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Con la School of Art in fiamme, il modernismo perde la sua cattedrale

Le fiamme divorano il capolavoro di Rennie Mackintosh

19 Giugno 2018 alle 20:09

Con la School of Art in fiamme, il modernismo perde la sua cattedrale

La School of Art dopo l'incendio (foto LaPresse)

Glasgow, 16 giugno: un feroce incendio devasta, distruggendone il 50 per cento probabilmente in maniera irreparabile, la School of Art, capolavoro dell’architetto scozzese Rennie Mackintosh. Choc mondiale. L’edificio era celebre perché, assieme a opere di Victor Horta, Henry Van de Velde, Adolf Loos e l’americano Louis Sullivan, rappresentava una vetta di quello stile che segnò il passaggio dall’eclettismo ottocentesco alla modernità, al funzionalismo e perfino al razionalismo novecentesco. La School of Art stava al Movimento modernista come la brunelleschiana Cappella Pazzi sta al Rinascimento fiorentino, un coagulo di programmatiche, rigorose soluzioni stilistiche e formali che elaboravano e mettevano in opera innovative norme e regole ideali. Oltre al progetto architettonico, il design (si può dire) di Mackintosh, rivoluzionando il modo di concepire gli edifici e allargando il compito dell’architetto, comprendeva anche la realizzazione degli arredi, del mobilio, delle luci, della decorazione delle pareti, perfino dell’oggettistica. L’edificio modernista doveva essere, secondo la definizione che Hector Guimard diede alle architetture di Horta, una opera d’arte “totale”, come una “conchiglia” costruita attorno al suo proprietario. Il Movimento aveva come caposaldo culturale l’unificazione di tutte le arti visive, fino a quelle manuali e artigianali, in un’unitaria sintesi estetico/funzionale. Erano idee che circolavano, Wagner non aspirò a un teatro in cui si fondessero tutte le esperienze musicali e sceniche del musicista?

 

Scherzando ma non troppo, si può arrivare a dire che questa concezione dell’arte, anche senza raggiungere il titanismo wagneriano, era “reazionaria”. L’incipiente industrializzazione aveva fatto nascere, pochi decenni prima, l’idea che la standardizzazione richiesta dal progresso meccanico avrebbe significato la morte del bello. Come risposta, si venne valorizzando una produzione affidata al gusto artigianale e manuale, espressione del lavoro dell’uomo e delle sue esigenze materiali, ma soprattutto valore durevole nel tempo, contrapposto ai pessimi prodotti, alla bassa qualità e al miscuglio confuso di stili tipico della prima produzione industriale.

 

Le radici di pensiero di questo movimento si sviluppavano dalle considerazioni di Augustus Pugin sul rinnovamento dello stile gotico, quale unico stile che contenga i princìpi della cristianità e, di conseguenza, della purezza e dell’onestà, sempre attento a tenere in vista la struttura e le sue capacità dinamiche, senza mascherature e orpelli. Nel clima di queste ricerche, in parte accettate in parte sottoposte a revisioni e critiche, nacque la School of Art di Mackintosh. L’edificio fu progettato nel 1897, ma venne completato nel 1907-09. Subito, a prima vista, il prospetto della facciata nord, la principale, mostrava una tensione strutturale che, superando le angustie passatiste, recuperava dal gotico l’idea di una funzione rigorosa e una vibrazione precorritrice dello stesso razionalismo novecentesco, con le grandi finestre di quasi sette metri di altezza, di una limpida austerità temperata gioiosamente dai “beccatelli” in ferro battuto (disegnati da Mackintosh) con funzioni di sostegno per le scale degli addetti al lavaggio dei vetri. La pesante maestosità del gotico è richiamata dal portale d’ingresso, asimmetricamente spostato dalla consueta centralità, ma soprattutto dall’imponente facciata ovest, con le sottili altissime vetrate sporgenti e il suo strutturalismo verticale. Nell’interno e nelle sue articolazioni spaziali la visione “artigianale” dell’autore si sfrena, con le lesene italianeggianti scalpellinate (da lui stesso?) in legno (materiale di rivestimento onnipresente), i ferri battuti, le luci, i pendant scavati in motivi astratti, i giochi di luci ed ombre: tutto fa di questi vani un unicum ideale, una progettazione insieme fantastica e contenuta in stilemi di perfetta, razionale corrispondenza.

 

Il “Glasgow Style”, di cui Mackintosh fu leader, influenzò il movimento Art Nouveau austriaco nato nei primissimi del Novecento noto come Sezessionstil. Fu vivo inoltre nel campo della progettazione d’interni, dell’arredamento, dei tessuti e della lavorazione dei metalli. Più avanti negli anni, dimenticato, incompreso, disilluso dall’architettura, Mackintosh lavorò come acquerellista, nel villaggio di Walberswick nel Suffolk, dove si era ritirato nel 1914 e dove fu arrestato nel 1915, accusato di spionaggio. Dal 1923, abbandonò completamente l’architettura e il design e si trasferì nel sud della Francia, dove si concentrò sull’uso dell’acquarello. La sua importanza venne tardivamente riconosciuta, e il suo capolavoro, la School of Art di Glasgow divenne meta di pellegrinaggi dei suoi ammiratori. Anche io andai appositamente a Glasgow, dal paesino sui borders scozzesi dove passavo la vacanza estiva, per visitare quest’opera eccezionale, oggi forse perduta per sempre.

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