Al Festival di Cannes, la commedia umana della Croisette

Nei giorni del Festival, tra glamour e quotidianità, il vero racconto passa anche dai volti di chi aspetta, lavora, osserva, sogna o capita qui totalmente per caso. Tra fan senza biglietti, turisti e lavoratori instancabili

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18 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 12:08 PM
Durante i giorni del Festival, Cannes più che una (bellissima) città della Costa Azzurra diventa un grande set a cielo aperto. E se il cinema resta il centro di tutto, tra film, première, star internazionali e tappeti rossi, c’è anche un’altra Cannes fatta di volti, attese, piccoli rituali e persone. È quella composta da coloro che aspettano per ore dietro una transenna nella speranza di vedere da vicino un attore. Di chi si presenta elegantissimo per tentare l’ingresso last-minute o per elemosinare un biglietto, provando il colpo di fortuna. Di chi fotografa, filma, racconta, di chi cerca un’inquadratura, un autografo, una foto. Ma anche di chi continua a lavorare nei bar, negli hotel, nei ristoranti, sulle spiagge, facendo parte ogni giorno di una macchina imponente che per due settimane cambia completamente il volto della città.
Il Festival di Cannes è anche questo: una trasformazione urbana e umana che rende la Croisette una passerella permanente e i marciapiedi veri punti di osservazione. Una dimensione nella quale il confine tra spettacolo e vita quotidiana si fa sottile, spostando il focus e analizzando il Festival non solo come evento culturale e industriale, ma come fenomeno collettivo in cui ciascuno interpreta una parte. Perché a Cannes tutti sembrano davvero avere un ruolo: chi sale le scale del Palais des Festival, ma anche chi le guarda da lontano.