Truppe delle SS naziste e membri della resistenza ebraica catturati durante la repressione della rivolta del ghetto di Varsavia nel 1943 (Getty Images) 

La Shoah e il senso della Memoria, la nostra e quella ebraica. Intervista alla storica Giordana Terracina

Maurizio Stefanini

Israele ricorda l'Olocausto a partire dalla rivolta del ghetto di Varsavia del 1943. Insomma, non gli ebrei che vengono liberati, ma gli ebrei che cercano di liberarsi da soli. Una memoria identitaria diversa da quella civile del 27 gennaio, pensata per educare le società europee che furono spettatrici indifferenti dello sterminio

In Israele la Giornata della Memoria non c’è. La Shoah non è infatti ricordata nell’anniversario dell’arrivo dell’Armata Rossa ai cancelli di Auschwitz, il 27 gennaio 1945, ma con una Yom HaShoah che parte dalla rivolta del Ghetto di Varsavia del 19 aprile 1943, commemorata però il 27 Nisan del calendario ebraico: quest’anno è il 13 aprile. Insomma, non gli ebrei che vengono liberati, ma gli ebrei che cercano di liberarsi da soli. Ne parliamo con Giordana Terracina: una storica specializzata nel tema della Shoah, autrice in particolare di “L’illusione dell’emancipazione. La Comunità Israelitica di Roma dall’avvento del fascismo alla vigilia delle leggi antiebraiche (1922-1938)”.

“È un libro in cui ho ripreso la mia tesi di dottorato, e che è basato su una documentazione pressoché sconosciuta dell'archivio della comunità ebraica di Roma. Un archivio secondo me preziosissimo ma poco valorizzato, malgrado contenga dei documenti straordinari. Ho voluto raccontare come la società, quindi la popolazione ebraica fatta di persone comuni, abbia reagito e abbia anche risposto a tutto quel gran lavoro di propaganda del regime fascista che andava verso la costruzione del regime. È un arco temporale insolito, perché in genere o si parla sempre dell'emancipazione e dell'uscita dai ghetti; o si va direttamente al 1938. Però tutto quello che c'è dall'uscita del ghetto fino ad arrivare al 1938 è una storia di costruzione, e di partecipazione alla società italiana. Quindi è un periodo estremamente ricco, perché abbiamo tutto il discorso, per esempio, della valorizzazione del sacrificio dei soldati ebrei nella prima guerra mondiale, tra cui anche un nonno di mio padre. C’è anche la partecipazione degli ebrei con l’oro alla Patria al tempo delle sanzioni, quando sono stati donati addirittura degli oggetti del Tempio. Ci sono le foto dei soldati ebrei in Africa, e anche il discorso del rabbino della sinagoga di Addis Abeba, che mette i brividi. ‘All'ombra del tricolore italiano si realizzerà la santa causa di giustizia. La civiltà dell'Alma Roma sarà portata laggiù, dove milioni di vite umane, causa dell'opprimente prepotenza di un gruppo di despoti, abbruttivano uno stato quasi selvaggio”.

Due anni prima delle leggi razziali… “C’era anche la colonia marina di Castiglioncello, per i bimbi ebrei che non si potevano permettere una villeggiatura. Fino al 1925, viaggiavano con una tuta bianca, una maglietta e un pantaloncino bianco. Dopo il 1935 è richiesta la divisa da balilla per i maschietti e da piccola italiana per le femminucce. Addirittura, anche le scuole ebraiche furono mobilitate per la visita di Hitler a Roma. Il viaggio è dal 3 al 9 maggio, le leggi razziali furono annunciate l’11 settembre”.

Anche tutto ciò è ricordato nella Giornata della Memoria, che però non è commemorata in Israele. “Ma infatti la Giornata della Memoria è stata voluta in riferimento agli altri, non agli ebrei. È una giornata per comunicare una memoria all’esterno. Mantenere la memoria di quello che è stato ed educare le giovani generazioni affinché non dimentichino, e non dimentichino soprattutto l'indifferenza con cui la persecuzione degli ebrei fu vissuta dalla maggioranza della popolazione. Pensiamo ai Viaggi della Memoria, pensati per portare le scuole a vedere i campi di concentramento. Molte scuole italiane li fanno. Mio figlio, che ha fatto alla scuola ebraica elementari, medie e liceo, non è invece mai andato ad Auschwitz. La Giornata del 27 gennaio nasce da una volontà dell’Onu, che è una volontà esterna al mondo ebraico. La legge italiana dice che la Repubblica Italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, Giorno della Memoria, al fine di ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana ai cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia e la morte, nonché coloro che anche in campi estremamente diversi si sono opposti al progetto di sterminio e al rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. Sono organizzate cerimonie, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico, ma anche ai deportati militari e politici italiani. In modo da conservare nel futuro dell'Italia e dell'Europa la memoria di un tragico e oscuro periodo della storia del nostro paese, e affinché simili eventi non possono mai più accadere”.

Ne vengono però due complicazioni. Da una parte, l’arrivo dell’Armata Rossa ad Auschwitz finisce per essere usato dalla propaganda putiniana. Vediamo le polemiche sul fatto che nel film “La vita è bella” di Benigni si vede un lager liberato da soldati Alleati, come se effettivamente non ci fossero stati molti lager liberati da soldati Alleati. Dall’altra c’è il modo in cui l’accusa di genocidio sta venendo rigirata non solo contro il governo di Netanyahu, ma contro tutti gli israeliani e addirittura contro tutti gli ebrei. Si leggono sui social commenti del tipo “se si fosse saputo che poi avrebbero fatto di queste cose, chi ha provato a salvare gli ebrei probabilmente non lo avrebbe fatto”. “È in atto una vera e propria distruzione del significato di genocidio, parola nata proprio per descrivere quello che era stato la Shoah. Di fronte all'inimmaginabile, si è voluto cercare un termine che potesse descriverlo, e si è arrivati poi alla definizione di genocidio. Quindi il genocidio è direttamente connesso con la Shoah. Ma quando si vuole colpire un significato storico, si va alle origini. Qual è allora la miglior parola che può servire proprio per colpire un fatto storico? Genocidio, perché è la parola che è più legata in assoluto al termine Shoah. Perché si vuole ribaltare il senso della Shoah? Perché l'Occidente dal 1945 sente su di sé il peso di quello che non ha fatto, e del modo in cui il suo non agire ha permesso la Shoah. Quindi, qual è il miglior modo per togliersi questo senso di colpa? Ribaltare i significati. Dire: vedi, noi per 80 anni abbiamo portato avanti la memoria del popolo ebraico, della Shoah, per questo nostro senso di colpa, per questa nostra incapacità di aver fatto qualche cosa che forse avremmo potuto fare, e il risultato è che loro adesso fanno lo stesso. E allora basta portare avanti questa memoria. Non se la meritano, perché tanto sono come i nazisti, anche loro colpevoli di un genocidio. Infatti, quali sono le frasi che si sentono? ‘Hitler ha fatto bene, Hitler aveva capito chi sono gli ebrei’”.

Non c’è solo questo senso di colpa da cui molti occidentali si vogliono liberare. C’è anche un antisemitismo di origine terzomondista e islamica… “La propaganda nazista ha permeato le società arabe. Non c’è solo l’alleanza del Gran Muftì di Gerusalemme con Hitler, ma anche i gerarchi nazisti che hanno trovato rifugio nei paesi arabi, o il fatto che nel mondo arabo la traduzione del Mein Kampf sia un best-seller permanente. Descrivendo Israele come potenza coloniale si collega poi l’antisemitismo all’anticolonialismo. Nel tutto rientrano anche l’antisemitismo dell’integralismo islamico e l’antisemitismo tradizionale della Russia, la cui propaganda pure influisce ancora. Mondi che si incontrano”.

Quindi? “Quando nella Giornata della Memoria incontro ragazzi delle scuole cerco di usare delle parole, diciamo così, universali. Batto molto sul concetto di indifferenza, ma se non vengo sollecitata non apro parentesi sulla guerra a Gaza, e neanche su quanto sta accadendo in Ucraina o sul 7 ottobre. Non bisogna mischiare i piani. Se il 27 gennaio devo parlare di Shoah, io parlo di Shoah. Non vado a toccare piani che mi portano a toccare discorsi legati all'antisemitismo, perché uno che mi viene a parlare di Gaza il 27 gennaio è un antisemita. Allora perché non parliamo di Irlanda, Congo, Venezuela, Sudan, Groenlandia, Ucraina? Durante l’anno ci sono 365 giorni. Se ne prendiamo uno per parlare della Shoah, ne restano 364 per parlare del resto”.

Per concludere, Giordana Terracina ci fa un esempio del concetto di indifferenza. “Nel 1942 furono deportati in Italia gli ebrei libici, i due campi: Camerino e Civita del Tronto. A Camerino questi ebrei libici, vestiti con abiti leggeri, arrivarono in gennaio, con la neve. Furono rinchiusi in un fienile e la popolazione locale non si scompose minimamente per venire in loro aiuto. E c'erano molti bambini. Quando racconto questa storia, spiego: voi non dovete essere come la popolazione di Camerino”.