Enel scommette sul digitale

L'ad Starace presenta a Londra il piano di investimenti 2018/2020: 24,6 miliardi in tre anni, 13 per reti e fonti energetiche rinnovabili

21 Novembre 2017 alle 18:01

Enel scommette sul digitale

L'ad di Enel, Francesco Starace (foto Twitter, Isabella Panizza)

Londra. Innovazione e digitalizzazione. L'amministratore delegato di Enel, Francesco Starace, ha l'idee chiare quando immagina il futuro della compagnia energetica. “Guardando al 2020 - spiega parlando al Capital Markets Day organizzato a Londra - la digitalizzazione è oggi una dimensione concreta e tangibile del nostro business, che registra investimenti in crescita per oltre 5 miliardi di euro nell'arco di piano. Una maggiore attenzione al cliente, anche attraverso la nuova business line globale e-Solutions, aprirà opportunità per creare ulteriore valore”. 

E allora eccola una delle principali novità che comincerà ad operare sui mercati mondiali a partire dal 2018. Una nuova divisione, la e-Solutions, guidata da Francesco Venturini, con un nuovo brand, Enel X (foto sotto). Tre gli obiettivi strategici, la digitalizzazione, l'elettrificazione e l'attenzione al cliente. Clienti pubblici e privati riceveranno soluzioni flessibili e innovative lungo quattro linee: e-Industry, e-Mobility, e-Home, e-City. Con investimenti che si concentreranno sull'installazione di stazioni di ricarica, piattaforme di software ed illuminazione pubblica.

Non solo, nel prossimo biennio il Gruppo prevede investimenti complessivi per 24,6 miliardi di euro e quelli in digitalizzazione saliranno a 5,3 rispetto ai 4,7 previsti dal piano precedente.

 

 

Ma non è l'unica notizia che Starace presenta ai mercati finanziari e ai media. In prima fila la presidente Patrizia Grieco e il cfo Alberto De Paoli, attorno a loro una platea internazionale. “Possiamo estrarre valore dai trend dell'urbanizzazione, dell'elettrificazione della domanda e della profonda decarbonizzazione che ne consegue, per cogliere le opportunità che derivano dal radicale cambiamento che scuote l'intero settore energetico. A partire dal 2015 - scandisce Starace - abbiamo registrato significativi progressi in tutti gli ambiti della nostra strategia. Il Gruppo è oggi un’organizzazione più redditizia, efficiente e sostenibile. Siamo riusciti ad aumentare del 44 percento il dividendo relativo all’esercizio 2017. Questa performance ci posiziona all’avanguardia nella transizione energetica globale”. Starace è uomo di numeri, e i numeri stanno dalla sua parte. Nel campo dell’efficienza operativa, gli investimenti per manutenzione sono calati del 10 per cento, i costi operativi di circa un miliardo dal 2015. Sul piano della crescita industriale, l’obiettivo di margine operativo lordo di crescita per il 2018 è quasi del tutto raggiunto. La semplificazione della struttura del gruppo è pure una mission accomplished. Gli azionisti sono soddisfatti: il pay-out è aumentato al 65 percento sui risultati del 2017, il dividendo per azione è lievitato del 44 percento rispetto al 2015.

  

 

Dei 24,6 miliardi del piano la fetta stanziata per reti e fonti energetiche rinnovabili si aggira attorno ai 13 miliardi di euro. Per quanto riguarda il settore reti, gli investimenti per la crescita dovrebbero raggiungere circa 4,7 miliardi di euro in tre anni. Il numero di contatori intelligenti installati (smart meters) salirà a 47,9 milioni, di cui 17,4 milioni di seconda generazione, con un aumento di 2 milioni di clienti finali che dovrebbero così raggiungere 67 milioni nel 2020. Il piano per le rinnovabili, invece, prevede investimenti complessivi pianificati per la crescita di 8,3 miliardi di euro, che dovrebbero consentire di realizzare una capacità totale aggiuntiva di 7,8 GW nei prossimi tre anni.

 

Quanto invece all'integrazione della rete di Open Fiber con quella di Telecom Starace è netto: “Mantengo ferma la mia opinione: sono contrario alla fusione della rete di Open Fiber con l'altra rete. Siamo impegnati a completare l'opera e lo sviluppo del servizio. Qualunque altra combinazione o soluzione non ha merito e penalizza lo sviluppo della rete nel paese. Siamo contrari”.

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