cerca

C'è pure chi con gli orsi ha imparato a conviverci

Viaggio tra i volontari che insegnano ad avere rispetto per la montagna e a dimenticare i ritmi della città

2 Agosto 2020 alle 06:00

C'è pure chi con gli orsi ha imparato a conviverci

Pescasseroli (L’Aquila) - La pandemia ha lasciato tutti molto disorientati e in questa “estate strana” - come viene definita noiosamente ovunque - la montagna torna ad avere una nuova centralità, confermandosi sempre di più l’inizio e la fine di tutti gli scenari naturali. È rimasta sempre la stessa, ma si è rinnovata e migliorata grazie a un’aria ancora più pura e a una bellezza che fa bene alla mente prima che allo sguardo. Ognuno ha la sua - è lì per tutti - ognuno deve viverla a suo modo tra attività e relax, ma il bello è che non c’è folla come in spiaggia e quindi non ci sono problemi legati al rispetto del distanziamento sociale. Non ci sono mascherine e gel igienizzanti, non c’è paura, ma solo grande libertà. “Dopo il lockdown abbiamo avuto più richieste del solito, siamo ripartiti da una riorganizzazione non perfetta, non sapevamo cosa fare, ma alla fine siamo riusciti a ricominciare”, spiega al Foglio Umberto Esposito, titolare di Wildlife Adventures (Wildlifeadventures.it), un’organizzazione che opera nel settore della didattica e dei viaggi fotografici, offrendo esperienze naturalistiche uniche alla scoperta di ambienti del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise in grado di alimentare il gusto dell’avventura come il trekking e le escursioni, le notti in rifugio e l’osservazione di cinghiali, grifoni, aquile reali, lupi, cavalli selvatici e ovviamente lui - l’orso marsicano - che di quel Parco ne è il simbolo. “È il più raro al mondo visto che vive solo in un’area ristretta dell’Appennino centrale con non più di sessanta individui - continua Esposito, nostra guida speciale in queste meraviglie naturali – ed è stato classificato nelle categorie di minaccia dell’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura come Critically Endangered””. 

 

Il dibattito su M49 è il segno di una politica che non distingue fiction e realtà

Le Alpi non sono le Montagne rocciose e il Trentino non è il Wyoming. I nostri paradisi sono segnati dalla presenza umana. Tocca prenderne atto

 

Questo suo essere una specie a rischio estinzione, ha portato alla nascita, otto anni fa, di Salviamo l’Orso, un’associazione di volontari che si impegna a salvarlo, affiancando il confronto con le istituzioni al lavoro concreto dei volontari sul campo. Per prima ha introdotto in Italia il concetto di ‘Bear Smart Community’, un approccio alla convivenza pacifica e rispettosa tra uomo e orso già sperimentato con successo in numerose comunità del Nord America. A presiederla è Stefano Orlandini e ha come obiettivo quello di far crescere il numero di orsi bruni marsicani non solo all'interno del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, ma anche nelle aree limitrofe più critiche che non sono protette dalle Istituzioni, cercando di espandere l'area in cui gli orsi possano vivere senza minacce e garantendo una convivenza pacifica con le comunità dei villaggi circostanti. Con il suo team, Esposito offre a chi è interessato la possibilità di osservarlo dal vivo come di ammirare quel paesaggio assolutamente emozionate dove troverete anche le Faggete Vetuste che da qualche anno son state dichiarate Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. “Camminando in quei boschi, a contatto con la natura e animali di diverse specie, le persone si aprono di più a livello caratteriale e sono più disponibili a raccontare le loro esperienze ed opinioni”, ci dice la nostra guida, 38 anni, nata e vissuta a Pescasseroli, la piccola capitale del primo Parco Nazionale italiano. “Si parla di montagna e natura, aggiunge, ma non solo, perché i discorsi sono vari in quello che è un vero e proprio percorso interiore”. 

 

(una delle attività di Wildlife Adventures, foto di Umberto Esposito)

 

Per lui la montagna è arrivata tardi, ma adesso è parte integrante della sua vita. “Ci andai la prima volta con un gruppo di amici alla ricerca dell’orso”, ci racconta. “Vedere un’orsa con due piccoli mi fece capire che quello poteva essere il mio futuro e così è stato”, aggiunge. Studi scientifici al liceo, studi naturalistici all’università, un corso per guida alpina, ma soprattutto tanta passione e un’esperienza acquisita sul campo grazie anche agli insegnamenti di vecchie guardie del parco, Esposito ci dice che per lui la montagna è oggi “un rifugio”, “il mio modo di stare solo con l’ambiente che mi circonda, uno sfogo non sportivo e meno tecnico”. “Tutto nasce dalla necessità di stare a contatto con la natura e vedere ciò che accade, dal vento degli alberi all’improvviso grido di allarme di un uccello, tutte cose che mi fanno sorridere ogni volta come fosse la prima”. Tutto questo prova quotidianamente a trasmetterlo alle persone che vogliono scoprire e vivere la montagna, non importa se esperte o meno, l’importante è insegnare, se non lo si conosce, quello che lui chiama “lo stare in natura”. “Non siamo in uno zoo, ma in un ambiente naturale con ritmi precisi, con specie e soggetti. Vige, quindi, il rispetto degli altri e di sé stessi. Bisogna dimenticare la frenesia del tutto e subito che è proprio delle città: noi insegniamo la pazienza”.

 

Tra i grandi fan della montagna abruzzese c’è anche il filantropo britannico Paul Lister che nel 2000 ha fondato The European Nature Trust (TENT), l’organizzazione benefica nata con l’obiettivo di preservare in Europa gli habitat naturalistici più a rischio, raccogliendo fondi per progetti di conservazione in quegli ultimi angoli selvaggi e incontaminati rimasti nel Vecchio Continente. “Lister è stato un mio cliente – ci dice Esposito – all’inizio non sapevo neanche chi fosse, ma l’intesa tra noi è stata immediata. È un uomo fortunato, perché in tre volte che è stato con noi ha visto per tre volte l’orso. Pensi che i miei genitori che sono di qui non lo hanno mai visto”. “Incantato da questa esperienza, mi ha chiesto come poteva aiutare questa terra e la sua popolazione e ha deciso di sostenere “Salviamo l’Orso”, una tutela che si aggiunge a quelle da lui già effettuate in ampie zone in Scozia, in Romania - per tutelare i tratti di foreste vergini più antiche d’Europa – e in Spagna, per contrastare l’estinzione della lince iberica”.

 

Nel 2000 Lister ha iniziato a cercare una tenuta nelle Highlands con l'obiettivo di ripristinare la natura originaria, opponendosi al tradizionale modello vittoriano di sport come la caccia e il tiro e pesca. L’anno successivo ha acquistato nel Sutherland la Alladale Estate (da lui ribattezzata Alladale Wilderness Reserve) e ha poi fondato il TENT che lo ha portato a promuovere e proteggere gli ultimi angoli selvaggi d'Europa a beneficio delle comunità locali e delle generazioni future fino a raggiungere l’Abruzzo offrendo donazioni e promozione dei conservation journeys, veri e propri viaggi entusiasmanti nella regione appenninica, in montagna, il posto dove ognuno può trovare la propria stanza en plein air tutta per sé. Lassù – a differenza della città dove le parole sono aria viziata ed escono di bocca “straparlate”, come scrive Erri De Luca, grande amante e conoscitore delle montagne in “Sulla traccia di Nives”(Feltrinelli 2005) – le parole sono tenute in bocca: “costano energia e calore, usiamo le necessarie e quello che diciamo poi facciamo”. Una volta lì, il tempo speso in mezzo alla natura è utile per il nostro benessere e di quelle montagne ne siamo parte, ne diventiamo dipendenti. L’importante è averne cura.

Giuseppe Fantasia

È nato a L’Aquila, ma vive a Roma, ha una laurea in Legge, ma ha scelto di fare il giornalista. Scrive per l'HuffPost Italia, Marie Claire ed Elle Decor. Su Il Foglio si occupa delle pagine culturali, scrive di libri, arte e spettacolo e ogni giovedì c'è "Odo Romani far Festa", la sua rubrica da cui viene fuori tutto il meglio (e il peggio) delle feste della Capitale e non solo. GiFantasia su Twitter, @gifantasia, su Instagram

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi