cerca

Compie cent’anni Lawrence Ferlinghetti, il poeta che parlò a una scopa in mezzo a una strada

L’enigma delle radici e il marchio di fabbrica dell’enjambement. Il mondo continuerà a essere un posto bellissimo finché ci sarà Ferlinghetti

23 Marzo 2019 alle 06:00

Compie cent’anni Lawrence Ferlinghetti, il poeta che parlò a una scopa in mezzo a una strada

Il poeta Lawrence Ferlinghetti compie 100 anni (Immagini prese da Facebook)

“Il mondo è un posto bellissimo in cui nascere / se non fai caso a un po' d’inferno”, scriveva Lawrence Ferlinghetti in una poesia della raccolta “Quadri del mondo scomparso”, anno 1955, scartando ancora una volta davanti ai nostri occhi il regalo della sua ironia. Aveva trentasei anni allora e ne compirà cento domani, alla luce di un rapido calcolo costi-benefici il mondo è ancora un posto assai interessante seppur qua e là lastricato di laterizio diabolico, ma non abbattiamoci, in fondo c’è lui, Law per gli amici e Lorenzo per se stesso, fondatore della storica City Lights, pittore, editore e poeta dell’arte insorgente, lui che ha sempre saputo raccontarcelo coi suoi versi-cascata di sprizzi luminosi e pietre rotolanti, maestro indiscusso dell’enjambement che poi è il senso della sua visione del mondo, diciamo pure il correlativo poetico della sua idea intima delle cose, che sono ricche e frante, continue e interrotte, uniformi e difformi; il mondo nella sua varietà complessa e gioiosa – eccolo, in sintesi, l’italo-franco-portoghese-americano Lawrence Ferlinghetti.

 

“Da bambino ero mio padre”, cantò, e mai versi furono più privati e dolorosi: figlio di Carlo Leopoldo Ferlinghetti, emigrante negli Usa col suo “puzzo di aglio e peperoni”, un bresciano del 1872 morto sulle scale della cantina di casa poco prima che lui nascesse, e di Clemence Albertine Mendes-Monsanto, una ragazza di Providence conosciuta “su un autoscontro a Coney Island / dopo che si erano spiati mentre mangiavano / in un ristorante francese lì vicino” e sposata nel 1899, rimasta incinta di Lawrence poco prima di soccombere e di essere ricoverata nell’ospedale psichiatrico di Poughkeepsie con una diagnosi di nevrosi – il piccolo Lawrence verrà portato a Strasburgo e adottato dalla moglie di un cugino della madre. La prima lingua della sua vita sarà il francese.

 

Così l’enigma delle radici, che Ferlinghetti cercherà di risolvere per tutta la vita nel disperato tentativo di vederci chiaro, di vedere a ritroso, di conquistarsi il sacrosanto diritto che ha chiunque, di sapere da dove viene, dominerà tutta la sua vita. E nel settembre del 2005 troverà una risoluzione grottesca proprio a Brescia. “Con l’aiuto di un funzionario comunale avevo trovato il certificato di nascita di suo padre,” racconta Walter Pescara, fotografo e amico, in una pausa dell’allestimento di una mostra a lui dedicata, nel giorno del suo compleanno, proprio a San Francisco. “Quando seppe che avrebbe potuto finalmente vedere la casa natale di suo padre esplose di gioia. Mi telefonò e io lo accompagnai lì, al 26 di Contrada delle Cossere, nel quartiere del Carmine. Quella sera lo aspettavano cinquemila persone a Rovereto per un reading. Arrivati davanti al portone, lui volle sbirciare all’interno e qualcuno si insospettì. Mentre tornavamo alla macchina ci fermò la Polizia. Gli chiesero i documenti ma lui aveva solo la fotocopia del passaporto. Tra l’altro all’epoca era in vigore la legge Bossi-Fini che imponeva a tutti gli extracomunitari di registrarsi in questura entro una settimana dall’arrivo, ma lui non lo fece, della burocrazia non gliene è mai fregato niente. I poliziotti non avevano idea di chi fosse e lo vollero portare in questura: drammone! Al che, telefonai al sindaco Paolo Corsini, che intervenne sul filo del rasoio e chiamò il questore. Solo allora lo rilasciarono”.

 

Eppure, nel bel mezzo dell’equivoco e ferito in sentimenti così profondi, il poeta trovò il modo di prenderla alla sua maniera. “Certo, la beatitudine beat ha preso il sopravvento”, ride Fontana. “Tornando alla macchina trovò per strada un mocio Vileda dimenticato da qualcuno, lo afferrò e inscenò la parodia di un dialogo tra sordi, una conversazione impossibile, proprio come quando ti sforzi di spiegarti ma non c’è possibilità che l’interlocutore ti capisca”. Certo, l’inferno. Ma una certezza esiste: il mondo continuerà a essere un posto bellissimo in cui nascere, almeno finché ci sarà un Poeta che parlerà a una scopa.

Marco Archetti

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi