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Marmellata d’autore

E adesso vogliamo sapere tutto sulla confettura di fragoline preferita da Philip Roth

22 Luglio 2018 alle 06:00

Marmellata d’autore

Vladimir Nabokov disegnava per i suoi studenti il manicotto di Anna Karenina e la pianta dell’appartamento dove Gregor Samsa si risveglia scarafaggio. Gli sarebbe piaciuta la conversazione apparsa qualche giorno fa sul New Yorker. Tema: la marmellata prediletta da Philip Roth, nei romanzi e al tavolo della colazione. Chiacchierano con citazioni e assaggi Alexandra Schwartz e Hannah Goldfield, critico letterario e critico gastronomico.

 

Un barattolo di Tiptree Little Scarlet (foto Twitter - @tiptree)

Gli indizi convergono sulla Tiptree Little Scarlet, confettura di fragoline che il burattinaio Mickey Sabbath scrocca a casa di un amico ricco, l’indirizzo è Central Park West. A ditate, tra fantasie sessuali e fantasie suicide (più numerose le prime). La controprova arriva da “Asimmetria”: non un romanzo di Philip Roth ma il libro (sta per uscire da Feltrinelli) dove Lisa Halliday racconta la relazione romantica – e molto asimmetrica, li dividevano 40 anni – con lo scrittore, che la rimorchiò con un gelato a Central Park.

 

Nel romanzo lei si chiama Alice e lui Ezra Bazler, la copia sputata di Roth: quando Elfriede Jelinek riceve il Nobel, un ammiratore gli dice “l’ha rubato a te”. Ezra aspetta Alice, ma prima le dice di passare da Zabar’s – altro indirizzo celebre, c’è in “Seinfeld”, nei “Simpson”, in “Sex and the City”, in “Friends”, in “C’è post@ per te” con Tom Hanks e Meg Ryan – per comprare la marmellata di fragoline Tiptree. Con l’avvertimento: “Costa carissima, la fanno con le bambine come te”. (Speriamo che, parlando di Roth, le signore sprovviste di senso dell’umorismo siano già fuggite). 4 sterline e mezzo è il prezzo sul sito della ditta Wilkin & Son (ma la trovate senza fatica al supermercato sotto casa), per sentirsi un po’ Philip Roth e un po’ James Bond, s’intende nei romanzi di Ian Fleming.

 

Nei film l’agente 007 va di Martini, carne rossa e pane bianco – in “Mai dire mai”, per dimostrare la volontà di tenersi in forma, annuncia solennemente “rinuncerò al pane bianco”. Nel romanzo “Dalla Russia con amore” scopriamo che il suo pasto preferito è la colazione, dettagliata con tutte le marche: caffè, uovo sodo, toast con marmellata di fragoline. Hannah Goldfied (sul New Yorker scrive di cibo) sostiene che la Tiptree Little Scarlet non è granché, a dispetto delle cento fragoline intere che la ditta garantisce in ogni barattolo. “Troppo dolce”, sentenzia. Però tira fuori, da “Pastorale americana” – un dettaglio che a noi sfuggì, non avevamo occhi che per la fabbrica di guanti a Newark – la spettacolare descrizione di un sandwich con bacon, lattuga e pomodoro. Lo mangia la terrorista che ha fatto saltare l’ufficio postale e ora ha nostalgia di casa. Per Philip Roth “casa” vuol dire “zuppa”, segnala invece il sito “Paper and Salt”, che scova i piatti preferiti dagli scrittori (con qualche sorpresa, James Joyce non ha il rognone ma i triestini “rigatoni con stracotto”). Nel “Lamento di Portnoy”, Alexander Portnoy racconta allo strizzacervelli il conforto della zuppa di pomodori sul fornello. In un’intervista alla New York Public Radio, il romanziere svela che il suo piatto preferito è la provenzale soupe au pistou.

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