Dopo l'emergenza l'abbraccio dell'arte

Giuseppe Fantasia

La Quadriennale di Roma conferma l'apertura della 17esima edizione per il prossimo ottobre. Croppi: “Un bellissimo segnale e il contributo più concreto che possiamo dare alla ripresa”

Roma. Presentando il nuovo decreto, tra riaperture e “congiunti”, “fidanzati, affini e affetti stabili” – distribuiti non si sa in che modo tra coloro che vorrebbero continuare la quarantena per precauzione e paura e coloro che non ne possono più del confinamento – il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha dichiarato che il 18 maggio prossimo riapriranno i musei, le biblioteche e le mostre. Ciò che all’inizio era solo un’ipotesi, oggi è una realtà e quella data, dicono i più, sarà simbolica perché dopo mesi vedrà – si spera – anche la riapertura degli esercizi commerciali. Come è noto, per via della pandemia le imprese che operano nel settore della cultura hanno subito perdite enormi e il settore delle mostre d’arte in particolare è uno dei più colpiti.

 

  

“L'apertura del 18 maggio può valere solo per alcuni musei pubblici – posto che possano garantire le misure di sicurezza in tempi così rapidi – o per mostre sostenute con fondi pubblici o per alcune mostre già aperte prima della crisi, che possono essere prorogate se si prevede la sostenibilità economica”, spiega al Foglio Iole Siena, presidente del Gruppo Arthemisia che ogni anno organizza alcune delle più importanti e visitate mostre italiane (tra le ultime, a Roma, “Canova, Eterna Bellezza” a Palazzo Braschi e “Impressionisti Segreti” a Palazzo Bonaparte; “Enigma Pinocchio: da Giacometti a Lachapelle” a Firenze e Escher a Trieste). Il tempo giusto per riaprire sarebbe, secondo lei, ottobre 2020, sperando ovviamente che non ci sia una nuova impennata di contagi.

 

Probabilmente si sono sentiti o forse no, ma la pensa in qualche maniera come lei anche il presidente della Quadriennale di Roma Umberto Croppi che ha deciso con il suo team di lavoro – tra cui i curatori Sara Cosulich e Stefano Collicelli Cagol – di fissare la 17esima edizione della Quadriennale proprio ad ottobre, sempre al Palazzo delle Esposizioni e compatibilmente – è ovvio anche in questo caso – con l’evoluzione del generale quadro sanitario e delle decisioni governative.

 

“I presupposti perché possa essere una delle prime grandi mostre a riaprire con le modalità che saranno consentite ci sono”, ha dichiarato Cesare Pietroiusti, presidente di Azienda Speciale Palaexpo, promotore e organizzatore, con la Quadriennale, del grande evento dedicato all’arte contemporanea italiana. “Siamo felici – ha aggiunto Croppi – di poter dare quello che secondo noi è un segnale di speranza, ottimismo e riapertura di una stagione che superata la fase critica dovrà far ripartire insieme alla cultura italiana anche la voglia e la vitalità di questo Paese che in questo momento ha bisogno di segnali positivi. Aprire la Quadriennale il prossimo ottobre, come da programma, sarebbe un bellissimo segnale e il contributo più concreto che possiamo dare alla ripresa”. “Il lavoro iniziato tre anni fa non ha subìto flessioni – ha precisato – anzi siamo ancora più motivati a fare il nostro dovere. Potranno esserci delle variazioni rispetto al giorno esatto della sua inaugurazione in relazione alle condizioni ambientali e al confronto con i partner e con tutte le altre istituzioni della cultura, ma esistono ormai le premesse perché la Quadriennale d’arte rappresenti uno degli eventi destinati a trainare la ripartenza della vita culturale e sociale del Paese”.

 

L’ultima, la 16esima, venne concepita come una mappatura mutevole delle produzioni artistiche e culturali dell'Italia contemporanea con dieci sezioni espositive che andavano ad approfondire un tema, un metodo, un’attitudine e una genealogia che connotava i vari progetti artistici. C’erano, tra i tanti, Marta Papini che con “Lo stato delle cose” proponeva un impianto in progress nel quale la rotazione di artisti molto diversi instaurava uno spazio dialettico tra le singole ricerche e tra queste e il pubblico; c’era Domenico Quaranta che con “Cyphoria” andava ad analizzare l’impatto dei media digitali su vari aspetti della vita, dell’esperienza, dell’immaginazione e del racconto o Denis Viva che con “Periferiche” individuava nel policentrismo un’originale condizione strutturale del nostro territorio e della nostra cultura visiva.

 

Per la nuova, sono confermati i quattromila i metri quadri e a quanto pare sarà una narrazione inedita e speciale sull’arte italiana dagli anni Sessanta a oggi realizzata con estrema attenzione dai curatori Cosulich/Collicelli Cagol. Largo spazio ai giovani artisti e a nuovi linguaggi, ma – soprattutto – largo all’ottimismo. Non è quindi un caso se la Quadriennale ha scelto di accompagnare questo annuncio con una fotografia (foto sotto). Si tratta di una performance svoltasi lo scorso anno al Pirelli HangarBicocca di Milano nell’ambito del workshop Q-Rated. Al centro della performance ci sono l’ideatrice, Marie de Brugerolle, curatrice, storica dell’arte e docente presso l’ENSBA Lyon, che ha tenuto una giornata del workshop come tutor insieme agli artisti e ai curatori under 35 che vi hanno preso parte. In quell’occasione invitò i partecipanti a entrare, in gruppi, in un enorme elastico di tessuto blu, realizzato dall’artista Fabien Lerat. Un invito che oggi ha ancora più valore.

 

 

 

È l’arte che ci avvicina anche al di fuori dei nostri dispositivi e che ci aiuta a vincere la diffidenza e la paura dell’altro. Un abbraccio e una vicinanza di cui tutti abbiamo bisogno. Speriamo di poterlo tornare presto a farlo di nuovo.

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