Non dimenticare l'Italia pre-Covid

Andrea Panzironi

Viaggio immaginario da Milano a Palermo, da Matera alle Dolomiti. E se tornasse Caio Giulio Cesare

I suoi giardini verticali si sono elevati fino a raggiungere le vette del nuovo immaginario smart ecologista. Le Olimpiadi invernali 2026 assegnate a Milano, senza montagne, congiuntamente a Cortina, forse (dato il climatic change) senza neve, sono il simbolo ultimo del successo di una “visione” che fonde sviluppo urbanistico innervato da fibre ottiche con ipermobilità a emissione zero. Il turismo internazionale di chi la sa lunga, e sono molti, l’ha messa nel mirino delle destinazioni irrinunciabili per il new Grand Tour.

  

Nel frattempo Roma capoccia non scapoccia, si autorigenera ad ogni fallimento. La Raggi regge, Airbnb alloggia tutti ma proprio tutti, anche l’aria (ora mi spiego meglio che voleva di'); file ordinatissime, senza apparente fine, di turisti globali premono per infilarsi nell’ombelico dell’ombelico del mondo che è, ora e per l’eternità, il portone d’ingresso dei musei vaticani; il traffico scorre romanamente, immobile (come il bomber della Lazio nel campionato di Serie A che sta per finire) e chi è alla guida saluta pedoni, monopattini e ciclisti che scorrono intorno. Tanto con la macchina multiconnessa produco anche col volante tra le mani, perché sono in “call” con i colleghi mentre con lo smartphone ordino pizza e sushi che l’uberunner mi porterà qui in auto localizzandomi bloccato in mezzo al traffico.

  

A Napoli, De Magistris ha spostato munnezza e problemi come nel dialetto si usa fare con gli accenti. Il centro è un salotto, la bella stagione è alle porte, la primavera innamora anche gli animi più indifferenti, il golfo tutto è uno splendere di blu oltremare, bianco fior d’arancio e rossori fucsia e rosa da tramonto mozzafiato che si potrebbe morire ed esserne felici. Pizza, ammore e tazzulelle ’e cafè trionfano su ogni cattiva diceria e persino gli eroi brutti, sporchi e cattivi della Gomorra seriale si piegano alla definitiva autodafé. Le isole di fronte, ingorde di bellezza e profumi, sono pronte a subire l’apertura stagionale di una annata di turismo eccezionale come e forse più delle eccezioni dei precedenti anni eccezionali.

   

A Bari, vecchia e nuova che sia, Decaro, sindaco probo e lungimirante, forse candidato alla leadership della nuova, ennesima, defatigante, sinistra che verrà, dopo aver sistemato a dovere lungomare e centro cittadino, prosegue con iniziative di rilancio della città, che oggi se ci fosse la torre Eiffel e qualche intellettuale in più sarebbe Parigi veramente. La fiera del Levante, sempre più internazionalizzata, fa ormai concorrenza a tutti, ed estende la sua influenza, come i migliori cartelli stradali, anche in tutte le altre direzioni. Nel mentre Emiliano, che emiliano non è, dall’alto del governatorato regionale, forse perché in concorrenza col sindaco per la futura leadership della nuovissima (ultimo modello full optional) sinistra, furoreggia contro Xylella, Tap, Ilva per poi fare dietro front a favore di Ilva, Xylella e tip tap, o meglio, Taranta salentina, per restare nei ranghi regionali. E sì, che oggi il Salento è jet set cinematografico come Hollywood e forse più e quest’anno la film commission pugliese ha più appeal del Sunset boulevard che fu.

  

In quel di Palermo, Orlando ‘u sinnacu, non certo il cavaliere paladino, chiude al traffico ed apre ad alleanze alternative per restare in sella, in questo abile tanto quanto l’ariostesco eroe, e mantenere l’incarico giusto il tempo per arrivare a fine mandato. E… ri ri ri ricandidarsi. Ma, ha giurato, per la definitiva, sicura, certa, penultima volta. Nel frattempo i tre grossi problemi dell’isola intera rimangono tutti lì, irrisolti e irrisolvibili nei decenni a venire: siccità, Etna e quello tristemente noto, famigerato in tutto il mondo, della ricetta segreta della vera cassata siciliana.

  

Come Bernacca usava dire decenni fa dal video in bianco e nero, sul resto del sud, isole minori comprese, bel tempo. Che volete di più?

 

Risalendo verso nord, è d'obbligo ormai una breve ma intensa sosta tra i Sassi materani che anche quest’anno, trainati dal successo planetario, e alcuni azzardano persino extra planetario, del 2019 appena concluso, emanano cultura, cultura e ancora cultura che ne siamo certi avanzerà fino alla nuova dimenticanza. Brave, abili e gentili le genti delle Murge, nello strano e raro caso di unità di intenti tra amministratori ed amministrati, hanno saputo trasformare la “terra del rimorso” in terra del rimosso, dal come eravamo al non saremo mai più (si spera).

 

Più su, sulla costa orientale della penisola, la Riviera tutta brulica già di imprenditori balneari impegnati in preparativi goderecci per attrezzare ancor di più le sue spiagge così piane, così comode, come i sandali delle migliaia di Birkenstockturisten che tra poco invaderanno il suo mare pigro e le sue locande a basso costo. Di alghe al momento neanche l’ombra, la sua capitale Rimini attende e dal biancore eternamente elegante del suo Grand Hotel sembra desiderare l'arrivo di un novello Guido Anselmi che sappia riraccontarla senza più i colori di quest’epoca trash dove ogni colore si accosta per caso ad un altro, ma con lo stile di chi sa scendere in spiaggia in perfetto, sontuoso, bianco e nero.

 

A Venezia le acque restano inquiete, agitate dalle mostruosità delle grandi navi e dalle ancora più devastanti grandi piogge, e il Mose (senza accento) non le separerà di certo, semmai saprà contenerle. La Biennale d'arte è sempre l’appuntamento per eccellenza nelle eccellenze di un paese che eccelle, la mostra internazionale d’arte cinematografica resta forse l’unica festa del cinema senza acronimi, e gliene va dato atto, ed i pochi veneziani rimasti immuni alla bedandbreakfastizzazione, con la solita pazienza quotidiana cercano, e non sempre riescono, di vivere come nulla fosse, o meglio, come tutto è ma che vuoi farci, Venezia è fragile eppure resistente, tutti ma proprio tutti vogliono passarci, strofinarci i piedi sopra, mangiarci un panino dentro, pisciarle addosso, magari in un cantuccio appartato con vista calle romantica e ponte dei sospiri.

  

Per concludere, per motivazioni redazionali più che personali, che tanto ancora ci sarebbe da scrivere su questo magnifico, splendido e misero Paese, un volo di immaginazione su tutto l’arco Alpino mi concede uno scenario magnificente che spazia dalle portentose cime dolomitiche che di rosa dipinte salutano il tramonto, fino alle valli occitane che ad ogni nuova alba si risvegliano nella loro selvaggia bellezza.

  

Poi d'un tratto è accaduto quel che è accaduto, il nemico Invisibile ci ha condotti tutti in un campo di battaglia sconosciuto, impervio, spaventevole che tutto questo sembra averci fatto dimenticare. E allora mi chiedo, se ci fosse un nuovo Caio Giulio Cesare, verrebbe, vedrebbe e, soprattutto, vincerebbe?

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