cerca

Di cosa parlare stasera a cena

L'implosione del M5s a Torino e il ritorno di Siri

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

15 Luglio 2019 alle 18:57

L'implosione del M5s a Torino e il ritorno di Siri

foto LaPresse

Interessante a Torino il grillismo che implode. La vicenda evidente è nota, con la sindaca Appendino che oggi ha detto di voler revocare le deleghe al suo vicesindaco Montanari. La contrapposizione, ma nel mondo 5 stelle le cose non sono mai chiare, nascerebbe da diverse interpretazioni della legge grillina (una sfida ermeneutica, ma avendo a che fare con testi di speciale oscurità e di scarsa coerenza logica): pragmatica e per quanto possibile politica quella di Appendino, utopistica e anti-politica quella di Montanari. Alla richiesta di rinuncia alle deleghe, però, il vicesindaco non intende dar corso facilmente. Ha detto che dovrà decidere l'aula consiliare e segnatamente la maggioranza. Non è più tempo di ordini che vengono eseguiti con terrore nel mondo grillesco, e quindi non è bastata, per scoraggiare i ribelli, o puristi, contrari alla sindaca, la presenza di Di Maio in città pochi giorni fa per testimoniare il suo sostegno eterno ad Appendino. Del capo politico, doppiamente ministro, vicepremier, anche fondatore del movimento secondo l'ultimo statuto, una parte dei grillini torinesi se ne sbatte, e rivendica, soddisfatta, il suo "no" alle olimpiadi mentre guarda con qualche neanche nascosta soddisfazione al trasferimento a Milano del salone dell'auto. "Sono i poteri forti della città che si stanno riorganizzando", dice lo stesso montanari, certificando l'implosione grillina. Il fatto è interessante, anche perché, malgrado ora si atteggi a inflessibile, per Appendino quelle forze sociali torinesi, sia pure un po' pazzerelle, sono state necessarie alla vittoria, tutt'altro che scontata in una città che usciva, diversamente da Roma, da una buona amministrazione. Sono avvenute rivolte simili in passato, a Genova ad esempio, e c'è stata la defezione del primo sindaco di una grande città, Pizzarotti a Parma, ma Torino si presenta come qualcosa di più grave per la tenuta dei 5 stelle. La sicurezza di sé di Montanari non è un bluff, è fondata su un reale consenso di una componente di rilievo del grillismo torinese. La città non era nuova a quel tipo di esperienze. Il movimento 5 stelle è stato interpretato come un veicolo con cui promuovere con maggiore forza battaglie già avviate, a cominciare da quella dei No-Tav. Per capirci non ci sono miracolati, ex perditempo di paese, nella parte contraria ad Appendino del movimento grillino torinese, ma persone con una precisa identità politica, temprati da anni di sconfitte e forse incapaci di governare qualunque consesso organizzato ma ugualmente convinti delle loro ragioni. Quindi ora si andrà a una conta dei voti e la sindaca, che probabilmente riuscirà a far passare le sue decisioni, sarà comunque perdente, intanto perché l'operatività del consiglio comunale diventerà ancora minore e poi perché sarà la sua identità a quel punto a venire allo scoperto, facendone una copia scialba e caricaturale allo stesso tempo del pragmatismo dei veri partiti di governo. Non sarà carne né pesce. anche se qualcuno, forse, nel mondo che conta davvero, quello della Casaleggio e associati, sta pensando a lei per incarichi più importanti e forse sta usando questo episodio per potarla presentare come volto nuovo di un 5 stelle governativo.

 

Poi c'è Salvini che fa la concertazione, non per agganciare dinamica salariale e produttività come nei grandi tavoli anni Novanta, quelli di Ciampi (se possiamo paragonare), ma per promuovere la politica della Lega in tema di tasse. Alla fine c'è stata anche qualche indicazione che magari potrà essere davvero tradotta in manovra, e per farlo il ministro e le parti sociali si rivedranno in agosto, secondo il surreale copione dei 3 governi e mezzo attualmente in auge (Salvini, Di Maio, tecnici realisti, il mezzo in più è il governo del prof. avv., l'unico legittimo però). Il guaio è che Salvini, non a sua insaputa, si è fatto accompagnare da Armando Siri, ridandogli il ruolo (comunque sempre usurpato) di inventore della flat tax e dai presidenti di commissione, Bagnai e Borghi. Uno schieramento discutibile, un ex sottosegretario dal curriculum non esaltante e un politico, Borghi, del quale leader leghisti come Giorgetti esortano a non prendere sul serio le proposte economiche (peraltro smontate, come nel caso dei minibot, dentro e fuori dal governo). Sedersi al tavolo è certamente cortesia istituzionale ma sindacati e sigle datoriali avrebbero anche potuto legittimamente obiettare che con quel parterre non si dava neppure inizio al confronto. Invece sono andati e hanno dovuto subire Soro che "spiegava loro la flat tax". Speriamo che facciano tesoro di questa esperienza. Questa presenza di Siri, però, finisce per offuscare tutta la trattativa (compreso l'impegno ad anticipare la manovra economica da parte di Salvini e le rivendicazioni sulla politica economica delle varie sigle) e per attirare una critica velenosa, ma una volta tanto comprensibile, da parte di Di Maio. Osservazione a margine: qui si comincia a sospettare che Di Maio, o qualcuno per lui, sia un lettore di dicosaparlare, perché, anche nella vicenda di Torino ad esempio, sembra trarre indicazioni operative da queste note degne al massimo di chiacchiera da aperitivo.

 

E a quelle parole di Di Maio, a quell'impudente accostamento delle storiche sigle sindacali all'ex sottosegretario amico degli imprenditori Arata, i quali ora si trovano in guai seri con la giustizia per le loro attività energetiche in Sicilia, fa arrabbiare di brutto Cgil, Cisl e Uil, che rispondono con una nota unitaria citata e commentata con la velocità di Twitter da una collega molto esperta di questioni sindacali.

  

A proposito di cortesia istituzionale poi c'è il prof.avv. a fare la ramanzina a Salvini perché sta facendo la politica economica al posto del governo. Tuttavia non se la prenda gentile prof. avv., quello che fa Salvini è recitare la politica economica, giocare al tavolo della concertazione come a un gioco, appunto, da tavolo.

 

Questa storia del distrarre, e l'abusata battuta (chiediamo una moratoria) sulle armi di distrazione di massa, forse andrebbe ripensata. Insomma, ci si è fatti un po' distrarre da questa fissazione sulle distrazioni create apposta. Ecco qui Zingaretti.

 

Ma no, è pieno di sviluppi dilla vicenda russa. E, come detto dal Foglio, non sono i soldi a contare, quanto le relazioni e l'ossessione per le relazioni col potere russo. Emergono le storie e le inclinazioni di personaggi affascinanti per la loro improbabilità, tutti avrete letto degli abboccamenti con gli Ufo del consigliere di Salvini, con ruolo contrattualizzato, D'Amico. Intanto, come nelle normali indagini, spuntano altre carte, o meglio spunteranno, e arrivano gli interrogatori. Qualcuno consiglia anche di guardare a come questa vicenda possa far innervosire gli americani e spingerli a scaricare la Lega e il suo leader, ma in America c'è Trump, quindi vallo a sapere.

  

Merita sempre un ripasso la serie di aiuti pubblici all'Alitalia nella storia, anche per festeggiare oggi l'avvio di una nuova trattativa per affiancare allo stato (Fs e Mef) qualche privato, di cui non si capisce se il ruolo deve esserequello di percettore di profitti generati da denaro pubblico (non sembra aria) o di fornitore di denaro ed energie senza speranza di compensazione (più probabile).

  

La regola standard alla base della richiesta continua di inasprire le pene. Strategia perdente e stupida, particolarmente inadatta in casi come questi di violenza all'interno di coppie o di ex coppie, in cui, purtroppo, non sono certo le minacce di severità penale a ridurre il rischio che le donne, come avviene molto più di frequente, vengano uccise. Gli assassini, in questo caso, non compiono certamente una valutazione razionale, ma agiscono in base a motivazioni violente, a impulsi di odio, che dovrebbero essere prevenuti  con altri strumenti (ed è comunque molto difficile).

  

Il nazionalismo economico, con cui Trump può permettersi di giocare grazie al forte mercato interno, prima e poi presenta il conto. Ma forse, non è più il caso di Trump, al mondo sovranista fa comodo il rallentamento dell'economia e il conseguente impoverimento, perché la spinta democratica e liberale è più forte quanto più circola ricchezza e quanto più di ricchezza ne viene prodotta e distribuita e vale anche il viceversa.

 

Domani si vota a Bruxelles per completare la nomina di Ursula von der Leyen e le grandi famiglie politiche si stanno ricompattando dopo qualche nervosismo.

 

La Grecia non farà la manovra correttiva, l'Italia l'ha fatta.

  

Il missile e il filo-nazismo del principale gruppo di tifo organizzato juventino. E il missile era in vendita.

  

Lo sgombero a Roma di un edificio occupato nella zona di Primavalle sembra andare oltre le motivazioni di controllo della criminalità per colpire invece gli occupanti nelle loro possibilità economiche e nella stessa organizzazione della loro vita personale. Insomma più che un atto di repressione dello spaccio o di altre attività criminali sembra un'azione contraria a un'occupazione dettata dalla necessità.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi