L'eleganza di Lucia nell'assaggiare la sua crepe flambata (foto Sky)

Un minuto di silenzio per chi a MasterChef presenta il "crumble di gallina croccante"

Mahatma
L’ultima doppia puntata di MasterChef insegna che è meglio stare lontani dal simpatico comandante della motonave Stradivari, a non proprio un fenomeno nel calcolare la profondità dei fondali del Po e la distanza tra argini e isolotti sparsi qua e là lungo il fiume. Tra crepes flambate e pasticci di luccio, abbiamo visto di meglio.

L’ultima doppia puntata di MasterChef insegna che è meglio stare lontani dal simpatico comandante della motonave Stradivari, a non proprio un fenomeno nel calcolare la profondità dei fondali del Po e la distanza tra argini e isolotti sparsi qua e là lungo il fiume. Vedere Bastianich costretto a usare una specie d’arpione per allontanare la prua dagli arbusti dove era andata a infilarsi l'imbarcazione, non ha fatto bene alla categoria dei lupi di fiume nostrani. Ma la prova in esterna di Guastalla ha anche insegnato che sì può osare fin che si vuole, si può fare filosofia e teologia (sic!) anche sui piatti, tentando di mescolare persino Pelagio e Sant’Agostino con una rana pescatrice lardellata, ma a tutto c’è un limite: Giovanni, insomma, convinto “che i giudici si aspettino molto da me”, ha voluto fare il figo mescolando melone e cozze, e ha toppato. Non tanto per l’antipasto (pardon, l’entrée) che ha convinto i più sofisticati “tra i produttori della valle del Po” (forse perché non avevano il coraggio di vomitare sulla tovaglia bianca), quanto per il risotto con le rane e gli asparagi. Di questa prova, con cuochi amatoriali presuntuosi e velenosi (ormai una costante) che non hanno ritegno nel proporre a venticinque perfetti sconosciuti un “crumble di gallina croccante”, rimarrà comunque ben poco.

 

Come – e va detto – ben poco rimarrà nella memoria di questa puntata. Non un granché, ma era scontato. Ogni anno succede così: dopo il massacro by Iginio Massari, c’è il giovedì della decantazione. Una specie di rilassamento post coito, per fare un paragone fisiologico. L’Invention test non ha detto niente di nuovo: prova già vista, con il lavoro in coppia, anche se non facile e dagli emozionanti rimandi storici (il pasticcio di luccio che piaceva tanto ai Gonzaga, dice Cracco).

 

[**Video_box_2**]Laura, al sesto “si può fare” consecutivo dopo aver sentito quel che si doveva cucinare, è uscita. Fatale fu la crepe dolce flambata, che Lucia – il cui motto ufficiale sul sito della trasmissione è “Resistenza” e detesta la finta buona Alida con tutta se stessa, assai ricambiata – ha fatto meglio. Niente di che, tanto che Cannavacciuolo è sbottato: “Mi fate sto cazzo di piatti?” e Joe ha cassato "la frittata di frutta" della sfortunata Laura come solo lui sa fare. Sono rimasti in dieci e, va detto, grandi ingiustizie da parte dei giudici non se ne sono ancora viste. A parte una, che ormai è un mistero gaudioso: Sylvie, che voleva far bollire le lumache un’ora, è ancora dentro. Vedremo fino a quando. L'odio della pletora di grembiulati, comunque, punta un altro bersaglio: Maradona, che però (a differenza di tanti altri lì dentro) è un furbacchione.

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  • E' nato al nord (non serve dire dove né quando, anche perché sono informazioni buone per necrologi e che poco interessano il lettore più o meno interessato). Si considera maturo quanto a età, meno a dotazione intellettuale. Non se ne cruccia, sapendo che la capacità d'elaborazione mentale in codesto mondo non deve essere per forza alta (d'altronde Hegel e Kafka non sono più bestseller da qualche decennio). Segue lo sport in generale a eccezione delle bocce, del sumo e del golf, che considera una delle più grandi sciagure capitate all'umanità, quasi quanto lo sport trasmesso sulle reti Rai. (ne parla sovente su questo giornale) Appassionato di cucina televisiva, ama le pentole che si vedono a MasterChef (delle cui puntate cura periodicamente le recensioni sempre su questo giornale) e soprattutto la relativa dispensa. Ricorda con rimpianto la tv del cane di Paolo Limiti, Floradora.