Foto Epa, via Ansa
di cosa parlare stasera a cena
Non ci sono margini di trattativa tra Iran e Trump
Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
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Non è ben chiaro che cosa il regime iraniano possa ragionevolmente trattare con Donald Trump, senza che i capi religiosi sciiti perdano qualunque credibilità presso i loro seguaci (per pochi che siano) oppure senza che gli Usa accettino (anche per conto di Israele in questo caso) di negoziare alla pari con chi ha represso nel sangue le proteste interne e continua a organizzare e finanziare il terrorismo e la destabilizzazione in Medio Oriente. Gli spazi per trattare non si capisce dove siano, a meno, come si è detto, che qualcuno dei due non venga meno alla propria ragion d’essere. A Trump piace proporsi al mondo come campione di mediazioni, ma, in questo caso, la partita è proprio falsata. Questo non vuol dire che si debba per forza prendere di petto l’Iran islamista e terrorista con la guerra. Trump potrebbe benissimo dire che quelle faccende non riguardano l’interesse immediato degli Usa (ha fatto di peggio da questo punto di vista) e che le proteste sono un affare interno e anche della destabilizzazione mediorientale potrebbero occuparsene gli stati direttamente toccati dalla questione. Non sarebbe una gran figura ma almeno gli si crederebbe, mentre queste minacce confuse mischiate a proposte di trattativa rendono poco credibile sia il Trump interventista sia il Trump cercatore di deal.
Le tre "cose" principali
Fatto #1
La precedente grande frana di Niscemi con più di 1.000 sfollati è del 1997. Da allora pochissimo è stato fatto per dare più sicurezza e per indirizzare le scelte dei cittadini verso soluzioni idrogeologicamente sostenibili. Ragionando su una data così lontana e così vicina le polemiche politiche contro la maggioranza suonano assai deboli e false. La corsa a chi arriva prima tra Elly Schlein e Giorgia Meloni sa ancora più di competizione immatura e perfino di cinismo politico. In ogni caso sarebbe utile provare a unire le forze per trovare risposte politiche e amministrative al riparo da contese quasi elettoralistiche o da affermazioni suggestive ma insensate sullo spostamento di fondi da un’opera a un’altra.
Fatto #2
Ricordatevi che Kaja Kallas è il bersaglio preferito delle polemiche avviate dal Cremlino e diramate attraverso tutti gli amici e sostenitori esterni del regime putiniano. Quindi ascoltatela e leggete ciò che dice con speciale interesse e con molta considerazione, anche per la sua esperienza personale di dirigente politica in un paese direttamente esposto alla pressione militare russa. La sua strategia, espressa nuovamente oggi, parte dalla considerazione del distacco degli Usa dagli interessi europei e chiede a tutti i paesi Ue di aumentare la responsabilità nella gestione della sicurezza internazionale.
Fatto #3
Gli Usa continuano a fare pressione sull’Ucraina perché ceda territori in cambio di un accordo con la Russia, ma questa pretesa non sta in piedi né per l’attuale situazione militare né come garanzia per la futura sicurezza ucraina.
Oggi in pillole
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Il Pd si prepara a una riflessione comune che assomiglierà a un minicongresso, con le diverse posizioni interne (e su temi cruciali) finalmente messe in condizione di essere rappresentate senza atteggiamenti sprezzanti da parte del gruppo dirigente. Ci sarà di divertirsi e da lì potrebbero anche partire percorsi alternativi alla segreteria Schlein;
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la controversia delle bandiere all’ambasciata Usa in Danimarca;
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Sergio Mattarella negli Emirati arabi;
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a Roma e nel Lazio un record storico per la quantità di pioggia a gennaio (mese solitamente poco piovoso);
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sapere dove vanno a cadere i rifiuti spaziali e anche gli asteroidi;
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la vita ginnica di Franco Menichelli.