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A letto con il nemico. Il D-day e la purga delle “collaborazioniste”

Dopo lo sbarco degli alleati e l'invasione della Normandia molte donne vennero punite per i loro rapporti con gli occupanti tedeschi. Almeno 6.000 le morti accertate

16 Giugno 2019 alle 06:11

A letto con il nemico. Il D-day e l'epurazione delle “collaborazioniste”

Lo sbarco degli alleati in Normandia (foto LaPresse)

Francia, D-Day +7. Così, in gergo, si indicano i giorni trascorsi dall’inizio di un’operazione militare. E l’invasione della Normandia, iniziata il 6 giugno di settantacinque anni fa con l’obiettivo di liberare passo dopo passo l’Europa, è ancora considerata da tutti quanti il D-Day per eccellenza. Nella settimana successiva allo sbarco, le truppe alleate appoggiate dalla resistenza si spinsero nell’entroterra della penisola del Cotentin liberando città e villaggi. Accolti dai civili con bottiglie di champagne e bandiere tricolore, ovunque scatenarono un'ondata di euforia generale. Feste, danze, abbracci e baci rubati alle giovani francesi che spesso s’innamorarono degli yankee venuti da oltreoceano come si erano innamorate, prima, di alcuni boche ariani sopraggiunti dal Reich. Le jeep e i carri armati sfilarono in processioni che diventarono parate, anche nelle piccole frazioni che contavano una manciata di case. Ma appena lasciarono quei villaggi alla loro storia immobile, venne scritta una delle pagine più cupe della liberazione: quella dell’epurazione delle “collaborazioniste”.


La chiamarono Epuration Sauvage, e fu il risultato di un’adunata popolare assetata di vendetta e bisogno di cancellare in qualche modo quel senso di sottomissione che si era patito nei lunghi anni del Nazismo e di Vichy. Era un pareggio dei conti con coloro che in un modo o nell’altro, fuori dagli uffici della Gestapo o dentro i letti degli ufficiali delle SS, avevano fraternizzato con gli occupanti. Tutte accusate di quella che veniva definita una “collaborazione orizzontale”. Così le donne francesi che avevano diviso il letto con il nemico, o che ci avevano anche solo lontanamente fraternizzato, vennero prese di mira dagli abitanti di ogni zona liberata. Si consumò una “purga selvaggia”, che secondo lo storico Anthony Beevor intaccò la vita di oltre 20.000 donne tra il 1944 e il 1945. Causando almeno 6.000 morti accertate.

 

Cercate e scovate, venivano trascinate nelle strade o nelle piazza, dove sarebbero state umiliate pubblicamente. Le loro teste venivano rasate affinché chiunque le vedesse potesse capire al primo sguardo che avevano dormito con il nemico. Alcune venivano denudate, e cosparse di catrame, altre derise, picchiate o lapidate. Nei casi più cruenti, giustiziate a morte. A punirle erano spesso gli stessi uomini della resistenza - i maquisards - al cospetto di un paese acciecato dalla vendetta e apparentemente privo di misericordia. Un popolo che spesso dimenticava come per un donna sola con della prole - magari vedova di guerra o con un marito fatto prigioniero - dormire con un tedesco durante l’occupazione a volte era l'unico modo per ottenere qualcosa da mangiare per sfamare i propri figli.

 

 

Nei casi peggiori, come spesso avviene nella concitazione delle rivolte popolari, alcune donne sole e indifese divennero obiettivo di vendette personali; falsamente accusate di essersi prestate come collaborazioniste orizzontali solo per vendicare risentimenti e rivalità. Questa atroce pratica di epurazione non si manifestò solo in Francia, ma si diffuse di pari passo con l’avanzata alleata. Casi analoghi si registrarono in Belgio, Olanda, Norvegia, Danimarca , e anche in Italia. Dopo la guerra, molte di queste donne vennero di fatto emarginate dalla vita sociale. Indigenti e sole, si suicidarono per la vergogna e per i traumi subiti, o lasciarono le loro case per tentare di ricostruirsi una vita dove nessuno potesse riconoscerle; nascondendo negli incubi quel marchio che altrimenti avrebbero continuato a portare a vita là dove erano nate. Una di questa era Simone Touseau, protagonista del celebre scatto di Robert Capa, il reporter di guerra che immortalando l’avanzata degli alleati in Normandia, si trovò testimone di una delle tante epurazioni.

 

Quella donna rapata, che stringe suo figlio in braccio per le strade di Chartres, diverrà uno dei simboli di questa pagina nera della storia dell'Europa.

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