Crazy for football

Francesco Trento e Volfango De BiasiLonganesi, 272 pp., 14,90 euro
15 FEB 18
Ultimo aggiornamento: 11:39 | 24 APR 18
Immagine di Crazy for football
Tredici anni dopo eccolo sul red carpet del David di Donatello per “Crazy for football”, poi messo su carta. Il libro è il racconto in tempo reale di quanto è accaduto, utilizza il linguaggio parlato e i dialoghi diretti con i protagonisti, con lo psichiatra Santo Rullo, con il dr. Raffaeli, con il preparatore atletico Enrico Mancini per rendere le immagini vivide, vere, palpabili. Potrebbe essere una sceneggiatura ma va oltre le battute, si incunea nelle viscere dei personaggi, ne indaga gli aspetti più intimi della loro psiche scomposta ma allarga l’orizzonte su quello che per tanti rimane un pregiudizio. “Un’avventura follemente bella, abitata da personaggi così perfetti da sembrare inventati”. Commuove il pathos che si respira negli spogliatoi, le paure dei calciatori: è il loro entusiasmo che passa potente dalle pagine del libro, il loro bisogno di esserci e la volontà di uscire da quei dipartimenti di salute mentale per entrare invece in un perimetro d’erba che abbatte le differenze tra sani e malati, che include e non stigmatizza. Lo sport forse non cura ma riabilita, restituisce il controllo della propria vita in una dimensione per così dire junghiana tesa non tanto ad applicare un rimedio meccanico ma nel porre attenzione alle storie di vita e a creare quell’empatia necessaria tra medici e pazienti a diventare “un problema gli uni per gli altri”. Volfango De Biasi e Francesco Trento con disinvoltura hanno applicato la psicoanalisi intersoggettiva. Forse inconsciamente. Qualcuno oltreoceano diceva che “nessuna vita è tonda a parte le piccole misure”, ma quali sarebbero le piccole misure? Esistono davvero? Cos’è la follia se non un’armatura che rende invisibile il contenuto?