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copertine che ammiccano

Abbondano libri per bambini unici, ribelli e speciali. Un po' di normalità no?

Arnaldo Greco

Tendenze anche troppo edificanti nell’editoria per i più piccoli. Tanto che alla fine il desiderio che il genitore sente crescere è quello di avere un figlio senza la pretesa dell’unicità

È noto che ci siano delle tendenze del mercato editoriale che divampano e svaniscono senza che gli stessi editori che le cavalcano ne capiscano la ragione. Ma come al rodeo, devi seguire l’animale, mica pensare di blandirlo. Indimenticabile la fase in cui i libri dei comici televisivi del momento d’oro di “Zelig” dominavano le classifiche, trasformando i dieci tormentoni di maggior successo in tv – gli stessi che il pubblico ripeteva in coro – nei dieci titoli più venduti. Ma, a volte, le tendenze sono anche più semplici: negli ultimi anni, per esempio, qualcuno si è convinto che l’aggettivo “geniale” faccia vendere, così sulla scia di Elena Ferrante (e forse anche per “La lingua geniale” di Andrea Marcolongo che è ormai un long-seller e quindi , almeno lei, geniale lo è stata davvero) è un tripudio di – nessun titolo è stato inventato per questo elenco – “Il metodo geniale”, “L’apprendista geniale”, il “Calendario geniale”, il “Libro geniale”, il “Diario geniale”, “L’architetto geniale”, “Il mio amico geniale”, “Guida ai luoghi geniali”, “Le carte geniali”, “La natura geniale”, “Mio figlio è geniale” (che può essere pure, ma non lo è di sicuro il genitore che glielo dice così). 

 

Ma forse il caso più eclatante, tra quelli adesso in corso, è costituito dai libri nati sull’onda del successo di “Storie della buonanotte per bambine ribelli” di Elena Favilli e Francesca Cavallo, un libro (e poi una serie) così imitato da diventare un nuovo standard dell’editoria per bambini, come avrà notato chiunque abbia passato più di due minuti in una sezione “bambini” di una libreria. Nei mesi scorsi si è tanto detto della nuova sezione delle classifiche per i fumetti, ma chissà che ne serva una anche per libri con “geniale” nel titolo o per “antologie di biografie per bambini”. E così su quest’onda esistono “Le più belle storie di donne coraggiose”, “Storie di scienziate”, “Storie per ragazze e ragazzi che vogliono cambiare il mondo”, “Storie e vite di super donne che hanno fatto la scienza”, “Io sono una ragazza ribelle. Storie imperdibili di donne coraggiose”. E pure i “Gatti ribelli. Storie vere di felini coraggiosi” e naturalmente, vista l’annosa diatriba, “Cani ribelli. Storie eroiche di amici fedeli” (oltretutto il concetto di “ribellione” stride forte con quello di “fedeltà”, ma si punta sull’emozione, non serve andare per il sottile), così come, ancora, le “Storie di animali ribelli” o le “Storie di animali che hanno cambiato il mondo”, anche se poi di molte di queste creature si potrebbe discutere a lungo di quanta volontà di cambiamento avessero realmente, vedi la povera Laika.

Quasi tutti questi volumi ripetono lo stesso schema del primo successo: storia da un lato, illustrazione accanto, copertina che spesso ammicca al capostipite. Con la segreta speranza che il lettore abbia orecchiato qualcosa e, confuso, si butti sull’aggettivo ribelle per ribellismo represso, o sulla volontà di cambiamento o sulla prospettiva edificante o, insomma, una di quelle cose lì. 

 

Tutti i librai, dopotutto, sanno raccontare storie di clienti che cercano Knausgård pensando sia un autore di manuali di mindfulness. A ricordare meglio, però, questa deriva c’era in potenza già all’inizio del successo delle “bambini ribelli”. Una domanda comune di lettori o giornalisti per le due autrici era, infatti, “a quando un volume per i bambini ribelli?”. Era, naturalmente, una domanda assurda, che metteva in luce la totale incomprensione per il libro stesso. Era già quello il libro per i bambini ribelli. Erano i bambini che, per una volta, avrebbero dovuto appassionarsi a storie di bambine. Mai avrebbero immaginato, però, non solo il successo, ma anche le decine di variazioni sul tema che altri autori ed editori erano pronti a realizzarne. “Racconti per bambini che sognano di cambiare il mondo”, le “Storie per bambini che vogliono cambiare il mondo”, le “Storie per bambini che hanno il coraggio di essere unici”. Tanto che alla fine anche del più piccolo tour tra queste uscite, il desiderio che il genitore sente crescere è quello di avere un bambino senza la pretesa dell’unicità, placido e risolto così. “42 Storie della buonanotte per bambini convenzionali”, ecco un titolo che ingiustamente non è ancora stato realizzato. 
 

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