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Se i Pir vanno a nutrire l’immobiliare

Nella Manovra il real estate è tra i destinatari della potenza di fuoco dei Pir, intercettando 10 miliardi di liquidità

1 Novembre 2017 alle 16:30

Se i Pir vanno a nutrire l’immobiliare

Tra le small cap a Piazza Affari avanzano i titoli immobiliari sulla scorta della legge di Bilancio che estende i piani di risparmio a lungo termine a questo tipo di società. Un settore che – secondo i suoi operatori – incide per circa un terzo sul prodotto interno lordo, tra investimenti diretti e indiretti ma non è “nel cuore” dei politici e anzi sconta disattenzioni e (in alcuni casi) leggi punitive. 

   

Ecco forse perché, come si affrettano a indicare tante ricerche, a fronte di un’economia in crescita, l’indice del clima di fiducia delle imprese sale a 109,1 (livelli del 2007) ma lascia a 130,3 le costruzioni, l’unico comparto in discesa (da 132,1). Ma dopo tanto lavorio ai fianchi da parte delle associazioni di categoria (in primis Assoimmobiliare), anche il settore immobiliare sta per avere la sua occasione proprio nei luoghi dove contare è fondamentale, e cioè in Borsa. E non è casuale infatti la presenza del capo della segreteria tecnica del ministero dell'Economia, Fabrizio Pagani, al forum milanese della società immobiliare quotata Coima Res.

  

Un passo indietro. Nel testo della legge di Bilancio depositata in Senato si prevede che anche il settore immobiliare potrà beneficiare dei Pir, i piani individuali di risparmio che hanno riversato sul segmento di Borsa Italiana riservato alle Pmi un miliardo nei primi sette mesi di quest’anno. L’attrattività per gli investitori che hanno un budget di 150 mila euro in cinque anni è legata al fatto che il loro portafoglio investimenti è praticamente esentasse. E questo, ovviamente, fa gola a tanti: Pagani ha confermato che sbaragliando le attese del ministero “i Pir sono stati un successo spettacolare in termini di capitali raccolti, ci aspettavamo 1,8 miliardi l'anno secondo alcune proiezioni ma possono diventare 10”. Il capo della segreteria tecnica ha poi ammesso che l’estensione al settore immobiliare di questi piani è sempre più vicina al concretizzarsi.

  

Dell’effetto rilancio non godrebbero solo le società già quotate che hanno aderito al regime SIIQ (attualmente quattro) ma questo afflusso di capitali potrebbe indurre altre realtà a scegliere la Borsa per il definitivo decollo e arricchire così la gamma di veicoli a disposizione. Che il settore negli ultimi anni sia salito nella “to do list” degli investitori internazionali è ormai una certezza, nonostante alcuni suoi comparti soffrano ancora per la crisi passata. Secondo gli ultimi dati, ad esempio, nel terzo trimestre del 2017 il volume degli investimenti ha raggiunto 1,4 miliardi di euro di transazioni portando a un totale 2017 di 6,5 miliardi di euro, e dunque in aumento del 20 per cento rispetto allo stesso periodo del 2016. Risorse che meritano attenzione e adeguati strumenti di investimento.

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