“Io sono il mio corpo”. L'uomo teatrale e disincarnato secondo Agacinski

Giulio Meotti

Il nuovo libro della filosofa e femminista francese

Roma. Ex compagna del filosofo decostruzionista Jacques Derrida e moglie dell’ex primo ministro socialista Lionel Jospin, Sylviane Agacinski è sempre stata orgogliosa di avere reso la parité rispettabile, tramite il suo libro “Politique des Sexes” e la modifica in senso ugualitario della Costituzione francese. Da anni, la filosofa e psicoanalista francese spiazza il dibattito, dichiarandosi a favore delle nozze gay ma contro l’adozione dei figli, la teoria gender e pratiche come la maternità surrogata.

 

Adesso, nel suo nuovo libro per Gallimard, “L’Homme désincarné. Du corps charnel au corps fabriqué”, Agacinski spiega la rivoluzione culturale in corso. Il sogno di superare la finitezza carnale, dalle favole e dai miti alle attuali promesse della biotecnologia, è antico quanto l’uomo stesso. Ma un uomo nuovo si profila, l’uomo fabbricato. A quale prezzo?

 

Questa è la domanda posta nel libro, un trattato contro l’idea, dice Agacinski, che il corpo materno sia uno “strumento di produzione”. Scrive che si è passati dal vecchio femminismo di “il mio corpo mi appartiene” a quello nuovo, “io sono il mio corpo”. Dice che non siamo proprietari del nostro corpo come un bene a disposizione sui mercati della carne, quelli che traggono profitto dai più poveri. E’ “mercato della persona”. Una riflessione basata su questa osservazione: “La bioetica sembra perdere ogni riferimento”.

 

“Il bambino non è più concepito come un essere generato da due persone, da un uomo e una donna, ma come un essere fabbricato e dove le relazioni interpersonali sono state sostituite dalla volontà”.

 

Il pericolo è davvero questo cambiamento totale di paradigma. “Volontà e consenso”, scrive Agacinski, portano alla discriminazione. “La famiglia, come la sessualità, è libertà totale ma non è un diritto”, scrive ancora. “Abbiamo diritti su qualcosa, non su qualcuno”.

 

Ai microfoni di France Inter, Agacinski ha allertato sul “mercato del corpo umano”, criticando Jean-Louis Touraine, relatore della missione di informazione sulla bioetica all’Assemblea nazionale, che adotta “il vocabolario e la logica degli istituti biologici di riproduzione umana americani”. Deplora un “dibattito impossibile” su questi temi.

 

Lo scorso 8 marzo, in occasione della Giornata internazionale della donna, Agacinski aveva rilasciato una intervista al Figaro. E, da femminista, aveva criticato il gender. “Se si rifiuta la categoria delle donne, non si possono più analizzare le forme di alienazione o le violenze che colpiscono le donne in quanto tali.

 

Da qui la rottura del pensiero gender con il femminismo. L’identità di genere, dopo le teorie di Judith Butler, è diventata teatrale o performativa: il mio genere è ciò che io dico di essere. Il desiderio di determinare da sé il proprio genere tradisce una volontà di fuggire dai limiti della nostra condizione umana: quella di un essere carnale e vivente, al quale il sesso e la morte danno il senso della finitezza”.

 

Cosa l’ha spinta a questa denuncia nel libro? “Se ho preso una posizione”, conclude Sylviane Agacinski, “è perché non pensavo che saremmo andati così lontano”.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.