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Disoccupazione mai così bassa in Germania. Ecco perché

Elena Bonanni

Una sociologa tedesca, Heike Solga, ci spiega che la potenza economica, più che il famoso istituto dell'apprendistato, fa la fortuna dei giovani del suo paese.

Trento. La disoccupazione tedesca si conferma ai minimi dal 1990, dai tempi della riunificazione. I dati diffusi oggi dall'Ufficio del lavoro tedesco indicano che a maggio il tasso dei senza lavoro si è confermato al 6,4 per cento.

 

In molti finora hanno associato il successo della Germania nel contrastare la disoccupazione, in particolare quelle giovanile, al modello dell'apprendistato diffuso tra Berlino, Francoforte e Monaco. Eppure, non è proprio così, ad ascoltare alcuni studiosi. "Non c'è nessun miracolo dell'apprendistato. Altre parti del sistema sono le vere ragioni del basso tasso di disoccupazione", dice al Foglio la sociologa tedesca Heike Solga, che al Festival dell'Economia di Trento ha spiegato perché non bisogna sopravvalutare il modello tedesco di formazione professionale. "Più che di una performance straordinaria della Germania nel contrasto alla disoccupazione giovanile – ha aggiunto – bisognerebbe parlare del problema cronico di disoccupazione dei giovani (nella fascia 15-24 anni) negli altri paesi". Docente di Sociologia alla Libera Università di Berlino, direttrice dell'unità sulla formazione al WZB Berlin Social Science Center e ricercatrice del think tank Diw (German Institute for Economic Research), Solga si è focalizzata sulle cause delle diseguaglianze sociali nell'ambito dell'istruzione e del mercato del lavoro. Chiamata da Tito Boeri, curatore scientifico del Festival ed economista della Bocconi "prestato" alla presidenza dell'Inps, a parlare di formazione e mobilità sociale (il tema centrale della kermesse trentina di quest'anno), ha messo in guardia dall'eccessivo entusiasmo suscitato dalla formula dell'apprendistato così come attuata in Germania: "Dall'inizio della crisi abbiamo una nuova ondata di ammirazione per il modello tedesco. Ma non c'è nessun miracolo dell'apprendistato, che anzi contribuisce all'immobilismo sociale", è la tesi di Solga.

 

"Forza economica tedesca: il segreto del successo è legato alla formazione professionale", spiegava per esempio la Bbc già nell'agosto 2012. Ma anche in Italia si è iniziato a guardare al modello tedesco dell'apprendistato come panacea per sconfiggere la disoccupazione in generale e quella giovanile in particolare. Accanto agli indubbi punti di forza che il modello propone (come l'ingresso anticipato nel mondo del lavoro e l'alto tasso di permanenza in azienda), e quindi al giudizio positivo che viene dato a un meccanismo che mette in contatto i giovani con il mondo delle aziende, è bene però prendere le misure degli aspetti di debolezza. "Il sistema tedesco è molto più stratificato di quello che sembra dall'esterno – dice Solga al Foglio –. La stratificazione del sistema scolastico, che riflette la stratificazione sociale, viene replicata anche nel sistema degli apprendistati". Il che significa più immobilismo sociale. In altri termini, il sistema tedesco tende a replicare la stratificazione sociale durante tutto il percorso scolastico dei ragazzi, impedendo un reale riscatto verso posizioni più qualificate o un percorso più flessibile in base all'evolversi delle inclinazioni personali. Così, sebbene queste leggi siano state emanate con l'intenzione di promuovere la mobilità sociale, in realtà "il vero problema è che contribuisce all'immobilismo sociale che parte già da scuola e che viene ulteriormente rafforzato".

 

[**Video_box_2**]Le statistiche, d'altra parte, dicono che se si completa l'apprendistato è molto difficile accedere all'Università: solo il 2 per cento di quanti completano un percorso d'apprendistato, infatti, intraprende successivamente un corso di laurea. E si guadagna addirittura un nome specifico: "Studente non tradizionale". Non solo. Se si vuole cambiare settore si deve seguire un nuovo programma di apprendistato oppure si deve ricominciare a lavorare come un lavoratore non qualificato. "In Germania – fa notare la Solga – i giovani non hanno l'opportunità di cambiare, sono intrappolati nel percorso scelto. Inoltre, il sistema dovrebbe prevedere più periodi di alternanza tra scuola e lavoro per permettere ai ragazzi di cambiare percorso man mano che cresce la consapevolezza di quello che vogliono fare". Il risultato è che un terzo di coloro che finiscono l'apprendistato cambia poi occupazione già nel primo anno e si ritrova a ricominciare dalla base, ossia dallo status di lavoratori non qualificati. "Il secondo difetto – continua la sociologa – è che il meccanismo è troppo guidato dal mercato: gli apprendistati creati dipendono da come vanno economicamente le aziende. Il sistema dovrebbe invece essere guidato dai posti che produce la scuola".

 

Certamente, va molto peggio a chi non ha, non solo una laurea, ma neanche un apprendistato. "In Germania si è considerati una nullità - commenta Solga - se entro i 25 anni non si ha uno dei due si sa che non si avranno opportunità di lavoro. Anche da questo punto di vista non c'è molta mobilità".

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