Dibba fa la quarantena allo stadio

Redazione

Di ritorno dall’Iran in piena crisi coronavirus va a vedere un derby

Alessandro di Battista era all’affollatissimo stadio di Belgrado in Serbia per vedere il derby. Da mesi gira in lungo e in largo l’Iran, un paese dove l’epidemia di coronavirus è fortissima. I numeri ufficiali dicono che i morti sono sessantasei e gli infetti millecinquecento, ma ci sono sospetti fondati che il regime iraniano stia mentendo e secondo i calcoli degli esperti i contagiati potrebbero essere più di quarantamila. Quindi alla pari con la Cina. La Bbc cita fonti ospedaliere e venerdì parlava di duecentodieci morti.

  

 

Il problema è che l’Iran ha continuato a permettere i pellegrinaggi, che spostano circa ventidue milioni di persone dentro il paese e due milioni e mezzo dall’estero. Il New York Times ha scritto che è la tempesta perfetta per un contagio di massa. Ci sono casi di contagiati anche dentro al governo iraniano e un parlamentare è morto. Molti viaggiatori sono stati trovati positivi dopo essere arrivati dall’Iran, per esempio 43 in Bahrein e 33 in Kuwait, e altri ancora in Iraq, Canada, Afghanistan, Libano, Oman e altri stati. Adesso, in ritardo, il governo iraniano ha cominciato a prendere contromisure come chiudere le università e sospendere le preghiere del venerdì. Questo spiega perché alcune aziende italiane hanno chiesto ai loro lavoratori di ritorno dall’Iran di sottoporsi a una quarantena volontaria di due settimane. Il rischio è considerato alto.

 

Eppure per qualche ragione non si riesce ancora a capire che arrivare dall’Iran è come arrivare dall’Hubei, la regione cinese più colpita dal coronavirus. Vale la pena di notare che l’Italia è in condizioni migliori dell’Iran anche se si prendono per buoni i numeri ufficiali forniti dal regime, ma molti paesi hanno deciso di bloccare l’ingresso agli italiani e altri li sottopongono a una quarantena obbligatoria. Di Battista di ritorno dall’Iran va a un derby allo stadio.

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