Foto di Roberto Monaldo, via LaPresse  

Di cosa parlare stasera a cena

Tutto quel che sappiamo del Pd di Elly Schlein. Chi se ne va e chi resta

Giuseppe de Filippi

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

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Comincia la segreteria di Elly Schlein, il Foglio domani ci darà un giro di opinioni, ma per stasera si può cominciare a parlarne a cena chiedendosi quale sia la sua ideologia o, più correntemente, su quale progetto politico voglia avviare il Pd. Il partito più contendibile del mondo (e questo è un aspetto un po’ buffo e un po’ meritorio) ha iscritto nel suo modo di essere l’affidamento a leadership sorprendenti.

È successo con Matteo Renzi e, a modo suo, anche con il ritorno di Enrico Letta. Schlein ha un bel po’ da fare. È attesa da chi conta su una meloniana incoerenza tra programmi elettorali, in questo caso congressuali, e realizzazioni pratiche dopo la vittoria. Ma è attesa anche da chi la vorrebbe coerente fino all’ultima sillaba. I più accorti, nel Pd, definiscono come riformismo radicale il suo progetto politico. Insomma, il riformismo, parolaccia, può salvarsi se radicalizzato. E comunque tutto fa brodo per evitare di parlare troppo espressamente di concetti un po’ usurati come la sinistra, il socialismo, ecc.

Nella conferenza stampa di oggi, Schlein e Letta insieme, per il passaggio di consegne (chissà, potrebbe anche essere l’occasione per sapere cosa pensa dell’invasione russa in Ucraina e delle scelte di schieramento dell’Ue e dell’Italia).

 

Le tre "cose" principali

Fatto #1

E diventano interessanti le valutazioni e le prese di posizione di altri esponenti del Pd, non c’è bisogno di dire quali sono le rispettive posizioni di partenza. Se ne va Giuseppe Fioroni, uno dei fondatori del Pd. Sospende il giudizio Giorgio Gori, ma sembra indicare la strada che preferirebbe (da leggere tutto il thread). E spinge per l’intesa con i 5 stelle Francesco Boccia, che ha coordinato la campagna di Schlein

Fatto #2

Il ministro Matteo Piantedosi, tenuto alla linea ufficiale del governo, ripete che la colpa delle morti in mare, a poca distanza dalla sponda italiana, è di chi parte e di chi traghetta, e non di chi toglie la possibilità di prestare soccorso. Contro le sue parole la più piena protesta dei partiti di opposizione e delle organizzazioni umanitarie

Fatto #3

In pochi credono a un’inflazione in peggioramento (e questo è un tema importante per le decisioni sui tassi)

 

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