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La fine delle larghe intese nel manicomio di Teramo o in un abbraccio di estasi

L’essenza della vita come attenzione alla brina

8 Aprile 2018 alle 06:12

La fine delle larghe intese nel manicomio di Teramo o in un abbraccio di estasi

Particolare dal "Trittico del Giardino delle delizie", di Hieronymus Bosch

Mentre il mondo cerca di fare quadrare i conti come un nevrotico commercialista e in Italia si ragiona (perdonami se uso un verbo nobile per una faccenda già così vieta e noiosa) sulle intese politiche tra Lega e Cinque stelle, e su tutto si agita beffarda la spada di Damocle dei vitalizi, tu mi scrivi sconvolto e con gli occhi spalancati. Mi dici che in questi giorni stringevi la persona che ami, lei ti stringeva, e tra voi, a un certo punto, si è sprigionata, mi scrivi, una terza forma, qualcosa di reale e vivente, che si è posta accanto a voi; ed è come se avesse messo il proprio piede nel mondo ciò che non vi sembra essere di questo mondo. Eravate usciti dai vostri corpi, mi dici, e stavate in uno spazio nuovo, presente e impalpabile e ridevate col cuore e gli occhi erano bagnati di gioia e di tristezza, nella pienezza delle due passioni fondamentali dell’uomo secondo Spinoza. Mi chiedi che cosa sia, o meglio chi sia ciò che vi è apparso. Io non sono in grado di risponderti direttamente, ma quello che posso dirti si riallaccia, e ti prego togliti di dosso quell’espressione buffa che stai facendo ora, con la mia visita al vecchio manicomio di Teramo, avvenuta negli stessi giorni della vostra visione.

 

Ormai il manicomio di Teramo è chiuso da più di vent’anni, ma percorrendo quelle stanze un tempo piene di panico e ora invece di erbe e di insetti (vedessi con che eleganza aristocratica erbe insetti e licheni se ne stanno riappropriando: quello che per noi è caos e incubo per loro è il paradiso di una vita senza storia e mutamenti) mi è venuto in mente il nome di un grande psichiatra e psicoanalista di quegli anni, Elvio Fachinelli. Fachinelli ha senz’altro delle cose importanti da dirti per quello che hai vissuto. Era un formidabile studioso di Freud, aveva una grande esperienza clinica e sapeva molte cose che sarebbero preziose anche per noi. Nel 1989 pubblicò un libro (lo trovi da Adelphi) che s’intitola “La mente estatica” in cui racconta come in un pomeriggio ventoso di settembre al mare, abbia sperimentato su di sé un momento estatico. Questo momento, diceva Fachinelli, viene sempre rimosso perché annulla le barriere dell’io, quindi di ciò che è misurabile e medicalizzabile; in definitiva viene dimenticato e normalizzato perché fa paura. Ma ora, scriveva Fachinelli, “è venuto il tempo che ci pronuncia tali sentenze contro l’estasi si chieda piuttosto se non sia in lui questa debolezza, o questa paura di debolezza”.

 

La volta scorsa mi dicevi che eri spaventato dall’antitesi, da ciò che mette in discussione la tesi di te stesso, e che questo terrore ti impedisce di trovare la sintesi di chi sei davvero. Ogni momento estatico, provo a risponderti, produce un annullamento temporaneo dell’io perché è un movimento verso il nulla; è normale che questo ti crei angoscia. Per questo, in molti, nella maggioranza, preferiscono arretrare, interrompere il movimento. “E pochi conoscono quindi l’invasione di gioia successiva”, aggiungeva Fachinelli.

 

Ecco la gioia che mi racconti di avere vissuto, quel terzo spazio che si è creato tra voi mentre vi stringevate forte; quell’apparizione estatica mi fa pensare che ti abbia portato in dono la sintesi tanto fuggente che desideri; e che te l’abbia portata non come discorso, ma come esperienza che si è materializzata sulla tua pelle. 

 

Non stupirti quindi che, dopo aver passeggiato tra i licheni e gli insetti del manicomio di Teramo, il tuo filo di pensieri estatici mi abbia trasportato fino in Giappone.

 

La faccio breve, ma ho visto te e la persona che ami mentre tentavate di dare un nome a quella forma bellissima che vi ha visitato. Eravate, così mi siete apparsi, come certe antiche dame di corte giapponesi, più attente alla brina della notte che alla vita stessa.

 

Il bello è che ora sapete che la vita è proprio quell’attenzione alla brina; ed è vita di intensità prodigiosa.

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