Nonna Luisa, arrivata in Italia (era il 1925) si mise con un gerarca fascista. Ebbe altri due figli. Prima del Gran Consiglio del luglio 1943 mia nonna lasciò il gerarca e si mise con un comunista

Nonni fissi di un Dc ala dura

Maurizio Milani
Figlio di Antonio e Paolo, nipote di una coppia biogenetica che affittava l’utero in Bolivia e di un’altra che faceva ballare orsi in Tirolo. Milani non esclude nulla. I miei nonni non li ho mai conosciuti essendo nato in provetta. Sono stato il quinto bambino nato in provetta.

Per quanto riguarda i miei nonni, non li ho mai conosciuti essendo nato in provetta. Sono stato il quinto bambino nato in provetta d’Europa. Dei miei nonni mi hanno parlato i miei genitori, Antonio e Paolo.

 

I genitori di mio papà Antonio sono sempre stati biogenetici. Si chiamavano nonna Luisa e nonno Luca. Essendo molto poveri, nonna Luisa affittava l’utero a coppie miliardarie sterili. Non so se corrisponde al vero, ma avrebbe affittato l’utero 25 volte, sempre per la medesima cifra, cento lire. Nel 1920 emigrarono in Bolivia, mio nonno Luca si specializzò nello sfondare le porte delle case del comune non ancora assegnate. In pratica le occupava; non per lui, si faceva pagare da chi poi ci entrava. Lavorando solo un’oretta al giorno il tempo lo passava al bar a vantarsi. Qui conobbe una donna delle pulizie di quindici anni più grande. Mio nonno Luca aveva allora 26 anni.

 

Scappò con lei. Lasciò, anzi abbandonò sua moglie. Mia nonna Luisa non potè far altro che tornare in Italia con l’utero affittato. Non avendo onorato il contratto, il bambino che poi è nato era Antonio mio papà. La famiglia che aveva commissionato il figlio in Bolivia rimase delusa. Tuttora sono in corso rogatorie internazionali per farsi dare indietro il pargoletto, mio papà, che adesso ha 93 anni. I suoi genitori naturali in Bolivia ci sono ancora, hanno rispettivamente 109 e 110 anni. Sono due proprietari terrieri. Sarebbero i miei bisnonni. Ieri gli ho scritto una lettera per chiedere che lascino tutto il loro patrimonio a me.

 

Comunque, tornando a nonna Luisa, arrivata in Italia (era il 1925) si mise con un gerarca fascista. Ebbe altri due figli (senza affittare l’utero), i miei zii Corrado e Vittorio. Prima del Gran Consiglio del luglio 1943 mia nonna lasciò il gerarca e si mise con un comunista, bellissimo uomo, poi eletto al Senato della nuova Repubblica. Da lui ebbe altri nove figli. Tutti drogati, perché avevano visto al cinema i primi film americani sui drogati.

 

Mio nonno Luca (quello scappato con la vicebarista) andò avanti a truffare lo stato. Pur essendo all’estero si inventò lo scioglimento delle calotte polari. Cominciò a estrarre carote di ghiaccio dal Polo senza il permesso degli eschimesi. In breve questa moda prese piede. Ebbe enormi finanziamenti dalla fondazione Carnegie e da vari governi, tutti preoccupati da chissà cosa. In pratica mio nonno faceva il cartomante. Invece di leggere le carte leggeva le carote di ghiaccio. Tanti capi di stato e uomini importantissimi di allora andavano da lui per consulti sulla politica da tenere. Lui estraeva una carota di ghiaccio e la leggeva. Si dice che il presidente Kruscev era molto influenzato da mio nonno. Che intanto aveva lasciato la donna delle pulizia (l’aveva fatta arrestare senza motivo) e si era fidanzato con un’antropologa comunista spagnola. Da lei avrebbe avuto cinque figli. Di questi zii non ho notizie. Uno sembra sia rettore a un’università calvinista a Berna. Gli ho scritto per chiedergli se mi prestava 15.000 euro. Sono suo nipote, ne ho diritto. Non mi ha risposto. Domani gli scrivo ancora. Poi se non cede lo ricatto. Si dice anche che un fratello e una sorella si erano innamorati e volevano sposarsi. La legge però non lo permette. Per me è sbagliato: se due ragazzi si amano, anche se fratello e sorella o semplicemente due fratelli maschi non vedo il motivo che non puoi.

 

Nonna Luisa e nonno Luca tornarono insieme nel 1960. Si incontrarono alle Olimpiadi di Roma. Ebbero modo di chiarire le circostanze per le quali si erano allontanati. Mia nonna Luisa gli disse: “Ti amo”, mio nonno Luca le rispose: “Io no”, e tornarono a essere marito e moglie. Finita l’Olimpiade mio nonno non perse il vizio: occupò tutte le palazzine del villaggio olimpico dove risiedevano gli atleti. Assegnava le case equamente. In cinque alloggi confinanti buttò giù il muro di tramezzo e ricavò un mega attico per lui e mia nonna. Durante la vecchiaia mio nonno e mia nonna emisero assegni e cambiali a vuoto per un totale di 15 miliardi di lire (che negli anni Sessanta erano una cifra). Mio nonno si prestava anche a fare il testimone falso in vari processi. Questo lo faceva per hobby, non si è mai fatto retribuire.

 

Un giorno fu trovato nella cantina dei fratelli Folonari. Non si è mai chiarito il perché. Lui diceva di essersi perso. Mi nonna ha un’altra versione, ed è questa: “A te Maurizio non lo abbiamo mai detto, ma tuo nonno era un ubriacone”. Io: “Non penso nonna!”. Infatti non era vero.

 

Durante la permanenza in California (per truffe varie) mio nonno diventò amicissimo dell’attore Pat Morita (Oscar per il film “Karate kid”). Imparò l’arte giapponese e aprì nel 1949 a Milano la prima scuola di arti marziali. Pat Morita venne a Milano nel giugno del 1952 a visitarlo. In stazione centrale fu aggredito da una banda di malintenzionati. Pat Morita gli spaccò le ossa a tutti. Il comune diede torto all’aggredito. Il maestro Morita non volle più venire in Italia. Si vedevano con mio nonno a Cipro. Anche lì hanno fatto una rissa al bar con una banda di sbandati. Pat e mio nonno da soli hanno dato un sacco di botte a trenta uomini. A un certo punto venne anche Chuck Norris a dargli una mano, perché va bene essere forti, ma se ti saltano addosso tutti i buttafuori delle discoteche di Cirpo anche loro non ce la fanno.

 

I genitori di mio papà Paolo invece erano nati sull’Appennino romagnolo. Si chiamavano Giampiero e Laura. Mio nonno Giampiero era soprannominato Orecchia di Toro. Era rimasto colpito da bambino nel vedere un fumetto dove i toreri, matato il toro, gli mozzavano le orecchie. Da allora a scuola venne chiamato Orecchia di toro. I miei nonni erano entrambi figli di magistrati in pensione. Erano parenti di Lilli Gruber. Infatti i miei nonni erano del sud Tirolo, e nel bel libro di Lilli che ripercorre le vicende della sua famiglia, i miei nonni Giampiero e Laura sono citati diverse volte, specialmente quando nel referendum hanno votato per rimanere con l’Italia e a differenza della maggioranza non essere annessi alla Germania. Poi però al pomeriggio sono tornati al seggio per dire al presidente di seggio: “Scusi, siamo Laura e Giampiero Lunatini, abbiamo votato stamattina ma vorremmo ripetere il voto, abbiamo cambiato idea”. Furono rinchiusi al manicomio di Bolzano, il direttore era un comunistone. Se i pazienti dicevano di esserlo anche loro, li mollava per permessi premio. Durante uno di questi non sono più rientrati in manicomio. Hanno iniziato un lavoro che poi è diventato un must per tante famiglie povere: facevano gli orsanti. Compravano un orsetto in Slovenia, gli mettevano la museruola e giravano nei paesini a far ballare l’orso. Mia nonna suonava il mandolino, mio nonno teneva alla catena l’orso e lo faceva ballare e fare il cretino.

 

[**Video_box_2**]Già allora c’era qualche post comunista che si era inventato l’ambientalismo, per cui disturbava lo spettacolo: “Basta sfruttare gli animali!” e balle varie. A differenza di oggi però il pubblico lo isolava e la gente urlava: “Vai a lavorare! Vogliamo divertirci!”, “Se pensi di far diventare la tua protesta un lavoro ti sbagli, magari tra cinquant’anni…”. Lo prendevano e lo portavano al manicomio, dove veniva registrato come “sobillatore naturista”. In breve gli orsanti si diffusero in tutta Europa. Erano quasi tutti parenti tra loro (zii, cugini…), sia gli orsanti sia gli orsi stessi. Nel periodo di massimo splendore si avevano in giro dai 2.000 ai 2.500 orsi incatenati vestiti da imbecilli che facevano gli scemi nelle piazze. E’ chiaro, l’orso non era di taglia grossa, un orsetto sui 150 kg. Per tenerlo docile, alcuni veterinari senza scrupoli gli facevano la puntura nelle balle (una costava 10 lire). Anche il brigante Gasparone (il ricercato numero 1 dal Viminale) in quei tempi a volte scendeva dalle montagne per assistere allo spettacolo dell’orso ballerino. Dispiace dirlo, ma mio nonno una sera fece la soffiata, e così il brigante Gasparone fu preso. Il giorno dopo a mio nonno gli avvelenarono l’orso, che comunque stava già male prima.

 

Nella loro carriera di orsanti mio nonno e mia nonna hanno avuto dieci orsi. Lo compravano sui due anni, a nove anni lo vendevano alle trattorie che in menù avevano carne di orso. Adesso è vietatissima. Se però mi telefoni e dici: “Sono un lettore del Foglio, mi indichi dove si può ancora gustare un buon piatto di carne di orso?”, non mancherò di darti due-tre indirizzi di miei parenti che nonostante il clima comunista ostile continuano in una tradizione sana.

 

Mia nonna Laura nel 1956 si innamorò follemente del sindaco di un paesino dove erano a fare lo spettacolo. Scapparono con i soldi del comune. Subito i cittadini organizzarono una battuta di caccia per riprenderli (tipo Far West). La cittadina rimase sguarnita e i complici dei miei nonni poterono così saccheggiarla. Nel piano mia nonna doveva fare apposta a essere innamorata del sindaco. Poi a furto avvenuto doveva lasciarlo. Invece si innamorò davvero, per cui lasciò mio nonno, che a sua volta abbandonò l’orso per strada. L’orso assalì un pollaio e venne abbattuto a fucilate in località lago Fratelli La Stanga.

 

Mio nonno Giampiero all’inizio del campionato di calcio 1957/58 fondò gli ultras dell’Inter. Mai si era vista una cosa del genere. Alla prima partita di campionato dell’Inter a San Siro comparve al primo anello uno striscione nerazzurro con il simbolo di Milano. Era enorme e c’era scritto Ultras. Da allora fu leggenda: in tutti gli stadi o semplici campi del pianeta iniziarono a comparire striscioni inneggianti alle squadre. Prima si usavano le bandiere e basta. Per questa invenzione mio nonno ottenne la Legion d’onore, che però gli venne revocata il giorno stesso che dovevano consegnarla. Il motivo non si è mai capito. L’ordine venne direttamente dall’Eliseo.

 

Mio nonno dalla delusione andò in pensione cinque anni prima di averne diritto. Si ritirò in periferia di Milano dove fondò: Italia Nostra, Wwf, Fai (Fondo ambientale italiano), Lipu (Lega protezione uccelli), Greenpeace Italia. Essendo tesoriere di tutte queste onlus non fu mai indagato. Scappò durante la retata di Mani pulite nel 1992. Da allora non sappiamo più niente. Federica Sciarelli non vuole occuparsi del caso. Dice: “Noi a ‘Chi l’ha visto?’ cerchiamo persone con meno di cent’anni di età”. Ha ragione: mio nonno adesso avrebbe 115 anni. Li compirebbe oggi. Auguri! Firmato: un nipote Dc da sempre.

 

P. S. I miei nonni si incontrarono una volta sola, a Cape Canaveral (base Nasa) per vedere dal vivo il lancio di un cane nello spazio. Erano i primi lanci spaziali. All’ultimo invece di un cane spararono in orbita una scimmia. I miei quattro nonni alla fine dello show andarono tutti insieme a festeggiare a Kansas City. Qui incontrarono Nino Benvenuti, il boxeur triestino appena diventato campione del mondo. Mio nonno Luca diventò suo manager per l’Asia. Non gli organizzò nemmeno un incontro, per cui Nino Benvenuti gli tolse la delega e la conferì all’altro mio nonno, Giampiero, che fondò il primo mensile italiano tutto dedicato alla boxe, ancora oggi in edicola con una tiratura di due milioni di copie. Dello stesso editore (mio nonno) il mensile di culturismo e la rivista per installatori di bancomat (tradotta in 20 lingue tranne l’inglese).

 

Tanti dicono che l’attore che fa la pubblicità del tonno di Angelo Parodi sia mio nonno Giampiero. Non penso, però non posso escludere niente.


Le precedenti puntate della serie sono: Annalena Benini il 22 luglio, Marianna Rizzini il 28 luglio, Mario Sechi il 31 luglio, Mirko Volpi il 4 agosto, Fabrizio Cicchitto il 7 agosto, Daniele Bellasio l’11 agosto. Tutte sono disponibili su www.ilfoglio.it

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