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Erdogan e la libertà alla turca

Il presidente della Turchia contro il Nobel a Handke e al “terrorista Pamuk”. Intanto impedisce ad Altan di ritirare il Premio Scholl

11 Dicembre 2019 alle 06:00

Erdogan e la libertà alla turca

Recep Tayyip Erdogan (foto LaPresse)

Roma. Non si placano le polemiche sul Nobel per la Letteratura allo scrittore austriaco Peter Handke. Il portavoce della presidenza turca, Ibrahim Kalin, ha chiesto di togliere il premio all’autore della “Infelicità senza desideri”, colpevole di essersi schierato con i serbi durante la guerra balcanica: “Il Nobel a Handke è una vergognosa decisione che deve essere annullata. @nobelpriz: Come può premiare qualcuno che non ha coscienza?”. La Turchia si è messa alla testa di una serie di paesi musulmani che hanno protestato per Handke. L’ambasciatore turco in Svezia, Hakki Emre Yunt, ha detto all’emittente turca Hurriyet che non avrebbe partecipato alla cerimonia, mentre il presidente Recep Tayyip Erdogan ha detto che l’Accademia svedese aveva già dato il Nobel a un “terrorista turco”, in riferimento allo scrittore Orhan Pamuk (l’unico altro Nobel turco, il biochimico Aziz Sancar, non è noto per essere un critico del governo). E’ la stessa Turchia che, nelle stesse ore, impediva a uno dei suoi più famosi scrittori, Ahmet Altan, di volare a Monaco di Baviera per ritirare il premio Geschwister-Scholl, che porta il nome dei capi della Rosa Bianca.

 

Nel settembre 2016, Altan, fondatore dell’ormai vietato quotidiano Taraf, venne arrestato con l’accusa di aver preso parte al tentativo di colpo di stato contro Erdogan. Il 16 febbraio 2018, lo scrittore era stato condannato all’ergastolo per “diffusione di un messaggio subliminale” durante un programma televisivo il giorno prima del colpo di stato. “Puoi imprigionarmi ma non puoi tenermi qui. Perché, come tutti gli scrittori, posso attraversare le tue mura con facilità”, ha scritto Altan in “I Will Never See the World Again”, il libro realizzato dalla sua cella nella prigione di massima sicurezza di Silivri. 

Lo scorso 4 novembre, Altan era stato rilasciato a condizione che riferisse regolarmente alla polizia. Pochi giorni fa, un nuovo arresto.

 

Lo scrittore turco e premio Nobel Orhan Pamuk, che nel 2005 era stato processato a Istanbul e attaccato ieri pubblicamente da Erdogan, ha detto alla Süddeutsche Zeitung: “Fino a quando le ingiustizie sistematiche contro Altan continueranno e rimarremo in silenzio, sarà vergognoso per noi e la nostra umanità”. Per il suo libro, Altan ha vinto il premio letterario Geschwister-Scholl assegnato dal 1980 in onore di Sophie e Hans Scholl, i fratelli che si opposero a Hitler e ai nazisti attraverso proteste non violente e che furono giustiziati (fra i passati vincitori del Premio, la scrittrice cinese Liao Yiwu e la giornalista russa Anna Politkovskaja).

 

Altan non è l’unico scrittore turco a essere finito in galera. Tiene banco da 1.250 giorni la carcerazione del giornalista e poeta Nedim Türfent , reo di aver scritto di violazioni dei diritti umani nel Kurdistan. Un’altra celebre romanziera, Asli Erdogan, era in carcere quando in Germania le hanno assegnato il Premio per la pace che porta il nome di Erich Maria Remarque nella città tedesca di Osnabrück. In carcere è finito il critico letterario Turhan Günay, settantatrenne direttore del supplemento letterario del quotidiano Cumhuriyet, mentre allo scrittore Sevan Nisanyan è stata inflitta una condanna a tredici mesi per aver ironizzato sul profeta Maometto. E su richiesta di Erdogan, l’Interpol ha arrestato un altro scrittore turco in vacanza in Spagna, Dogan Akhanli, colpevole di aver ambientato il suo romanzo “Kiyamet Gunu Yargiclari” (“I giudici del Giudizio universale”) durante il genocidio armeno. 

Adesso la Turchia vorrebbe che a Peter Handke fosse tolto il premio Nobel per la Letteratura. Qualcuno dovrebbe spiegare a Erdogan che il confine prima di tutto morale e culturale fra l’Europa e la Turchia, nella loro diversa concezione della libertà di espressione e di pensiero, è ancora sul Bosforo.

Giulio Meotti

Giulio Meotti

Lavora al Foglio dal 2003. Si è laureato in Filosofia. Ha scritto per il Wall Street Journal. È autore di quattro libri su Israele, alcuni tradotti in più lingue. È sposato. Ha due figli.

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