cerca

Il voto di fiducia a Theresa May e l'attacco a Strasburgo

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati da Giuseppe De Filippi

12 Dicembre 2018 alle 18:52

Il voto di fiducia a Theresa May e l'attacco a Strasburgo

Bandiere dell'Europa e del Regno Unito (foto LaPresse)

Nero su bianco, dice il prof. avv. a proposito del testo che ormai, mentre siamo a cena, ha già portato al vaglio degli altri paesi europei e, in modo più stringente, degli altri paesi che usano l'euro e della Commissione europea. Anche nella stretta finale, anche nell'immagine un po' sciatta del "nero su bianco", convivono le varie aspirazioni del governo. Quella alla stabilità, con cui si chiede di fare il possibile, fino all'estremo, per evitare la procedura d'infrazione (ne è stato certamente interprete il presidente Mattarella, che ha incontrato il premier prima che questi partisse per Bruxelles). E anche le aspirazioni specifiche di Di Maio (e separatamente della parte di 5 stelle più direttamente seguaci delle scelte di Casaleggio) e di Salvini. Il tifo di Di Maio nella trattativa stato-deficit è tenerissimo.

 

 

Ma il leader leghista sta studiando da governante vero? Cioè da leader svincolato da questa buffonata del contratto di governo e dotato invece degli elementi costitutivi del potere democratico: rappresentanza, ideologia, struttura politica organizzata? La domanda ormai è abusata, ma finché non arriva una risposta chiara voi provate a buttarla lì a cena.

 

E appunto, a volte c'è anche un concorrenza (o una concordia) tra i due gruppi di governo che si volge a fini positivi, portandoli a sostenere, entrambi, un trattato positivo per l'Unione, anche se contraddice la retorica un po' trumpiana e un po' da piccolo mondo antico che contraddistingue gli uni e gli altri.

 

  

Ah vedi, anche questo l'avevano detto.

 

 

Ma quando dicono possono anche fare danni. L'ecotassa viene presa molto sul serio dalle case automobilistiche. Fca, in più, dice che con le nuove norme contro i motori maggiormente diffusi sarà costretta a ritirare il piano di investimenti in Italia, sul quale già c'era il gradimento sindacale. E uno dei maggiori lasciti di Sergio Marchionne, forse sottovalutato dal governo, è la piena indipendenza delle scelte di Fca dal gradimento politico della maggioranza.

  

I 5 stelle possono appuntarsi la medaglietta del decreto che hanno voluto intestare all'imprenditore Bramini, andato in difficoltà con le banche anche per ritardi nei pagamenti attesi dall'amministrazione pubblica. Però anche in questo caso si nota molta comunicazione, molto lavoro d'immagine, in una norma che con 50 milioni di donazione vorrebbe sistemare sia rapporti bancari critici sia meccanismi inceppati nei pagamenti pubblici. Il tutto da realizzarsi a condizioni di mercato. Le premesse, insomma, fanno pensare a un probabile flop del provvedimento. Mentre, nella stessa mattinata, al consiglio dei ministri è arrivata l'attesa proroga per la restituzione del prestito da 900 milioni fatto dallo stato ad Alitalia. Altri sei mesi mentre il ministro Di Maio dice che si sta studiando come far entrare direttamente la mano pubblica nel capitale di Alitalia, e come far accettare tutto ciò all'Ue. L'impressione è che non ci sia nessun piano, salvo quello di prorogare la magagna di qualche mese. Ah, si fa notare che c'è anche l'abolizione del Sistri, un complesso e burocratico sistema di tracciamento dei rifiuti, messo a carico dei produttori. Odiato dalle aziende, particolarmente dai piccoli artigiani, era però tipicamente uno di quegli strumenti che la propaganda a 5 stelle ama promuovere un po' in tutti gli ambiti, secondo le regole generali del sospetto e del controllo.

   

A Strasburgo e anche nelle vicine zone della Germania continua la ricerca di Cherif Chekatt mentre si apprendono particolari sul suo passato criminale che, come già in casi simili, fanno dubitare delle buone strategie messe in atto dall'apparato di sicurezza francese e, in parte, anche tedesco. Ma mettersi a dare lezioni, con le poche notizie che si hanno, sarebbe comunque ingiusto. Anche perché il controllo di una grande e variegata comunità islamica all'interno della quale possono esserci persone fortemente radicalizzate e pronte a colpire sembra sempre molto semplice ex post, dopo gli attacchi, ma presenta in realtà grandi difficoltà prima. E comunque proprio a Strasburgo si è saputo di almeno due tentativi precedenti sventati proprio dall'azione preventiva. Certo, che il mercatino fosse un obiettivo si sapeva, e questo forse è l'elemento più debole nel piano anti terrorismo della polizia francese.

  

 

Le condizioni gravi del giovane giornalista italiano colpito da un proiettile a Strasburgo durante l'attacco terroristico.

 

Mentre potrete già parlare dell'esito del voto di sfiducia a Theresa May si consiglia di ripetere e ripetere a cena e dopo cena che il governo di Londra non è in difficoltà per colpa dell'Europa ma per colpa di quegli esponenti politici britannici che hanno voluto e cavalcato il referendum sulla (inapplicabile e irrealizzabile) Brexit. May è in una crisi di cui non si vedono soluzioni perché ha accettato la guida politica di un governo che doveva realizzare la Brexit, non per altre ragioni. La sua ascesa è stata dovuta alle dimissioni di Cameron e al nuovo scenario che hanno determinato, con la bandiera dell'uscita dall'Unione da tenere alta.

 

Michael Cohen dice di aver prove contro la persona più potente del paese. Cohen era l'avvocato di Donald Trump e quando sarete a cena si starà giù discutendo, negli Stati Uniti, di cosa può succedere dopo questa prima condanna.  

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi