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la scrittura e l'assenza di libertà

La poesia allegorica di Ana Blandiana, il ciclo dell'esistenza e quello dei regimi

Matteo Marchesini

Nata nel 1942, per metà della sua vita la poetessa rumena ha dovuto sopportare le privazioni, le trappole e le censure del regime cosiddetto socialista. Oggi torna in libreria con una nuova raccolta

Dell’importanza di poesia e critica – pratiche letterarie inscindibili – ci si ricorda in modo non retorico dove manca la libertà. E’ la lezione che nel ’900, e fino a oggi, ci è venuta dal centro e dall’est Europa, che per noi resta però colpevolmente sconosciuto. L’editore Elliot, che aveva già stampato “L’orologio senza ore”, ha proposto di recente una nuova raccolta della poetessa rumena nota con lo pseudonimo di Ana Blandiana, sempre tradotta da Bruno Mazzoni. Nata nel 1942, per metà della sua vita Blandiana ha dovuto sopportare le privazioni, le trappole e le censure del regime cosiddetto socialista; finché dal 1990, insieme con la scrittura, ha potuto esprimere liberamente anche la sua vocazione di organizzatrice e di politica democratica. Negli anni Sessanta, ai suoi esordi, in Romania come altrove si apriva un’effimera primavera culturale: e la fioritura lirica fu allora una reazione all’inerzia dello zdanovismo.

Questa letteratura in versi guardava senza dubbio al modernismo europeo; ma come quella di altri autori dell’Europa centro-orientale che possiamo leggere solo tradotti (i polacchi, per esempio) ne scioglieva la tradizione in una pronuncia elementare quanto raffinata. Anche in Blandiana troviamo un teatro mentale in cui le filosofie, le cosmologie e i miti rivisitati trascorrono su uno sfondo domestico, o viceversa; e anche qui, con una essenziale chiarezza che è insieme pulizia morale, ci viene offerta una meditazione che dall’Infinitesimale ascende all’Universale passando per i sensi, ma eludendo la cronaca autobiografica in nome di una sorta di biografia di “everyman”. Quanto ai temi, “Si fa silenzio in me” leviga e sublima quelli già tipici della poetessa: l’aldilà e l’aldiqua della nascita; la memoria e l’oblio di supposte reincarnazioni; l’incertezza esistenzialista di chi fra terra e cielo procede su un filo; lo iato tra “essere” e “comprendere”; il tempo ciclico delle stagioni e quello irremeabile degli umani, la cui vita si apre come una piaga nella compattezza autosufficiente del mondo; il pathos di un approdo al di là della scrittura, ovvero il vagheggiamento di un vuoto zen e di un Dio bizantino che tutto uniforma; la simmetria tra ciò che esiste e ciò che emerge soltanto nella parola. Torna la figura dell’uroboro, dei fenomeni che dopo lo sviluppo apparente si chiudono in un cerchio. E tornano i Witze, i rovesciamenti dialettici – ma anche i pensieri che dalla dialettica, divenuta ormai una prigione, restano esclusi, dando forma a un’utopia e a una resistenza. Il risultato ha a volte il limite di una certa piattezza; ma spesso Blandiana escogita allegorie sottili e solide.

Do alcuni esempi. Ecco “Sorte con sostituti”: “Tutti vogliono avere figli / da coccolare quando sono piccini / e dai quali essere abbandonati / un giorno. / Nella giungla con tigri e leoni / e in quella con chiese e automobili / tutti vogliono avere figli. / Una sorte con sostituti, / come se l’immortalità / potesse essere composta con tessere / simile a un mosaico che prova / a rendere con pietruzze colorate / il volto del Redentore”. Ed ecco, in “Più in là”, un paragone caratteristico con la vegetazione: “Il modo in cui si agitano / quasi come se volessero fuggir via, / pur sapendo che, se riuscissero a sradicarsi, / in breve morirebbero, / mi apparenta agli alberi. / Tanta sofferenza, / mentre tutto ciò che segue è già scritto / e soltanto le fronde, i fogli, le pagine / sono portati più lontano dal vento”. Vale la pena di riportare anche la poesia intitolata “Così come”: “Non ricordo nulla di prima della nascita. / Mi è stato concesso di venire al mondo solo dopo che / ho accettato di non dire nulla, / così come all’uscita dal carcere / i detenuti erano tenuti a firmare una dichiarazione / che non diranno nulla / di ciò che gli è accaduto / tra i muri che disuniscono fra loro le vite”. Il ciclo delle esistenze non sembra diverso da quello dei regimi.

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