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di cosa parlare stasera a cena
Hormuz e petrolio russo: i messaggi ambigui di Trump
Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
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Sulla difesa della libertà di navigazione e di commercio i paesi industrializzati e democratici stanno andando un po’ in confusione, con qualche rischio di cadere in trappole propagandistiche o in manovre improvvisate e destinate all’insuccesso. Donald Trump per primo dovrebbe dare una linea chiara. Se intende mandare avanti il confronto con l’Iran, fino al cambio di regime o alla riduzione quasi a zero della pericolosità militare iraniana, allora sarebbe bene che lo facesse sapere in modo esplicito e che inserisca la libertà di navigazione tra gli obiettivi. Avrebbe anche precedenti illustri, perché quello è uno dei temi più frequenti nella storia mondiale dei conflitti. Ma da Trump arrivano messaggi tutt’altro che chiari, fino all’assurda promessa di consentire di nuovo l’export petrolifero russo per un mese.
Mossa che, secondo i calcoli presentati da Volodymyr Zelensky, porterebbe 10 miliardi immediati nella casse di un paese aggressivo e pronto a usare quei soldi per rafforzare l’offensiva in Ucraina. Dall’Europa arriva altra confusione, l’Italia smentisce senza equivoci le voci su trattative dirette avviate con quello che resta del regime per tutelare le navi italiane, la Francia fa più o meno lo stesso. Mentre l’Ue si nasconde dietro alla posizione formale con cui si invoca l’intervento dell’Onu per tutelare il traffico marittimo (auguri!)
Ecco come la mette la Casa Bianca, dicendo forse più verità di quanto abbiano scritto i giornali americani.
Come si stanno organizzando le forze americane.
Le tre "cose" principali
Fatto#1
La Francia, che sta un po’ di qua e un po’ nei rapporti con Iran e Libano, almeno prova a parlare forte e chiaro con la Russia. In generale la posizione europea mantiene una certa ambiguità, che però non è più consentita da quando il conflitto si è chiaramente caratterizzato come una guerra al terrorismo islamista e a chi lo usa (il tema di fondo è questo).
Fatto#2
Il fronte del No al referendum le spara sempre più grosse nel tentativo di intimidire e influenzare l’opinione pubblica. Siamo al punto estremo, con un voto di vita o di morte, un’evocazione drammatica che va oltre la legittimità democratica e che assomiglia alla peggiore propaganda dei peggiori regimi. Dal lato del sì non sarà mai possibile arrivare a questi eccessi e, anzi, va colto e apprezzato l’impegno di continuare a fare campagna nel merito, con argomenti giuridici e politici, ricostruendo la nascita storica (negli ultimi anni del fascismo) dell’attuale assetto con carriera unica, e anche ricordando i tanti casi di cattiva gestione della giustizia. Quest’ultimo è il punto dolente e quello che più infastidisce i campioni dello status quo e gli esagitati del no.
Oggi anche una notevole polemica a distanza tra avvocati e magistrati. Mentre il fronte del sì arruola un grande nome della sinistra garantista.
La sinistra che vota sì (grazie a Stefano Ceccanti).
Nella zona no o sono già convinti o non vogliono proprio stare a sentire i loro ideologhi.
Fatto#3
Qualcosa a che fare con tutto ciò nella vita di Bruno Contrada e nel suo impegno per lo stato e contro la mafia.
Oggi in pillole
- La guerra di Israele in Libano e la forte riduzione della capacità operativa di Hezbollah. Fate caso a come in questa occasione sono ridotte, rispetto alla guerra a Gaza, le strategie di propaganda contro Israele
- L’Iran tenta la carta del terrorismo verso attività economiche (sulla terraferma) americane nei paesi del Golfo
- Come va la difesa dell’Ucraina (abbastanza bene)
- Il decreto sicurezza e i funghi porcini
- Buonanotte (meglio dormire senza pensarci troppo)
Di cosa parlare stasera a cena
Il regime iraniano non riesce a gestire una reale difesa del paese