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Il tentativo di mediazione di Tria in Europa e il tabaccaio di Ivrea

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

11 Giugno 2019 alle 18:21

Il tentativo di mediazione di Tria in Europa e il tabaccaio di Ivrea

foto LaPresse

Tria che ha un po' di testa sulle spalle ci prova a provare a ragionare con Bruxelles per evitare l'infrazione e chiudere un bilancio accettabile dal resto del governo. L'Europa, ancora una volta (e contro la versione dei fatti che va per la maggiore) funziona da assicurazione e da garanzia per le divergenze italiane, riconducendole in un ambito gestibile e mettendo l'Italia al riparo dalle reazioni troppo brusche dei mercati. Per Salvini è un condizione ottima, simile a quella del bullo (a parole) che grida, in romano, "areggetemi se no gli meno" e gli amici lo reggono, lui non mena nessuno né rischia di essere menato, ma ha fatto la sua figura da guappo. Con l'Europa lo schema è quello. Salvini si fa "reggere" da altri pezzi del governo, da altre istituzioni, e quindi strilla ma non mena (né, cosa ben più probabile, viene menato). Vincono tutti: lui tiene il punto senza rischi, il governo va avanti, la finanza pubblica non salta anche se è sottoposta a una tassa da spread sgradevole ma sopportabile.

 

Intanto dalla riunione tecnica, alla quale partecipava per l'Italia il direttore generale del Tesoro, arriva l'indicazione favorevole alla procedura d'infrazione. Si tratta delle considerazioni fatte dai capi delle burocrazie ministeriali e che saranno portate al tavolo del consiglio europeo come base di lavoro per la decisione finale.

 

Sembrerebbe in contrasto con tutto questo la ridda di voci sull'indicazione di Alberto Bagnai come prossimo ministro per gli Affari Europei da parte della Lega. Certo, il profilo è quello di un fiero e polemico anti europeista. Ma potrebbe anche essere un altro pezzo di manfrina, perché il ministro, senza molte deleghe, non ha un gran ruolo e sostanzialmente il suo lavoro viene svolto dalla presidenza del consiglio e, ciascuno per la sua parte, da vari ministeri. Per capirci: in una maggioranza anti europeista quella carica viene svuotata di senso, perché o si intende partecipare in modo attivo alla definizione delle regole europee, accettandone l'impianto, e allora il ministero ha un ruolo, altrimenti si finisce per andare alle riunioni mettendosi all'angolino a scuotere la testa. E allora va benissimo Bagnai, e gli altri ministri si abitueranno alle sue sortite su twitter, una foga che esploderà magari dopo aver tenuto un atteggiamento molto meno polemico durante gli incontri vis-à-vis. Ma forse non è così e questa nomina, se formalizzata, segnerà l'inizio della guerra italo-europea.

 

Perché poi le cose vanno avanti all'insegna della continuità e la nuova commissione, passata attraverso le elezioni europee che dovevano cambiare tutto, procede tranquilla come prima, anche confermando nomi che in Italia erano stati descritti come nemici e comunque destinati ad "andare a casa".

  

Dietro quella posizione da tenere non c'è alcuna strategia per l'Italia o per l'Europa. È la fermezza di chi non sa che fare. E ugualmente Salvini, il contestatore dell'Europa, il nemico dei "burocrati di Bruxelles", è anche lui privo di un'agenda politica per l'Italia e per l'Italia in Europa. A dispetto del decisionismo proclamato c'è il vuoto di idee (che non siano pura propaganda) e il deserto delle realizzazioni possibili. Così si finisce per bullizzare il ministro Tria e perfino il prof. avv. perché "facciano qualcosa", ma senza sapere in alcun modo cosa. Questa condizione può anche durare ancora un po', grazie alle cortine fumogene sui minibot, sulla sicurezza, sull'immigrazione, su tutte le drammatizzazioni di problemi esistenti unite a depistaggi sulle soluzioni in cui si sta specializzando la coppia Di Maio/Salvini. E così il prof. avv., che sta al gioco, fa il vigoroso.

  

Intanto il ministro Di Maio fa la faccia feroce con quelli di Whirlpool e ne viene ripagato con una sottile presa per i fondelli. Il ministro minaccia, a favore di telecamere, il ritiro degli incentivi industriali alla multinazionale. Se dovesse succedere sarà terreno di pascolo per generazioni di avvocati. Ma il punto politico è nell'insuccesso complessivo della minaccia, Perché la pronta e furba risposta di Whirlpoo consiste nel dire che no, non si chiude, ma si cerca un compratore. Cioè esattamente quello che era stato detto prima e che fece scoppiare le proteste degli operai. E' evidente che trovare un compratore significa vendere e che vendere significa chiudere l'attuale attività per farne avviare, forse, un'altra. Insomma per il ministro nessun successo

 

Cose (brutte) che succedono quando bisogna far contenti tutti i partecipanti alla maggioranza populista, quando bisogna tenere assieme tutte le cattive amministrazioni e salvare la sindaca fallimentare.

Preparatevi alla prossima scadenza elettorale, se non vi fossero bastate le recenti analisi di voti e flussi. Si apre la corsa alla strategica regione Emilia-Romagna e il Pd è nel ruolo difficile del favorito, di misura, contro il quale corrono tutti gli altri.

  

Brutta storia, sulla quale il ministro Salvini poteva risparmiarsi l'espressione immediata di solidarietà a chi ha sparato e il totale disinteresse per chi è morto.

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