola Peduzzi

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peduzzi@ilfoglio.it

18 Dicembre 2017 alle 18:11

A cosa deve badare l'Ue per "tenere d'occhio" l'austriaco Kurz

Christian Kern col suo successo, Sebastian Kurz (foto LaPresse)

Milano. Il nuovo governo austriaco ha giurato lunedì, l’alleanza tra la destra del cancelliere Sebastian Kurz e l’estrema destra del vicecancelliere Heinz-Christian Strache guiderà il paese per il prossimo mandato, e l’Europa nel secondo semestre del 2018. Gli europei speravano che Kurz non assecondasse tutte le richieste di Strache – tre ministeri chiave – o che il presidente, il verde Alexander Van der Bellen, ridimensionasse la presenza dell’Fpö nell’esecutivo. Siccome vogliono però continuare a pensare positivo – questo è l’insegnamento del 2017, anche Simon Nixon sul Wall Street Journal ha celebrato l’anno della sopravvivenza dell’Unione europea – gli europei ripetono che staranno attenti e vigileranno ma non si faranno prendere dall’allarmismo.

  

Pierre Moscovici, commissario europeo per gli Affari economici, ha twittato per dire che bisogna stare attenti, i valori democratici potrebbero essere in pericolo nell’Austria della coalizione tutta a destra, però Kurz, che è molto giovane (31 anni) ma ha già dimostrato di essere altrettanto scaltro, sventola il suo europeismo moderato, con editoriali sul problema dell’immigrazione e un programma economico liberale e contro la corruzione. Oggi Kurz è atteso a Bruxelles, e già il fatto che sia in arrivo rafforza chi vuole credere che il cancelliere saprà domare i colleghi dell’Fpö e anche i loro curricula costellati di xenofobia. Poi c’è il ricordo di come è andata, all’inizio degli anni 2000, quando i populisti al governo si sono fracassati, dividendosi e impiegando un decennio per tornare rilevanti. A Bruxelles molti leggono felici l’articolo del New York Times che titola sui fischi che si sono presi i leader antieuropeisti riuniti a Praga: ricordate il raduno di Coblenza a gennaio di quest’anno? Allora i populisti innamorati delle “exit” dall’Unione europea scattavano selfie e rilasciavano dichiarazioni roboanti, e tutti facevano a gara per entrare nella foto di famiglia degli orgogliosi sabotatori del progetto europeo. Ora l’umore è un po’ più dimesso, di uscita dall’euro non parla più nessuno – anche se poi c’è sempre l’olandese Geert Wilders carico, “l’Europa è un mostro, vogliamo un futuro senza di lei” – e semmai si vive di risultati sparsi per tentare di renderli di nuovo un’onda travolgente. Anche Strache fa parte di questo gruppo di europei antieuropei, ma è ancora salda la convinzione che è a Kurz che bisogna guardare, non ai suoi partner.

 

Naturalmente Bruxelles corre il rischio di sottovalutare la capacità dei movimenti populisti di rinascere, la storia recente europea è scandita da esempi di questo tipo di leggerezza. E con l’Austria il test potrebbe essere rilevante. Soprattutto per quel che riguarda la definizione oggi di “europeismo”. E’ quasi superfluo notare che l’idea che ha Kurz dell’Europa è molto diversa da quella dell’europeista in chief, il presidente francese Emmanuel Macron – e finché non torna la cancelliera tedesca, Angela Merkel, con un governo solido è a Parigi che si guarda. Kurz parla di controllo delle frontiere, dopo che già da ministro del governo precedente ci ha fatto venire il mal di testa con i carri armati annunciati al Brennero, laddove Macron ha in mente una rifondazione aperturista dell’Ue, con la sua marcia continentale che partirà a gennaio sul modello di En marche!. Le avances ai sudtirolesi, la proposta di togliere le sanzioni alla Russia e le dichiarazioni contro l’ingresso della Turchia nell’Ue fanno tremare i più liberali, che vedono dietro alla faccia da ragazzino “un pugno di ferro etno-nazionalista”. Il pericolo esiste, soprattutto se si salda l’asse tra l’Austria e il gruppo Visegrad nell’est dell’Ue già piegato verso l’illiberalismo, ma ancora una volta buona parte del suo futuro l’Europa può determinarlo da sola. E questa è, dovrebbe rimanere, una buona notizia.

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Commenti all'articolo

  • mauro

    19 Dicembre 2017 - 08:08

    Dimenticavo: gli altoatesini già hanno difficoltà a parlare italiano, tra poco saranno anche cittadini austriaci è proprio vero che il populismo non paga.

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  • mauro

    19 Dicembre 2017 - 08:08

    Gentile signora, che qualsiasi persona dabbene debba detestare i pariti populisti è assodato, ma sarebbe troppo chedere ai non populisti italici (dato che gli altri non populisti, come i francesi, già lo fanno) che la smettano di riempirci di africani maomettani non solo in periodo pre elettorale?

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    19 Dicembre 2017 - 00:12

    Bisogna chiarire e capire cosa possano significare per i cittadini europei, oggi, termini quali "destra", "populismi", "europeisti" eccetera. Tenendo sempre presente che i cittadini normali pensano a vivere, sostanzialmente e a maggioranza, da lavoratori e capifamiglia perciò si aspettano da chi li governa di essere agevolati e non tartassati, tutelati e non abbandonati, liberi e rispettati e non condizionati e umiliati. Ogni potere alla lunga rischia di arroccarsi e diventare regime anche se camuffato da democrazia. Ed è quello che sta succedendo in occidente. Dove i populismi nascono e crescono non su proprie idee e virtù, del tutto inesistenti, bensì sulle disfunzioni, sulle contraddizioni e sugli errori persistenti di classi dirigenti incapaci immeritevoli e disgustose.

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  • perturbabile

    18 Dicembre 2017 - 19:07

    Ah, si chiamano 'liberali' i tremebondi, i timorosi che qualcuno abbia qualcosa da obiettare all'ingresso nella UE del 'liberale' Erdogan? Già, è all'Austria che bisogna fare attenzione, è l'Austria che fa tremare di preoccupazione. Attenzione a Cecco Beppe, che può fermare Erdogan. obiettivo, mi sembra. Austria che magari salta fuori che va sì tenuta d'occhio, ma come esempio: un programma di politica liberale e stop e ipostivi-spero- risultati di questa. Già c'è la scorrettezza di chiamare Europa la UE, ma vedo che ora anche 'gli europei' non siamo più noi (svizzeri e britannici compresi), ma gli amministratori UE. Spero sia un refuso passeggero, altrimenti ci toccherà chiamarci Italiani. Sia ciò detto senza populismo, un'altro termine usato a volte in maniera indiscriminata.

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