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L’impennata del tasso di occupazione femminile è lo specchio della ripresa economica

Il record di donne al lavoro? È solo una crescita fisiologica

18 Settembre 2017 alle 13:05

L’impennata del tasso di occupazione femminile è lo specchio della ripresa economica

una donna al lavoro sul motore di un aereo della North American Aviation, in California. (foto via Wikimedia – Library of Congress's Prints and Photographs division)

Altro che gentil sesso, hanno scritto i giornali: il sorpasso delle donne sugli uomini non è ancora avvenuto ma per la prima volta dal 1977 la quota di lavoratrici femminili cresce più di quella maschile. È quanto emerge dai dati sul mercato del lavoro elaborati dall’Istat per il secondo trimestre 2017.

  

In realtà, a leggere meglio i numeri, scopriamo che il tasso di occupazione femminile raggiungerà pure il 49,1 per cento ma si può con ogni probabilità ricondurre a un effetto fisiologico di più fattori economici e culturali. Innanzitutto, nonostante il calo di occupazione maschile, il gap tra i generi è ancora di 18 punti. Poi, al sud il tasso è cresciuto di soli 6,7 punti a fronte di un nord a più 20. Fondamentale, come rileva l’Istat, il livello di istruzione: le laureate sono impiegate 2,5 volte in più delle donne con licenza media (75,6 per cento contro 2,9 per cento). Il fattore studio, ad esempio, incide molto più per le donne che per gli uomini.

 

Anche sul discusso tema della maternità, i dati parlano chiaro: se sei madre e non laureata, la tua possibilità di trovare (e mantenere) un lavoro, è più bassa (56,4 per cento) rispetto a una collega laureata e single (81 per cento). In conseguenza di questo, le professioni più gettonate sono quelle impiegatizie, commerciali, quindi legate ai servizi e – insomma – intellettuali, con picchi relativi all’insegnamento, un presidio crescente se non esclusivo delle donne lavoratrici. Nella fascia dei mestieri meno legati all’intelletto, diminuiscono le collaboratrici domestiche, a favore delle infermiere, delle addette alle vendite e alla ristorazione.

 

La chiave di lettura – secondo Francesca Zirnstein, direttore generale dell’istituto di ricerche Scenari Immobiliari e presidente dell’Associazione di genere Arel – l’impennata del tasso di occupazione femminile è legata alla crescita del benessere, alla ripresa economica registrata in questi anni e ancor di più allo sviluppo di certi comparti dell’economia a discapito di altri, i servizi in particolare. “Impensabile che il gap di genere non vada ad estinguersi. È normale che l’evoluzione della nostra società, sebbene a ritmi tutti da verificare, sia verso la parità. Dunque i dati dell’Istat sono piuttosto fisiologici”, dice Zirnstein al Foglio.

 

In particolare, secondo Zirnstein, giocano un ruolo forte gli incentivi occupazionali ai giovani che premiano proprio le donne altamente istruite. Dai dati emerge che le ragazze all’università vanno forte, si laureano prima e ottengono voti migliori. “Non solo, nelle occupazioni legate ai servizi le donne sono oggi preferite perché accettano con coraggio le responsabilità, sono rapide e risolutive, vantano capacità di problem-solving, sviluppandole già nell’ambito familiare”.

 

Non dimentichiamo, infine, il fattore economico: “A parità di ruolo una donna è remunerata meno dei colleghi maschi (circa meno 15 per cento). Infine – conclude Zirnstein – a fronte di una minore occupazione maschile, specialmente le madri devono rimboccarsi le maniche riducendo il tempo dedicato alla famiglia. È sempre meno accettata socialmente la scelta di occuparsi dei figli a tempo pieno, sia per fattori culturali che economici. L’epoca della flessibilità ha portato questo enorme cambiamento”.

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