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L’uomo ucciso dai carabinieri che l’avevano rapinato e le corna di Benito Mussolini

30 Marzo 2015 alle 10:48

L’uomo ucciso dai carabinieri che l’avevano rapinato e le corna di Benito Mussolini

Delitti
 

Alessandro Heuschreck, 50 anni. Operaio dell’Autobrennero, in cura per problemi psichici, nato a Rovereto ma residente a Bolzano con la compagna Ester Quici, 34 anni, di Merano, da cui aveva avuto due bambini. L’altra sera una vicina sentì i due urlare e chiamò i carabinieri che entrando nell’appartamento trovarono l’Heuschreck cadavere in una pozza di sangue, sul corpo diverse coltellate. La Quici, arrestata per il delitto, sostiene che l’uomo s’è ammazzato durante un raptus di gelosia. Tuttavia almeno una coltellata, quella sotto la nuca, è incompatibile con la tesi del suicidio.
Sera di sabato 21 marzo a Bolzano.

 

Giovanni Mutti, 64 anni. Piacentino, di continuo discuteva con la moglie Angela Lanza, 62, e spesso la picchiava. L’altra notte, durante l’ennesima lite, l’afferrò per il collo e allora lei, impugnato un coltello da cucina, gli infilò la lama due volte nel petto.
Notte di venerdì 27 marzo in una lussuosa villa vicino Quarto, frazione di Piacenza.

 

Pasquale Prisco, 28 anni. Napoletano, gestiva un supermercato, a Ottaviano, col padre. Nella tarda mattinata di mercoledì 25 marzo Claudio Vitale, 41 anni, di Cercola (Napoli), e Jacomo Nicchetto, 33 anni, di Chioggia, carabinieri fuori servizio, entrarono nel negozio con le pistole in mano e si fecero consegnare i 1.300 euro custoditi nelle casse. Pasquale, suo fratello, il padre e altre cinque persone tra amici e dipendenti montarono su due auto, inseguirono i rapinatori, li speronarono, li mandarono a sbattere con la macchina e poi li affrontarono faccia a faccia. I carabinieri gli scaricarono addosso i caricatori delle loro pistole uccidendo Pasquale Prisco e facendo sei feriti. Feriti pure i due rapinatori: uno ha le ossa della faccia fratturate, l’altro è stato raggiunto da un colpo di pistola al gluteo.
Tarda mattinata di mercoledì 25 marzo sulla strada statale 268, all’altezza della zona industriale di Ottaviano, Napoli.

 

SUICIDI

Antonio Casassa, 87 anni. Pensionato di Torino, viveva con la moglie Luigina Maria Gai, 81. L’altra notte, mentre dormivano, nella loro casa scoppiò un incendio. Il Casassa prese a urlare, i vicini corsero a dare una mano e una volta entrati, in mezzo a un gran fumo, videro la Gai cadavere sul letto in fiamme. Quando capì che per la moglie non c’era niente da fare, il Casassa si barricò in casa e urlando «voglio morire con lei» si lasciò travolgere dalle fiamme.
Notte di martedì 24 marzo in via Umberto Balestreri 4, quartiere Rebaudengo, Torino.

 

Edoardo Milani, 55 anni. Ex maresciallo dei carabinieri, un tempo in forza alla caserma di Bordighera e poi sospeso dall’incarico dopo che tre donne l’avevano denunciato per molestie sessuali. Mercoledì 25 marzo i giudici lo condannarono a sette anni e sei mesi di reclusione, la mattina dopo andò davanti casa di una delle accusatrici, si puntò la pistola alla testa, e fece fuoco.
Dopo le 11 di mercoledì 25 marzo in via San Rocco a Vallecrosia, Imperia.

 

AMORI

 

MANHATTAN Mariel Hemingway ricorda che, sul set del film Manhattan, Woody Allen si era preso una sbandata per lei, allora diciassettenne: "Non ci feci troppo caso, mi sembrava il tipo di cosa che succedeva spesso allora, quando un uomo di mezza età si trovava attorno ragazze più giovani". Allen la faceva sentire "adulta e intelligente": "Mi portava a teatro, alle mostre. Mi ha dato un po’ della sua saggezza". L’anno dopo, quando la ragazza aveva ormai raggiunto la maggiore età, il regista cercò di andare oltre: si presentò un giorno all’improvviso nel ranch dell’Idaho dove lei abitava con i genitori e le chiese di partire insieme per Parigi. La Hemingway cercò di convincere i genitori a non lasciarla partire: "Spiegai che non sapevo quale sarebbe stata l’organizzazione a Parigi, che non ero sicura che avrei avuto una camera mia diversa dalla sua, che Woody non aveva mai accennato alla possibilità che dormissimo in camere separate. Speravo che si sarebbero opposti, che mi avrebbero vietato di partire, invece non fecero che incoraggiarmi ad andare con lui". Comunque alla fine decise di non andare: "Chiesi chiaramente ad Allen se ci sarebbe stata una camera tutta mia a Parigi. Mentre era lì che cercava di inforcare gli occhiali, gli dissi che non sarei partita con lui. Il giorno dopo affittò un aereo e se ne andò". Queste notizie sono contenute nel libro della Hemingway, Out came the Sun, di prossima pubblicazione. Lì scrive anche di altre star di Hollywood: il regista Bob Fosse ai tempi del film Star 80 la rincorse assicurandole che nessuna protagonista di un suo film gli aveva mai detto no. "Sarò la prima", rispose lei; "Non credo, cara" ribattè quello. Invece Robert De Niro, "grasso e antipatico", si recò a parlare con lei di un progetto che non aveva intenzione di realizzare solo perché sperava di ottenere qualcosa di più "fisico" (Paola De Carolis, Corriere della Sera 27/3).

 

ARNESE Giuseppe Pardini, professore di Storia contemporanea, ha trovato la documentazione che prova la liaison segreta di Claretta Petacci con Luciano Antonetti, latin lover ed ex miliziano dannunziano. Il capo del fascismo, il 13 luglio 1937, viene informato della tresca con colui che, stando ai questurini, è «un cattivo arnese», cerca di fare contrabbando di armi e si accompagna a una "prostituta ermafrodita". Mussolini alle 19 telefona a casa Petacci urlando: "Di voi non ne voglio più sapere". Claretta finge: "Non so di che parlate". Poi, alla tempesta di improperi che la investe scoppia in un pianto dirotto. Tra le accuse e le offese, Mussolini le ingiunge di riprendersi i quadri che la fanciulla, pittrice in erba, ha portato a Palazzo Venezia, e di non farsi più vedere. Poi ci ripensa, telefona a casa Petacci e quando Claretta risponde le dice: "Ho bisogno di parlare con vostra madre". Mussolini interroga donna Giuseppina, vuole sapere se sua figlia è "limpida". "Sono solo voci malevole", risponde lei. Perdonata dal capo del governo, Claretta non lo è dai genitori: "Se ora non fili dritta, ti dò un pugno in testa e ti ammazzo", l’allerta il padre. Antonetti verrà malmenato per strada da "estranei". Privo di lavoro, tallonato da un segugio, finirà la vita povero e malato (Mirella Serri, La Stampa 22/3).

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