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L'Ocse boccia la crescita italiana mentre si attende una decisione sulla Tav

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

6 Marzo 2019 alle 17:36

L'Ocse boccia la crescita italiana mentre si attende una decisione sulla Tav

Foto LaPresse

Eccolo lì, arriva il segno meno sull'intero 2019 nelle attese dell'Ocse. Avvisare Salvini, prima che dica che tanto tutte le previsioni sono sbagliate, che l'Ocse non è il Fmi e non è la Commissione europea. Questi ultimi due, quelli che per Salvini sbagliano tutte le previsioni, erano stati molto più ottimisti dell'Ocse. E più ottimisti erano stati anche Moody's e le altre agenzie di rating. Insomma, questo dato di oggi, che ha il pregio di essere anche il più aggiornato, segnala un rischio speciale, col quale non si erano ancora fatti i conti, ovvero il rischio di un anno intero in recessione, con un blandissimo recupero nell'anno successivo. Una condizione che, appunto, farebbe dire "magari" di fronte a certe stime che pochi giorni fa sembravano pessimistiche. Il tutto mentre il governo, con i suoi esponenti ufficiali, parla ancora della possibilità di realizzati un +1% per il pil 2019 e su numeri simili ha basato gli equilibri della finanza pubblica. Tutti documenti da buttare, evidentemente, perché la realtà del 2019, se crediamo all'Ocse (che ha ottime probabilità di anticipare esattamente l'andamento dell'anno), sarà tremendamente diversa da quella attesa e perciò né il deficit né il debito saranno quelli previsti dal governo, facendo saltare gli impegni con l'Europa e con i mercati finanziari. Ecco l'Outlook dell'Ocse, con l'evidente distacco negativo dell'Italia rispetto agli paesi industrializzati, pur nella frenata generale. A essere pignoli l'Italia è proprio l'unica col segno meno, ma è anche l'unica col doppio populismo al governo.

  

Beh sì, c'è meno fiducia, pensa un po'.

  

Ma perché non ci sono le file alle poste? come mai non c'è l'assalto al sussidio?

 

Intanto una perla dall'Inps, dalla reggente Gabriella Di Michele. In audizione alla Camera ha detto che i controlli approfonditi sui requisiti per ottenere il reddito di cittadinanza li avvieranno più avanti nel tempo, altrimenti non sarebbe stato possibile far partire l'operazione nei tempi stabiliti. Insomma, lo stato rinuncia a verificare se dà soldi a qualcuno che ha davvero diritto ad averli e intanto paga, perché si dovevano rispettare le scadenze, tutte elettoralistiche, mediatiche e, con neologismo, scambistiche, imposte dal governo. Che poi quei controlli successivi e le eventuali richieste di restituzione, solo a pensarci, fanno ridere. Anche perché non si eroga proprio denaro, ma la famosa carta con cui comprare alimentari, pagare bollette o affitti. E allora sembra di vedere chi, colto ad aver avuto il sussidio senza averne diritto, risponderà di essere pronto a restituire il maltolto in derrate alimentari oppure dirà che ormai bolletta pagata capo ha e perciò cosa dovrebbe restituire?

 

Lo fece anche in campagna elettorale, con la bizzarra tesi secondo la quale 10 vaccini erano troppi, affermazione senza senso per la medicina. Ora torna sul tema, proprio quando gli stessi grillini mostravano qualche segno di resipiscenza, e va a toccare il problema caldo, quello della divisione di una stessa aula, per ore, con evidenti rischi di contagio, tra bambini vaccinati e figli di No vax.

   

La maggioranza rabberciata è sempre un tema che funziona, anche sotto al saldo abbraccio tra Di Maio e Salvini. Oggi le crepe si vedevano nel voto sulla legittima difesa, a lenire c'era però lo schieramento pieno del centrodestra (nel senso elettorale) con il governo. Ma forse non era un gran lenimento, anzi, era un modo per far emergere ancora di più le divisioni della maggioranza.

  

E poi bisogna decidere su questa benedetta Tav, che non si chiama Tav, insomma sulla Torino-Lione. Il prof. avv. prende tempo, altri premono, i comitati per il sì si sono scocciati, i professori del no arzigogolano. Toninelli, invece, non ventila e chi lo ha ventilato, dice, sbagliava. Parliamo delle dimissioni, appunto, ventilate. Ma lui ha il vento in poppa, sostiene, e quindi non ventila. Però arriva una mozione di sfiducia che lo riguarda, mentre prende corpo una possibile strategia, basata sulla sconfitta dei 5 stelle in parlamento sulla Torino Lione, per consentire di procedere con l'opera.

 

 

E Di Maio invece ventila una soluzione per Alitalia e si sbilancia, dicendo che si sistemerà tutto entro il 31 marzo. Roba forte, anche perché, intanto, da parte di Delta c'era Ed Bastian (cognome che induce a non essere d'accordo...) a dire che la compagnia americana non intende assumere impegni e che non si può ancora dire nulla e che comunque le somme di cui si è parlato, come partecipazione alla nuova società, sembravano un po' sproporzionate. I sindacati se ne sono accorti e sono molti preoccupati, anche perché sanno che l'altro possibile acquirente, EasyJet, certo non fa regali.

 

L'integrale forse è una lettura eccessivamente lunga e la cena salterebbe, ma qualche estratto leggetelo prima di stasera per avere un'idea della quantità di disinformazione (quindi non solo le fake news più pacchiane, ma anche altri strumenti di inquinamento del dibattito pubblico) circoli in Italia, e come sia stata concentrata soprattutto nei mesi che hanno preceduto il voto del marzo 2018. Grazie all'Agcom, finché ad essa  sarà consentito, per questo lavoro.

 

Eccovi una lettura per le prossime cene.

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