Cannes guarda a Tokyo. Il mercato del cinema parla giapponese

Anime invasion. Il Marché du Film dedica il suo focus principale al Giappone, paese d’onore di quest’anno, tra manga, franchise, IP e nuove strategie dell’audiovisivo internazionale. L’immaginario nipponico come motore di crescita e innovazione

22 MAG 26
Ultimo aggiornamento: 09:48
Se credete che il Festival di Cannes sia soltanto fatto dei film in concorso, dei red carpet, dei vestiti sfavillanti e delle palme della Croisette, vi sbagliate di grosso. Perché accanto alla dimensione più visibile della manifestazione, infatti, il vero cuore pulsante del mondo del cinema che prende vita qui è celato nel Marché du Film, il grande mercato internazionale dove produttori, distributori, piattaforme, venditori e operatori dell’audiovisivo si incontrano per comprare, vendere, finanziare e far viaggiare i film nel mondo.
Quest’anno però, il Marché ha una caratteristica peculiare: perché paese d’onore è il Giappone. Una scelta che va oltre l’omaggio a una delle cinematografie più importanti della storia, trasformandosi in un simbolo del peso crescente che l’immaginario nipponico ha assunto nell’industria globale, non solo attraverso il cinema d’autore, ma anche grazie ad anime, manga, franchise e proprietà intellettuali capaci di attraversare linguaggi e generazioni.
Il programma del Marché dedica ampio spazio proprio a questi temi, tra panel e incontri che vedono personaggi di spicco come l’executive vice president di Crunchyroll Matthew Berger, il presidente di Sony Stanford Panitch, il general manager di Toei Yosuke Asama e molti e altri protagonisti del settore, confermando come l’animazione giapponese sia ormai uno degli assi strategici dell’audiovisivo contemporaneo.
Il Festival di Cannes, attraverso il suo mercato, intercetta così un passaggio significativo: quello che ricorda che l’animazione non è un comparto laterale dell’industria audiovisiva, ma uno dei suoi centri propulsivi. La sfida, ora, è capire se il mercato internazionale saprà avvicinarsi a questo patrimonio senza ridurlo a semplice bacino di proprietà intellettuali da adattare. Perché il successo globale di anime e manga non nasce dalla loro genericità, ma dalla loro forte riconoscibilità culturale, estetica e narrativa.