cerca

Le proteste contro Mimmo Lucano e lo stop a Fabio Fazio

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

13 Maggio 2019 alle 18:15

Le proteste contro Mimmo Lucano e lo stop a Fabio Fazio

Il caso della rimozione di uno striscione di protesta contro Salvini a Bergamo qualche ora prima dell'arrivo del ministro dell'Interno per un comizio in città. Sta facendo discutere non solo per la gravità in sé ma anche per il modo in cui è stata decisa e realizzata la rimozione, dalle finestre di un appartamento disabitato. E poi perché danneggiare così la reputazione dei vigili del fuoco, amati e stimati da tutti e così invece esposti a critiche più che fondate. Troppo zelo o direttive precise? La tutela dell'immagine salviniana sta diventando un problema serio per la libertà di espressione in Italia. Il sindaco di Bergamo lo fa notare.

 

  

Un presunto ordine della questura arrivato ai vigili del fuoco, si dice.

  

 

Ed è arrivato da molto in alto, secondo un sindacalista.

 

 

Mimmo Lucano e la sua testimonianza all'Università La Sapienza di Roma. Dentro il racconto della solidarietà nel borgo, fuori la violenza di Forza Nuova.

 

Certo, fin qui si è parlato di piccole e meno piccole prepotenze di marca salviniana ai danni della libera espressione del pensiero e della contestazione politica. Ci facciamo rientrare anche, quasi suo malgrado, Fabio Fazio e la riduzione delle sue puntate in onda su Rai1 per non turbare l'elettorato che si approssima alle europee. Una cosa assurda, ridicola, grottesca. In più c'è il povero amministratore delegato della Rai, Salini, un po' schiacciato tra varie prepotenze e costretto a rendere pubblico il suo stupore per la decisione, di cui avrebbe chiesto chiarimenti alla direttrice di Rai1, già distintasi in passato per zelo governativo.

 

Gli avvelenatori del dibattito pubblico e quindi delle scelte democratiche, aiutati dal web e ora, forse, un po' frenati da Facebook, ma la vigilanza deve restare attiva, perché ci riproveranno, anzi, ci stanno già riprovando.

  

 

Appunto, la realtà dei fatti, per quanto riusciamo a conoscerla. Guardiamo agli sviluppi delle politiche anti migratorie e a ciò che sta succedendo.

  

 

A proposito, il simpatico e un po' guascone elemosiniere vaticano sembra un nemico perfetto per Salvini, contrapponendo al ministro dell'Interno azioni basate su palesi violazioni della legge gli regala fantastiche occasioni per riscaldare i suoi seguaci.

  

Gli ambientalismi, proprio "ismi", e gli ambientalisti vanno in confusione se presi sul serio, se le loro proiezioni sul futuro o le loro analisi del presente vengono, appunto, prese a valore di facciata e quindi se si adeguano in pieno le decisioni politiche, e anche amministrative e giudiziarie, alle tesi ambientaliste, ci si incarta in situazioni impossibili da gestire e impossibili proprio da mandare avanti o indietro. Un'applicazione tipica di questo schema è in corso con la vicenda del traforo del Gran Sasso. Secondo alcune associazioni ambientaliste abruzzesi, il traffico nel traforo, a causa di guaine insufficienti sulla calotta del tunnel, sarebbe causa di inquinamento per le falde acquifere della montagna. Mentre altri elementi di rischio deriverebbero dall'attività del laboratorio di fisica nucleare ospitato proprio in uno spazio ricavato a margine del tratto centrale del viadotto. Il laboratorio ha il torto di avere la parola "nucleare" nell'intestazione e perciò è stato oggetto di attacchi infondati ma facili da diffondere e quindi unisce altri elementi al campo ambientalista. Ecco dal passato del Foglio qualche elemento per inquadrare questo problema nel problema.

 

Insomma il mondo ambientalista gliel'aveva giurata al laboratorio. E ora tutto va a unirsi perché una procura, come si diceva, ha dato seguito agli esposti ambientalisti. Mettendo sotto indagine persone che lavorano per l'autostrada, per la società idrica, per il laboratorio. A tesi presa sul serio, si risponde seriamente. E così, dicendo che non si vuole reiterare il presunto reato, ecco, come è noto, la società di gestione prossima a chiudere il viadotto. Su questa mossa, apparentemente logica se non addirittura obbligata, scatta la reazione un po' pazzerella degli esponenti a 5 stelle  sul territorio che se la prendono con il presunto inquinatore perché ha deciso di interrompere l'attività inquinante (cioè il traffico nel viadotto). Mentre le associazioni ambientaliste oggi alla camera spiegavano che si può andare avanti ma investendo 170 milioni. Così, facile, conto fatto e via. Ma già si apprestano a mettere in riga anche l'eventuale commissario che dovesse essere nominato per affrontare la questione: niente deroghe, dicono (intendendo che a non essere derogabile è ciò che loro stessi hanno stabilito e non le indicazioni di legge). Toninelli, ministro del settore, non dà segnali chiari, ma dal suo giro parlano di revoca della concessione per la società autostradale, ma questa è una fissazione del ministro e del suo gruppo politico. Tuttavia chiudere davvero il traforo del Gran Sasso potrebbe forse accontentare i nostalgici dell'isolamento montanaro e quella specifica schiera (tanto tetragona nelle scelte quanto oscura nelle motivazioni) composta dai nemici dei tunnel, odiatori dei buchi nelle montagne o colline. Ma lascerebbe un enorme, ingestibile, scontento nel resto della popolazione. E così eccoci all'ambientalismo preso sul serio e alla sua inevitabile deriva verso l'impossibilità.

 

Ahi ahi ahi, la guerra commerciale comincia a far male.

  

 

Vanno male i mercati finanziari, resta nervoso lo spread, l'Italia è guardata con cautela, con lo spread sopra a 275. Anche perché qui non ci sono grandi progressi, anzi, per una partita complessa, quella che riguarda Carige.

 

La lira sovrana (quella turca) e i governi che la usano, stampando moneta, per fare politica economica (quello turco) e perché finirà male.

 

 

Accontentiamo i filo Greta ricordando che se qui fa un freddo assurdo dalle parti dell'attivista sedicenne invece fa caldo in mondo anomalo.

 

 

E qui colpisce non solo il freddo ma anche e soprattutto la pioggia.

 

Il ricordo di Gianni De Michelis, scritto da Giuliano Ferrara (parlatene a cena)

 

 

E quello di Doris Day, che è morta oggi.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi