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In Italia gli omicidi non sono mai stati così pochi. Anche in famiglia

Il rapporto del Viminale e l’allarmismo dei giornali. “Gli studiosi pensavano che il tasso di omicidi fosse al minimo. Invece è sceso ancora”. Parla il sociologo Marzio Barbagli

17 Agosto 2019 alle 06:00

Omicidi

Foto LaPresse

“La bella notizia è che tutti gli omicidi stanno diminuendo, così come diminuiscono in generale i crimini violenti”. Marzio Barbagli, sociologo e professore emerito dell’Università di Bologna, nella sua carriera si è occupato a lungo di criminalità in Italia. Tuttora ha in corso una ricerca sul cambiamento degli omicidi nel nostro paese. “Gli studiosi pensavano che il tasso di omicidi fosse al minimo. Invece è sceso ancora”, spiega al Foglio. Durante il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica di Ferragosto, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha illustrato i dati dell’attività svolta dal Viminale nell’ultimo anno. A giudicare dai titoli di molti quotidiani, la notizia che ha colpito di più l’attenzione – oltre al calo di sbarchi e rimpatri – ha a che fare proprio con i fatti di sangue. “La famiglia uccide più della mafia”, scrive il segretario generale del sindacato di polizia Silp Cgil sul’Huffington: “Gli omicidi sono in calo, ma crescono quelli tra le mura di casa”. “L'80 per cento degli omicidi nella sfera familiare”, dice Rep (sono “3 su 4” per il Corriere). E’ vero che di tutti gli omicidi avvenuti tra agosto 2018 e luglio 2019 solo 25 sono collocati nella sfera della criminalità organizzata e ben 145 in quella familiare. Ma non è vero che i delitti domestici aumentano né che siano in simili percentuali. Rispetto all’anno scorso, sia quelli di mafia sia quelli commessi tra le mura di casa sono scesi: sei in meno in numero assoluto, un calo del 19 per cento nel primo caso e del 4 per cento nel secondo. In generale, nel 2018/2019 sono stati commessi 307 omicidi volontari, il 14 per cento meno del biennio precedente. Quelli familiari sono meno del 50 per cento del totale. Insomma, senza sminuire la portata dei singoli drammi, la notizia da evidenziare è piuttosto quella che “la mafia non uccide (quasi) più”. O, a voler restare generici, che i crimini violenti sono in calo costante.
 

I dati del rapporto del Viminale ci dicono che gli omicidi in famiglia sono diminuiti, in linea con il calo costante del numero degli omicidi. Semplicemente la diminuzione è stata maggiore nel caso del crimine organizzato e minore in quello dei delitti tra familiari che quindi risultano di più sul totale degli omicidi”, conferma Barbagli. “Gli autori e le vittime degli omicidi sono quasi tutti maschi. Nel caso dei delitti familiari però le vittime sono quasi sempre donne. Per fortuna, anche questa tendenza è in diminuzione. Una buona notizia che non ha a che fare con il lavoro del ministro Salvini, intendiamoci. Si tratta di un trend che ha raggiunto il culmine almeno dal 1992 ma che rappresenta l’ultima fase di un processo addirittura secolare. Secondo gli storici inizia nel 1500, in un momento di svolta nella creazione degli stati moderni. Un tempo le forze dell’ordine e di polizia erano piccole, talvolta costituite da gruppi di privati cittadini. Col tempo si è cominciato a capire che non ci si può fare giustizia da soli”.

  

La campagna salviniana sulla legittima difesa, però, sembra andare in direzione opposta. “Ma quella è una campagna ‘spuntata’”, risponde Barbagli. “Non è con norme come quelle approvate che si può invertire una tendenza secolare. L’analisi, condivisa da tutti gli studiosi, fotografa trasformazioni profonde tra gli abitanti dei paesi occidentali, un processo che ormai è inarrestabile. Qualcosa che non cambia se diventa lecito sparare a un aggressore da 25 metri o 30 metri”. Come ha scritto Steven Pinker in “The Better Angels of Our Nature”: “Che ci crediate o no la violenza è diminuita e oggi viviamo nell’epoca più pacifica nella storia della nostra specie”. Nonostante lo spaventoso numero di morti nel Ventesimo secolo, lo scienziato cognitivo e psicologo di Harvard dimostra, statistiche alla mano, come la violenza nel “Secolo breve” sia diminuita: il tasso di omicidi nell'Europa medievale era oltre trenta volte quello attuale, spiega. Schiavitù, torture ed esecuzioni per futili motivi sono state per millenni ordinaria amministrazione, salvo poi essere bandite, nel volgere di un paio di secoli, dagli ordinamenti giuridici e dalla coscienza collettiva di tutte le nazioni democratiche.

 
“Si tratta di una grandissima trasformazione che è avvenuta nei paesi occidentali, spesso trascurata ma fortemente documentata”, aggiunge il professor Barbagli. “L’Italia è un caso particolare: il processo che ha portato gli individui a ricorrere allo stato invece che alla giustizia privata è stato più lento che altrove. Sia perché lo stato italiano è nato più tardi, sia perché nel Mezzogiorno c’era una quota di persone che considerava illegittimo lo stato stesso. Ma negli ultimi 30 anni, se si guarda al numero di omicidi, la nostra nazione si è allineata al resto d’Europa”.

Enrico Cicchetti

Nato a Mantova in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio dalle parti di Roma. Al Foglio dal 2016, si occupa del sito, di video e di infografiche. Su Twitter è @e_cicchetti

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Commenti all'articolo

  • ayler

    17 Agosto 2019 - 09:34

    L'articolo cerca di nascondere il fatto che la famiglia è un'istituzione patologica.

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