Di cosa parlare stasera a cena

Da Conte a Draghi: nessun premier è "per caso"

Giuseppe De Filippi

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

Nei giorni in cui stava per nascere il governo giallo-verde capitò di dover dibattere, appunto, sulla maggioranza che si stava saldando e sul governo che essa avrebbe partorito. Di fronte a molti ragionamenti complessi e a riflessioni sommamente politologiche capitò di osservare, ottenendo anche qualche stupore (a volte perfino ammirato), che si parlava e si trattava, ma a nessuno veniva in mente chi sarebbe stato il presidente del consiglio di quel governo. Giuseppe Conte, allora, era ancora conosciuto solo da una piccolissima cerchia, per i più attenti era il ministro della pubblica amministrazione in pectore del fanta governo indicato da Luigi Di Maio prima delle elezioni. Insomma, si procedette, come è noto, prima a cercare una specie di maggioranza, con la mezza buffonata del contratto di governo, e poi a trovare il premier. Questo non è solo un episodio, non è solo una stranezza in più nell’anomalia generale del governo populistissimo. È, invece, un fatto illuminante e da cui possiamo trarre spunti utili anche oggi. Perché, forse per abitudine a vedere prima le coalizioni, prima gli assetti politici, e poi i leader (il famoso e falsissimo “prima vengono i programmi, che sono la cosa importante, e poi vedremo i nomi”), abbiamo tutti interiorizzato un errore interpretativo e, per farla breve, tendiamo a non capire quanto contino, invece, nomi e persone. Andiamo ancora più indietro per vedere qualche caso. Il primo presidente laico, di un piccolo partito, come sappiamo tutti fu Giovanni Spadolini. Ma, un’altra persona avrebbe potuto guidare quel governo? A distanza di anni possiamo dire tranquillamente di no. E lo stesso, anche di più visto il personaggio, vale per Bettino Craxi. E per Ciriaco De Mita o Giulio Andreotti. E dopo vale per Silvio Berlusconi. Sono tutti, sì, espressione di equilibri di potere e di coalizioni, ma, prima, viene la loro personalità politica, senza la quale quegli equilibri sarebbero rimasti inespressi. Pensate, appunto, al senso che Craxi ha dato al pentapartito, o al modo in cui Berlusconi è riuscito a dare una direzione politica a una roba raffazzonata con un ex missino e un capo leghista simpatico, sveglio, ma, allo stesso tempo, improponibile. Numericamente le maggioranze c’erano, ma, senza le persone in grado di dare ad esse carne e idee, non avrebbero prodotto nulla di politico. E arriviamo a Mario Draghi. Oggi, e con queste premesse, si capisce che non è per nulla, il suo, un ruolo tecnico o un governo tecnico quello che guida. Ma è, appunto, l’espressione attraverso le capacità di una persona di una maggioranza che non sapeva, e forse neanche desiderava, di essere tale. E questa condizione (guardate come ha chiuso la vicenda del cashback e come ha tenuto a bada le rimostranze dei 5 stelle) ha molto da dirci sugli sviluppi prossimi, sullo scenario che potrebbe seguire alla scissione tra contiani e grillini, e anche, nell’altro campo, tra populisti di destra e europeisti (per usare due categorie molto all’ingrosso).

E stamattina, un po’ a sorpresa, Draghi ha esposto una specie di manifesto programmatico di politica economica.

 

Le tre "cose" principali

Fatto #1
I piccoli passi (primaverili, perché il dato è di maggio) della ripresa dell’occupazione in Italia. Ma, con l’estate, in questi giorni, e le riaperture piene, dovremmo vedere una crescita ben più forte, con i servizi a trainare.

 

Fatto #2

L’Uefa non sposterà mai la finale da Londra, ma la questione, e i rischi di contagio evidenti, sta diventando sempre più grave. Una nota di questa mattina dell’Uefa dice, laconicamente, che “tutte le partite degli Europei si svolgeranno come programmate”. Ma restano le perplessità. Mario Draghi e Angela Merkel ne hanno parlato per primi, ora servirebbe un’azione comune di tutti i governi europei, unico modo per ottenere lo spostamento da Wembley. Anche per consigliare alle autorità dell’Uefa di sganciarsi dalla erratica e non sempre affidabile leadership inglese, senza rimpianti e senza doversi sentire vincolati da precedenti piccoli scambi di gentilezze.

Fatto #3

Il detenuto in sedia a rotelle, picchiato e umiliato dagli agenti durante le violenze di Santa Maria Capua Vetere.

 

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